06 Febbraio 2026
Vittorio Emanuele di Savoia, Principe di Napoli
Tatler, la blasonata rivista britannica, si occupa dei Savoia in un articolato servizio giornalistico sulla vita movimenta di Vittorio Emanuele, definito “figura di scandali e loschi affari”
Vittorio Emanuele di Savoia, Principe di Napoli, visse gran parte della sua vita in esilio, dopo l'abolizione della monarchia, e divenne una figura di scandali e loschi affari. Morì poco prima del suo 87° compleanno, il 3 febbraio 2025, lasciando la moglie Marina, che gli è stata accanto tutta la vita, ed il figlio Emanuele Filiberto, che ha sempre cercato di mettere le toppe alle numerose gaffes del padre. Nato a Napoli nel 1937, unico figlio maschio di Re Umberto II d'Italia e della Principessa Maria José del Belgio, il Principe Vittorio Emanuele fu esiliato dall’Italia all’età di 9. Alla sua nascita, a Vittorio Emanuele fu conferito il titolo di Principe di Napoli. Suo nonno, Vittorio Emanuele III, aveva governato l'Italia durante il periodo fascista di Mussolini e la famiglia rimase indelebilmente segnata dal suo legame. Dopo l’abdicazione di Vittorio Emanuele III, il figlio Umberto II, diventò Re per meno di un mese, fino al 2 giugno 1946, quando il referendum monarchia-repubblica sancì la sconfitta della Corona. Mentre la nuova Repubblica italiana emergeva dalle devastazioni della guerra, un articolo della sua Costituzione proibiva ai re di Casa Savoia, alle loro mogli e ai discendenti maschi di mettere piede sul suolo italiano. Umberto II decise di stabilirsi in Portogallo, come aveva fatto il suo avo Carlo Alberto. Mentre Maria José e i figli si trasferirono in Svizzera. I rapporti di Vittorio Emanuele con il padre si fecero sempre più tesi, anche per le relazioni sentimentali del figlio ritenute non consone ad un principe ereditario, seppur senza trono. Ciò costrinse Umberto a valutare la possibilità di dichiarare suo erede il cugino di terzo grado Amedeo di Savoia, Duca d'Aosta (anziché Vittorio Emanuele), una mossa che irritò profondamente il giovane Principe. Le tensioni tra padre e figlio esplosero nel 1969, quando Vittorio Emanuele si dichiarò Re in virtù del fatto che suo padre aveva acconsentito al referendum. In seguito, incrementò l’arrabbiatura del padre sposando Marina Doria, una campionessa svizzera di sci acquatico. Dopo che suo padre gli tagliò le entrate, Vittorio Emanuele di Savoia dovette usare il suo ingegno per guadagnarsi da vivere autonomamente lavorando come intermediario di elicotteri per lo Scià di Persia, all’epoca l’uomo più influente e ricco del mondo, che comprava mezzi e armi per il suo Paese dall'azienda italiana Agusta. Grazie ai suoi affari, Vittorio Emanuele poté sposarsi con Marina Doria in occasione delle celebrazioni per il 2500° anniversario della monarchia iraniana. La festa di anniversario nel deserto divenne nota come la più lussuosa di tutti i tempi, a cui parteciparono reali da tutto il mondo. La reale entità della ricchezza di Vittorio Emanuele era un mistero. Ma, giunto alla mezza età, Vittorio rimaneva ancora nell'ombra. I monarchici avevano cercato di dipingerlo come una figura affascinante, ma l’esilio lo aveva reso irascibile. Trasudava un'aria di impotenza, e persino sua sorella Maria Gabriella lo descriveva come avido di potere e ossessionato dal denaro, privo di personalità. Il divieto di ingresso in Italia per i Savoia maschi fu revocato solo nel 2002, e Vittorio Emanuele e suo figlio Emanuele Filiberto fecero un ritorno in Italia a lungo atteso. Nel Natale di quell'anno, Vittorio Emanuele tornò in patria per la prima volta in 55 anni. Durante il viaggio di tre giorni, ebbe un'udienza con Papa Giovanni Paolo II, ma durante una passeggiata a Napoli, ci fu un parapiglia con i manifestanti senza casa. Ovviamente Vittorio Emanuele non c’entrava niente. Gli anni di soggiorno in Italia furono sostanzialmente tranquilli, se