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Benedetto Croce

Joe Colombo ci hai insegnato il Futuro
a cura di Ignazia Favata
GAM galleria d'Arte Moderna 24 Maggio-4 Settembre 2022

Intervista esclusiva per Il Giornale d’Italia a Ignazia Favata Alter Ego di Joe Colombo

Di Tiziana Lorenzelli

15 Maggio 2022

Il designer, quindi, non disegnerà più solo con la matita, ma creerà con la collaborazione di tecnici, scienziati, professori e dottori e, in un futuro abbastanza immediato, con un cervello elettronico. (Joe Colombo)

“Joe Colombo era un genio assoluto. Si interessava di tutto, approfondiva e disegnava con idee estremamente innovative, negli anni ’50 progettava già le città futuribili a strati, delineando i principi dell’urbanistica in anticipo sui tempi.

Non parlava molto ma disegnava tantissimo, si esprimeva col disegno, definiva tutti i particolari costruttivi in maniera meticolosa.

Era continuamente al lavoro, iniziava un progetto poi gli veniva un’altra idea e passava ad un altro, era impossibile riuscire a stargli al passo. Iperdinamico, faceva tantissime cose contemporaneamente, era anche uno sportivo. Guardava sempre avanti, ogni visione veniva catturata e proiettata verso il futuro, la sua immaginazione era fervida e vedeva ogni oggetto in evoluzione, immaginava come si trasformasse nel futuro.

(Chissà quanto avrebbe fatto e che cambiamenti avrebbe apportato se fosse vissuto più a lungo…)

Ho conosciuto Joe Colombo in Triennale dove gestivo a livello organizzativo la Triennale del 1968, detta della Contestazione, con un padiglione dedicato a questo tema che poi ne ha causato l’intera occupazione.

Ci aveva presentati il Preside della Facoltà di Architettura Carlo de Carli, decantando le mie doti di grande lavoratrice e di organizzatrice e Colombo mi propose di lavorare da lui per dirigere lo studio.

Avevo 24 anni, laureata in Architettura, con buona cultura ma il mondo del design tutto da scoprire.

Chiamata per dirigere il suo studio ero anche l’assistente di Joe Colombo; lui mi passava degli schizzi da mettere in bella, bisognava capire se le proporzioni dell’oggetto definite in dettaglio corrispondevano a ciò che lui aveva in mente e che poi elaborava, dopo la sua approvazione e le modifiche sistemavo meglio questa prima stesura per passarla ai disegnatori che all’epoca erano indispensabili. Oggi questa figura è quasi scomparsa, i giovani architetti fanno tutto, era un modo di verso di lavorare, come Colombo aveva preannunciato il computer ha sostituito alcune fasi del lavoro.

Io facevo un lavoro intermedio tra l’idea e il prodotto finito e col tempo quando lui era via lo sostituivo in tutto e gli portavo avanti lo studio.

Uno dei primi lavori di cui mi sono occupata è stato la creazione dell’archivio. All’epoca l’archivio era fatto di lucidi che andavano srotolati, per poter capire che argomento riguardassero, e per trovare qualcosa dovevi srotolarli tutti. Studiandoli dopo l’orario di lavoro e leggendoli uno ad uno, li ho catalogati per argomenti dando un numero progressivo, cosa che poi mi è stata di grande aiuto per ritrovare vecchi progetti che abbiamo rieditato. Studiare i disegni in scala 1:1 mi è stato prezioso anche per capire il metodo di lavoro e l’ingegnerizzazione del prodotto di Colombo, che era un vero genio del dettaglio.

In questo modo ho imparato tutti i particolari del design e di tutte le componenti che venivano progettate ad hoc, perché non c’era ancora una minuteria metallica avanzata, non c’era varietà e Colombo disegnava tutto, cerniere, giunti e quindi creava da sé i suoi pezzi.

Quando è mancato Joe Colombo, nel 1971, per due anni ho ultimato tutti i lavori in sospeso con l’ufficio perfettamente funzionante, in seguito abbiamo dovuto trasferirci ma ho continuato a occuparmi del suo studio e del suo archivio fino ad oggi come una missione, parallelamente al mio lavoro da architetto.

