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Milano, il delirio verde ha definitivamente preso il sopravvento: piste ciclabili fonte di danno

I milanesi, di rientro dalle vacanze, troveranno molte “simpatiche” novità viabilistiche

Di Andrea Migliavacca

24 Agosto 2021

Milano, il delirio verde ha definitivamente preso il sopravvento: piste ciclabili fonte di danno

Milano, città metropolitana, centro economico e culturale; teatro di numerose iniziative quali il salone del mobile, la settimana della moda, MI.TO, per citarne alcuni, ha sicuramente uno storico problema di inquinamento, legato al traffico, ma secondo i dati offerti dall’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente), i maggiori fattori inquinanti proverrebbero dal riscaldamento domestico e non dalle auto.

Tra le geniali soluzioni adottate per contrastare il fenomeno del congestionamento del traffico, oltre all’AREA B – simpatica definizione che discrimina chi non possa permettersi di acquistare una vettura più recente ed in teoria meno inquinante – ad alla precedente AREA C, quella che circoscrive il centro cittadino, si è pensato di stendere un tappeto rosso a biciclette e monopattini.

Un delirio ecologista che nell’assopito mese di Agosto ha indotto a modificare, in modo significativo, alcuni importanti snodi cittadini. Dietro una curva, magari percorsa per anni, con la sicurezza di non trovare ostacoli, compare improvvisamente una gimcana, che costringe il guidatore (di auto e moto) ad una inattesa manovra d’emergenza, per evitare l’impatto con un letale arredo urbano ferro-cementizio, o con un indisciplinato monopattinista, libero di sfrecciare contromano.

Colpa dell’automobilista (o del motociclista) che non ha avuto il tempo di avvedersi che quel tratto di strada, la cui viabilità è stata pericolosamente modificata, prevede – perché disegnato sul selciato compare un cerchio rosso in campo bianco – un anacronistico limite di velocità 30 km/h e in alcuni casi anche 15 km/h.  

I milanesi, di rientro dalle vacanze, troveranno molte “simpatiche” novità viabilistiche.

Eppure, come riferiscono le statistiche (la fonte è il Ministero dei Lavori Pubblici - Ispettorato Generale per la Circolazione e la Sicurezza Stradale), 3 incidenti su 4 si verificano in città ed è per questo che sono stati elaborati gli “Indirizzi Generali del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale” ed i Piani della Sicurezza Stradale Urbana (PSSU). Il primo capitolo di questo elaborato, intitolato il Problema, reca testualmente: “Gli incidenti possono avere la loro origine in uno dei seguenti fattori: l’ambiente stradale (infrastrutture e traffico), che può indurre l’utente in errore o impedirgli di prendere la giusta decisione, gli utenti della strada, il cui comportamento è una delle principali cause degli incidenti, e i veicoli, che influenzano sia la sicurezza attiva che quella passiva. Nelle aree urbane i fattori prevalenti risultano essere l’utente, e l’ambiente”. E poi continua: “Una delle principali cause dell’incidentalità è individuabile nei difetti delle infrastrutture esistenti che inducono errori di percezione dell’ambiente stradale da parte dell’utente o amplificano gli effetti di lievi distrazioni della guida”.

È nota a tutti la polemica sulla pista ciclabile di C.so Buenos Aires. Fuorilegge, per alcuni (a causa della sua ondivaga traiettoria), insensata per altri, perché ha ridotto drammaticamente la sede carrabile e limitato i posteggi. Il problema è risolto sostituendo i parcheggi con una più ampia carreggiata ciclabile.

Se, dunque, numerose erano già le insidie che le strade di Milano proponevano con discutibili varianti, soprattutto nei controviali delle circonvallazioni esterne, o deliranti curve a gomito, degne dei più spericolati circuiti agonistici, oggi ci si dovrà confrontare la dilagante crescita di piste ciclabili, che talvolta finiscono nel nulla e talaltra impongono pericolose svisate, a causa dell’assenza di scivoli che offrano continuità al percorso. Queste iniziative avranno tenuto conto dei Piani della Sicurezza Stradale Urbana?

Di Andrea Migliavacca.

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