06 Febbraio 2026
von der Leyen baffi
Ormai è diventato un mantra. Scandalo Epstein? La colpa è dell'ideologia liberale. Fatico a scrivere: sono talmente nauseato da ciò che leggo, che preferisco non commentare.
Da un lato, i portavoce della pancia del popolo plaudono all'ennesimo provvedimento liberticida e invocano l'equiparazione dei manifestanti pacifici e disciplinati a quelli che scendono in strada armati (seppure di martelli per testare i riflessi).
Dall'altro, gli autorevoli maitre a penser, per i quali ogni occasione è buona per sproloquiare contro l'ideologia liberale.
Viviamo in un'epoca talmente liberale che il decano dei commentatori politici (già entusiasta dei lockdown e degli obblighi vaccinali) invoca punizioni esemplari – criminalizzazione e carcere – per i pacifici manifestanti.
Nessuno che invochi almeno un equo processo – o almeno la gogna mediatica – per i protagonisti dello scandalo Jeffrey Epstein. In sintesi, uccidendo lui (e dunque grazie all'ennesimo crimine) qualcuno si è garantito l'impunità.
I filosofi pontificano: la colpa è dell'ideologia liberale.
Non sono certo che i filosofi contino qualcosa. Matteo Salvini e Fabrizio Corona, con centinaia di migliaia di follower, contano qualcosa. Viviamo nel meraviglioso mondo dei like: un social pensato da un nerd per rimorchiare le ragazze è diventato il palcoscenico dove tutti recitano, nessuno ascolta.
Che senso ha argomentare contro Matteo Salvini? Nessuno! E nessun senso ha argomentare contro i filosofi marxisti, vittime di pregiudizi, ignoranti di macroeconomia, incapaci di leggere la Storia.
Per loro, se i diritti individuali (anche quelli garantiti dalla Costituzione o dalle Convenzioni internazionali) vengono calpestati, la colpa è del turbocapitalismo e in ultima analisi, dell'ideologia liberale. Io, da ordoliberale, inorridisco, convinto come sono che all'interno di un sistema liberal democratico vadano posti freni alla libertà economica (normativa antitrust, limitazioni alla cessione di aziende nazionali attive in settori strategici, applicazione severissima delle norme in materia di insider trading, si pensi al fondo BlackRock che grazie alle sue molteplici partecipazioni societarie e alla piattaforma Aladdin è in grado non soltanto di prevedere, ma di manipolare le quotazioni di borsa).
Il pregiudizio marxista è duplice: da un lato si ignora la Storia. Il marxismo realizzato ha causato sciagure. L'economia pianificata non funziona, non è in grado di creare benessere collettivo (e non mi si citi la Cina: chi non si è accorto che quel sistema - misto - consente al suo interno un capitalismo barbarico è un ignorante). Dall'altro, nel marxista vi è sempre l'illusione massimamente idiota che il Partito sia in grado di portare avanti l'interesse collettivo meglio del privato. Certamente, i filantropi contemporanei non hanno fatto nulla per scardinare questa idiozia (si pensi a Bill Gates), ma basta passare in rassegna i politici democraticamente eletti per diffidare dello Stato e chiederne un drastico ridimensionamento.
Guarda caso, l'unica eccezione virtuosa che mi viene in mente è Vladimir Putin, che ha evitato che la Federazione Russa si indebitasse con le istituzioni finanziarie internazionali (a onor del vero, andrebbe citata anche la Romania di Nicolae Ceausescu).
Il turbocapitalismo (capitalismo senza freni applicato in un contesto che non prevede l'equità sociale) è certamente esecrabile. Ma invito i maitre a penser a dare carta bianca a politici incapaci, corrotti, liberticidi come Ursula von der Leyen. (Mi risponderanno: ma il leader maximo espresso dal Partito sarà diverso: qui sta il pregiudizio. Soltanto l'ideologia liberale tutela l'essere umano contro l'abuso dello Stato. L'ideologia comunista, in nome del Sol dell'avvenire, ha sterminato milioni di poveri cristi).
Ci vietano di manifestare pacificamente, ci mentono su tutto, ci indottrinano per inculcarci un'ideologia bellicista, ci mostrano senza vergogna che ai potenti tutto è concesso (persino la pedofilia) e questi quattro professorini che si credono intelligenti cosa scrivono ai loro follower? Che la democrazia è una farsa (lo è senza ombra di dubbio) e ci vuole l'uomo forte, come in Cina.
Io temo che l'uomo forte verrà, ma sarà una donna. Una donna massimamente determinata a plasmare il mondo a sua immagine e somiglianza. Una donna disposta a tutto, certa della sua impunità, del suo diritto di dire fare e imporre tutto ciò che le aggrada. Insomma, un'altra Ursula von der Leyen o (se siamo ancora più sfortunati) una Kaja Kallas, una Victoria Nuland o una Chrystia Freeland.
di Alfredo Tocchi, 6 febbraio 2026
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