Quando abbiamo chiuso l’ufficio, mi sono resa conto che non avrei potuto lavorare come designer e competere in qualche modo con questo grande maestro, quindi mi sono dedicata all’architettura e occupandomi di tutto, di progettazione, di gestione, di costi, di dettagli, sono riuscita ad avere clienti importanti e fidati anche di due generazioni, che continuo a seguire; uno dei progetti sicuramente più impegnativi e di cui sono fiera è quello della Dogana di Milano, purtroppo fermato da tangentopoli.

Questi ultimi anni hanno visto un grande fermento dell’interesse sul lavoro di Joe Colombo, solo durante il lockdown abbiamo chiuso cinque contratti di prodotti inediti tratti dal suo archivio che verranno messi in produzione. Ogni anno perviene la richiesta di qualche prodotto, completamente inedito o rieditato che recupero in ogni dettaglio grazie all’archivio che avevo impostato decenni fa.

Contemporaneamente mi è stato chiesto di scrivere il libro e la mostra che si inaugura prossimamente.” Arch. Ignazia Favata

Joe Colombo

Nel 1954 installa alla Triennale di Milano le Edicole Televisive, dove apparecchi Zenit diffondevano immagini e le persone potevano seguire trasmissioni informative; appassionato di jazz, insieme agli artisti Enrico Baj e Sergio Dangelo, arreda lo storico Jazz Club Santa Tecla con un collage di manifesti e manichini disintegrati che pendevano dal soffitto: comincia così il percorso straordinario di Joe Colombo (1930 – 1971) - sempre alla ricerca di nuove tecnologie e materiali, al confine tra formazione artistica e industriale - non a caso definito il profeta del design.

A lui e alla sua incontenibile fantasia proiettata nel futuro, è dedicata la mostra CARO JOE COLOMBO, CI HAI INSEGNATO IL FUTURO a cura di Ignazia Favata e organizzata da Suazes con la Galleria d’Arte Moderna di Milano e l’archivio Joe Colombo, che dal 24 maggio al 4 settembre 2022 porta nelle sale della GAM Galleria d’Arte Moderna di Milano l’evoluzione della sua storia e il suo costante interesse verso nuove forme di progresso.

 Il percorso espositivo parte dalle prime esperienze degli Anni Cinquanta, dall’adesione al Movimento Arte Nucleare e la prima progettazione della Città Nucleare in cui troviamo già una città residenziale e una sotterranea con automobili, servizi, magazzini e metropolitana.

La morte del padre e il suo necessario coinvolgimento nell’azienda di famiglia, lo portano a un cambiamento radicale con l’abbandono del mondo artistico e l’incontro con quello industriale, ma l’esperienza si rivela cruciale per Colombo, che impara tecniche costruttive, di produzione e incontra i nuovi materiali plastici. Dopo qualche anno, infatti, cede l’attività e apre il suo primo studio a Milano.

 Gli anni Sessanta si aprono con il premio IN-ARCH per il controsoffitto in metacrilato nell’Albergo Continental a Platamona in Sardegna (1964), e la progettazione con il fratello Gianni della sua prima lampada Acrilica per O-Luce con cui vince la medaglia d’oro alla XIII Triennale di Milano (1964).

 La capacità di astrazione sviluppata nei primi anni di attività e la successiva concretezza sviluppata nel suo periodo aziendale, lo portano a proporre oggetti di design con forme e materiali nuovi e con idee innovative sui modi di vivere del futuro.

 La passione per la meccanica, il suo non sentirsi vincolato dai contesti architettonici che lui immagina sempre più piccoli e trasformabili, insieme ai suoi studi di ergonomia e psicologia, lo portano a realizzare progetti radicalmente innovativi come il Sistema Programmabile per Abitare, monoblocchi polifunzionali come la MiniKitchen per Boffi ed il Box 1 per La Linea arrivando anche a proporre Habitat Futuribili come Visiona 1 per Bayer, il Total Furnishing Unit per MOMA, o la sua stessa casa in Via Argelati a Milano.

Cartella stampa a cura di Lara Facco  

La mostra è accompagnata dal catalogo Joe Colombo. Designer. Catalogo Ragionato 1962 – 2020 edito da Silvana Editoriale.

 

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