28 Ottobre 2025
Filippo Turetta, Fonte: Mattino Cinque
Si terrà lo stesso il processo d’appello per Filippo Turetta, il 23enne di Torreglia, nel Padovano, già condannato all’ergastolo per l’omicidio della ex fidanzata Giulia Cecchettin, avvenuto l’11 novembre 2023 a Fossò. Nonostante Turetta abbia rinunciato all’appello, inviando una lettera alla Corte d’Assise in cui dichiarava di accettare la pena senza richiedere attenuanti, la Procura generale di Venezia ha deciso di procedere comunque. Anche perchè, quella di Turetta potrebbe anche essere una strategia per chiedere permessi premio o libertà vigilata. L’obiettivo della procura è ottenere il riconoscimento delle aggravanti della crudeltà e dello stalking, escluse in primo grado dalla Corte d’Assise di Venezia.
La vicenda giudiziaria di Filippo Turetta non si chiude con la condanna all’ergastolo pronunciata lo scorso 3 dicembre dalla Corte d’Assise di Venezia. La Procura generale di Venezia, guidata da Federico Prato, ha infatti confermato la decisione di andare avanti con il processo d’appello, nonostante il 23enne avesse formalmente rinunciato a impugnare la sentenza. Turetta aveva scritto alla Corte una lettera in cui dichiarava di accettare integralmente la pena, senza chiedere sconti né attenuanti. Ad ogni modo, la rinuncia di Turetta all'appello non sarebbe un "segno di pentimento". Tutt'altro. Il ragazzo potrebbe anche aver preso questa decisioni in modo tale da trarne benefici, magari chiedendo permessi o uscite premio tra qualche anno, nonostante l'omicidio premeditato ai danni di Giulia Cecchettin.
Il nuovo processo d’appello si terrà il 14 novembre nell’aula bunker di Mestre, davanti alla Corte d’Assise d’Appello. A rappresentare la Procura saranno il procuratore generale Federico Prato e il sostituto Pasquale Mazzei. L’obiettivo dei magistrati è ottenere il riconoscimento delle aggravanti della crudeltà e dello stalking, che erano state escluse in primo grado.
In primo grado, i giudici avevano condannato Turetta all’ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal rapporto affettivo con la vittima, oltre che per sequestro di persona e occultamento di cadavere. Tuttavia, la Corte non aveva ritenuto configurabili le aggravanti della crudeltà e dello stalking. Secondo i magistrati di Venezia, il numero elevato delle coltellate — circa 75 — e i comportamenti ossessivi del giovane nei confronti della ex fidanzata sarebbero invece segni evidenti di un atteggiamento persecutorio e crudele.
La Corte d’Assise, nel motivare la sentenza, aveva invece sostenuto che le numerose coltellate non furono inferte “per far soffrire la donna, ma soltanto per la goffaggine di Turetta”, escludendo dunque la crudeltà. Quanto allo stalking, i giudici avevano rilevato che la vittima “frequentava liberamente il giovane nonostante i numerosi messaggi invasivi”, non ritenendo configurabile il reato.
L’eventuale riconoscimento delle aggravanti non modificherebbe la pena, l’ergastolo resta il massimo previsto dall’ordinamento.
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