non fosse per alcuni affari andati male con personaggi del tutto discutibili. Fu addirittura arrestato per sfruttamento della prostituzione e induzione al gioco d’azzardo, ma tali accuse vennero presto archiviate e il principe riuscì ad avere anche un risarcimento per danni materiali e d’immagine subiti durante la detenzione in carcere, durante la quale, però, gli scappò detto che aveva sparato e ucciso il giovane tedesco Dirk Hamer sull’isola francese di Cavallo. Frasi bisbigliate ai suoi compagni di cella, registrate con le telecamere di sorveglianza, con nessuna conseguenza giudiziaria. Il processo ormai era archiviato, il principe assolto, pertanto non vi furono conseguenze giudiziarie, ma solo una pessima figura davanti all’opinione pubblica italiana. Nel 1978, Vittorio era in vacanza sul suo yacht vicino alla Corsica, quando notò che il gommone del figlio Emanuele Filiberto era stato rubato. Sospettando un ladro, salì sul ponte della barca con un fucile. Dopo aver individuato il gommone legato a un'altra imbarcazione vicina, partì per affrontare i presunti ladri. Mentre qualcuno emergeva sul ponte dell'altra imbarcazione, sparò loro, ma mancò il bersaglio, colpendo un adolescente tedesco che dormiva sul ponte di una barca vicina. Il ragazzo, Dirk Hamer morì per le ferite riportate. Vittorio Emanuele si assunse la responsabilità civile per la morte, ma un'indagine penale francese si protrasse per un decennio. Fu accusato di omicidio colposo nel 1991 e successivamente assolto dal tribunale delle Assise francesi. Una faida familiare riportò il Principe alla ribalta nel 2004, quando litigò – in modo piuttosto energico – con il cugino Amadeo, durante una cena organizzata dal Re di Spagna per le nozze del Principe Filippo. Il problema con il cugino Amadeo concerneva i diritti di successione al trono d’Italia ed il ruolo di capo di Casa Savoia. Durante la cena, Vittorio Emanuele colpì Amedeo d’Aosta con un pugno in faccia – due volte – facendolo cadere da una rampa di scale. Sanguinante ovunque, il Duca fu soccorso dall'ex Regina di Grecia. Il Principe si ritrovò nei guai nel 2006, quando fu arrestato con l'accusa di associazione a delinquere, corruzione e prostituzione per un casinò. Le accuse furono poi archiviate. Come dicevamo prima, la pretesa di Emanuele alla guida di Casa Savoia rimane contestata dall’attuale Duca d’Aosta Aimone di Savoia, sposatosi con la Principessa Olga di Grecia e padre di tre figli, di cui uno si chiama, scherzo del destino, proprio come il prozio, Umberto di Savoia, considerato da molti monarchici italiani come il successore di casa Savoia. Come suo padre, Emanuele Filiberto crebbe in esilio, sebbene sia tornato in Italia dopo la revoca del divieto nel 2002. È sposato, anche se separato, con l'attrice francese Clotilde Courau, dalla quale ha due figlie, Vittoria e Luisa. La Principessa Vittoria è una delle giovani reali più glamour d'Europa; nel giugno 2023, Emanuele Filiberto annunciò la sua intenzione di abdicare all'ipotetico trono in favore della giovane Vittoria. Le ultime polemiche sono di alcuni giorni fa, quando Emanuele Filiberto ha ammesso di aver varcato più volte, insieme al padre Vittorio Emanuele, il confine italiano, nonostante la legge costituzionale di esilio, per andare a cenare e fare shopping in Italia. «L'esilio fu violato più volte. In Italia io e papà andavamo a cena, i carabinieri ci salutavano, c'erano anche politici». Alla domanda sui controlli, Emanuele Filiberto, senza far trasparire nessun imbarazzo, ammette «I carabinieri salutavano. Proprio il saluto militare». Scene quotidiane, racconta, tra tavolate, piatti tipici e incontri informali. Il testo è liberamente ispirato all'articolo apparso questa settimana sulla patinata rivista britannica Tatler https://www.tatler.com/article/vittorio-emanuele-of-savoy-death
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