Domenica, 25 Luglio 2021

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Benedetto Croce

Michele Tombolini, con la Cris Contini Contemporary svelato il nuovo progetto artistico “X Square”

A Mestre, nella Piazzetta di Calle Legrenzi, svelata la nuova installazione scultorea di Michele Tombolini. L'intervista con il Giornale d'Italia

Di J. Muller

19 Giugno 2021

L'arte di Michele Tombolini è un grido che si solleva squillante, a maggior ragione quando una "X" sbarra le labbra delle sue figure innocenti.  Tombolini sprigiona significati, denuncia attraverso una iper-semioticità manifesta. Le sperimentazioni, gli accostamenti inediti, le figure simboliche e i colori violenti non si limitano a ricalcare una mera estetica pop, ma invocano giustizia sociale.
L'arte come strumento di denuncia, veicolo privilegiato per porre le cose "davanti agli occhi", per squarciare, per disturbare, per perturbare, per creare sobbalzamenti, per dar voce agli invisibili e a coloro i quali (come le vittime di violenza) di voce non ne hanno più.
L'emarginazione, la prostituzione minorile, la condizione dei migranti, la povertà: queste le tematiche scomode che l'artista veneto affronta attraverso la sua social pop-art.
In una Venezia pronta a ripartire con una Piazza San Marco ancora semivuota dove si amplifica l'eco dei passi e la bellezza maestosa, con qualche celebre bar ancora con le serrande abbassate e la laguna sferzata da battelli che accompagnano piccole comitive di turisti in visita alla Biennale, Michele Tombolini insieme a Cristian Contini e Silvia Peruzzo Meggetto hanno presentato un'opera di speranza.

VIDEO-X Square, svelata l'installazione di Tombolini a Mestre

Nella piazzetta di Calle Legrenzi a Mestre sorgerà infatti l'installazione scultorea dell'artista: un calco della sua mano destra che si vorrebbe replicare in varie piazze del mondo, con l'idea di imprimere una connessione e moltiplicare il buon auspicio dopo un momento tragico che ha colpito tutti gli abitanti della terra. 
In resina coperta da foglia d’oro, la scultura è alta 180 cm e larga 90 cm e raffigura due grandi dita incrociate: un simbolo comprensibile da tutti e allo stesso tempo onnicomprensivo che vuole infondere ottimismo per ripartire e per lasciarsi alle spalle la pandemia da Coronavirus. L'arte di Tombolini d'altronde ha la capacità di proiettarsi quasi naturalmente verso il futuro, come ben emerge dalle parole dell'artista al Giornale d'Italia.

"X" come censura: Michele Tombolini racconta al Giornale d'Italia il suo percorso artistico e le sfide post-pandemia

VIDEO-Michele Tombolini presenta X Square:"Con la mia arte voglio donare un messaggio positivo"


Come hai vissuto dal punto di vista artistico questo periodo complicato?

Se si pensa al commercio dell'arte è un periodo difficilissimo. Personalmente ho approfittato per sviluppare molte idee,
tanto che posso dire che in questo periodo di pandemia ho fatto le cose più importanti dal punto di vista artistico. 
Ho iniziato installando una "X" adesiva sul murale di Bansky a Venezia: un intervento emozionante che ovviamente non rovinava l'opera dell'artista, che apprezzo moltissimo, ma che voleva mettere un ulteriore accento sul problema dei migranti. Adesso questa scultura che raffigura la mia mano destra con le dita incrociate; penso sia un messaggio giustissimo adesso come augurio per un futuro di ripresa. Si tratta di un segno internazionale, vorrei infatti portare questa scultura in varie parti del mondo in segno di speranza.


La "X" è diventata una cifra stilistica e simbolica che ti contraddistingue. Qual'è il suo significato?

"La "X" per me rappresenta la censura, che è ovunque. Ho incominciato con il murale di Berlino "Butterfly": da una parte l'impossibilità di parlare e dall'altra la raffigurazione della libertà attraverso le ali. Cerco sempre di dare un messaggio positivo nelle mie opere. L'incrocio delle dita nella scultura che sveleremo riprende un pò la "X", perchè anche nel Covid qualche censura c'è stata...

Ti definisci un'artista concettuale più che pop. Puoi raccontarci il tuo percorso artistico?

Penso che per un'artista sia importantissimo ricercare molto. Come maestro io ho Picasso, che ho sempre ammirato per la sua capacità di ricercare. Ho iniziato con il primitivismo ed ero molto vicino ad una pittura materica, ma anche alla street art di Basquiat e Keith Hering. Poi con il passare del tempo, dopo due anni a Berlino, ho sperimentato un connubio tra pittura, stencil e street art per arrivare poi appunto al mio simbolo con la "X". Ho definito io la mia arte social pop perchè parla di tematiche attuali urgenti, dando però un segnale di ottimismo e non di negatività. 

Al Salotto di Milano dal 24 giugno inaugura "Arazzi Animalier", tua personale che racchiude gran parte del percorso che ci hai raccontato. Ci puoi anticipare qualcosa?

In questa mostra il rapporto tra persona e società sarà indagato attraverso figure animalesche. Cerco di dare messaggi non troppo diretti nelle mie opere, che però lascino pensare. Al Salotto di Milano porterò ad esempio un quadro intitolato "The Future" che raffigura un giovane ragazzo con la testa di asino, potrebbe sembrare una cosa negativa eppure anche qui
il messaggio è un invito a riflettere e a pensare l'asino come a una figura che traina.

Parlando di futuro, quali pensi possano essere le sfide per il mondo dell'arte nell'era post-covid?

Penso che sarà davvero come il dopoguerra: dei cambi repentini e grandi innovazioni. Riprenderà sicuramente tutto alla grande, e quindi penso che occorre cercare di vedere dopo la pandemia. Credo che gli artisti che riusciranno a captare questa possibilità possano fare qualcosa di davvero interessante.

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