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L’Islam più duro va in crisi se si tratta di soldi: l’Arabia Saudita scopre l’alcol selettivo, potranno bere gli stranieri ricchi

Il prezzo del petrolio, più basso rispetto al passato, fa miracoli: l’Arabia Saudita ha sempre descritto l’Occidente come uno spazio di eccessi, promiscuità e alcolismo ma ora...

05 Febbraio 2026

L’Islam più duro va in crisi se si tratta di soldi: l’Arabia Saudita scopre l’alcol selettivo, potranno bere gli stranieri ricchi

Dal 1952 l’Arabia Saudita vieta il consumo e la vendita di alcol, senza distinzioni tra musulmani e non musulmani. La legge coranica ha sempre imposto la linea dura, che ha contribuito a costruire l’immagine del Regno Saudita come di uno spazio impermeabile ai costumi occidentali. Adesso questa immagine viene meno: a Riad, nel cuore del quartiere diplomatico, un negozio anonimo vende birra, vino e superalcolici a una platea selezionata di stranieri facoltosi, ha raccontato in queste ore alla BBC il giornalista economico Sameer Hashmi, esperto di Medio Oriente e specializzato in business, economia e attualità nel territorio.

E' una svolta storica. Bisogna ricordare che il Regno consente l’accesso solo a residenti stranieri non musulmani, con un reddito elevato o con un permesso di residenza Premium. In Arabia Saudita l’ingresso e soprattutto la permanenza qualificata non dipendono solo dal visto, ma da criteri economici molto chiari, pensati per attrarre capitale, competenze e profili ad alto reddito (11.000 euro mensili o almeno circa 23.000 annuali per l’iniziale accesso): manager, investitori e professionisti specializzati.

Il negozio di alcolici sorge dentro un complesso senza insegne, lontano dagli sguardi dei sauditi ma tutti lo sanno. Il contesto è ovattato: le guardie verificano l’identità della persona all’accesso, così come la religione e lo status di residenza, sigillano i telefoni prima dell’ingresso finale e permettono l’acquisto. Il prezzo di una bottiglia di whisky supera quello dei mercati europei, ma resta inferiore al mercato nero locale, dove l’alcol esiste e viene venduto di nascosto a tutti a loro rischio e pericolo.

Non c’è niente di ufficiale ma è così. Il principe ereditario Mohammed bin Salman guida da anni una trasformazione che include cinema, concerti, grandi eventi sportivi e nuove libertà per le donne. Mohammed bin Salman (MBS) lo si ricorderà come al centro di uno dei casi più discussi dell’ultimo decennio legati alla libertà di stampa e ai diritti umani, dopo la morte, per mano di funzionari dello Stato, del giornalista saudita Jamal Khashoggi, critico con la leadership del Regno.

Ma la vendita controllata di alcol rappresenta la scelta più delicata di sempre. L’Arabia Saudita ha sempre descritto l’Occidente come uno spazio di eccessi, promiscuità e alcolismo. Da oggi quello stesso Stato accetta l’alcol come strumento economico purché resti confinato tra élite straniere. La distinzione non separa più il lecito dall’illecito, ma i ricchi dai non ricchi, gli stranieri dai locali.

Il progetto Vision 2030 ha spinto il Paese verso il turismo e gli investimenti internazionali. Nel 2024 l’Arabia Saudita ha accolto quasi 30 milioni di visitatori. Il governo punta a raggiungere i 70 entro il 2030. Expo e Coppa del Mondo hanno rafforzato questa strategia: il prezzo del petrolio, più basso rispetto al passato recente, ha imposto nuove rotte economiche. L’industria dell’ospitalità è terreno utile e anche l’alcol può essere accettato per raggiungere i numeri che si desiderano.

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