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Benedetto Croce

Biennale di Venezia: alla scoperta dei padiglioni e delle mostre da non perdere

La 17a Mostra Internazionale di Architettura si tiene a Venezia, ai Giardini ed all’Arsenale dal 22 maggio al 21 novembre

Di Carlo Pilo di Boyl

05 Giugno 2021

Si è aperta a Venezia la 17a Mostra Internazionale di Architettura, con tutto l’entusiasmo proprio della prima grande rassegna delle arti a tenersi “in presenza” dopo la traversata nel deserto della pandemia.

Posticipata di un anno e con 112 partecipanti da 46 paesi, nonostante alcune defezioni, la rassegna è curata dall’architetto americano di origini libanesi Hashim Sarkis che ha proposto il tema “How will we live together”.

E’ una Biennale di Architettura in cui l’architettura dialoga, anche con qualche eccesso di ideologia e di compiacenza verso tematiche mainstream, che talvolta offuscano l’originalità della ricerca, con l’ecologia, la biologia e la filosofia, avvicinandosi sempre più alla sua sorella maggiore, la Biennale di Arte, con installazioni e narrazioni che sorprendono chi possa immaginare una noiosa esposizione di maquette e disegni.

Biennale di Venezia, un giro tra i padiglioni 

Nella Sezione “Giardini”, il padiglione Svizzera presenta una articolata ricerca sui confini svizzeri e sulle aree di frontiera, sulla loro artificialità e sulla loro natura di spazi di dialogo.

Poetica la proposta del padiglione Danimarca, con una installazione che riflette sull’acqua come elemento di connessione tra uomo e natura. L’acqua piovana viene raccolta, filtrata e fatta circolare nel padiglione fino ad annaffiare piccole piante officinali che, seccate all’aria di Venezia, sono usate per la preparazione di tisane da offrire ai visitatori.

Il padiglione Giappone racconta la vita e la crescita di una casa giapponese nel corso degli anni, come specchio della vita e della crescita di una famiglia. La casa, salvata dalla mera demolizione, è stata smontata in pezzi numerati e trasportata a Venezia per essere esposta nel padiglione. Il suo viaggio però non finirà lì...

Gli Stati Uniti d’America raccontano la storia del “balloon frame”, la tecnica costruttiva lignea a graticcio, essenziale e democratica, funzionale allo sviluppo del cosiddetto paese delle opportunità.

Nella Sezione “Arsenale” diversi sono i paesi “emergenti” che offrono una proposta coerente e che dimostra la loro determinazione nel presentarsi al mondo in questa vetrina. Ciò è vero in particolare per i paesi arabi, come ad esempio gli Emirati Arabi Uniti, che presentano una ricerca finalizzata  a sostituire il cemento con materiali più ecocompatibili, come i liquidi di scarto dei processi di desalinizzazione per la produzione di acqua, o l’Arabia Saudita, con una interessante analisi storica e architettonica dei luoghi di quarantena per i pellegrini ai luoghi santi dell’Islam.

Da non mancare la nuova installazione di Giuseppe Penone di fronte alla Tesa delle Vergini, la orizzontalità dell’acqua e della laguna dialoga con la verticalità dell’albero che cresce e sfida la gravità nutrendosi di luce.

Diverse anche le proposte interessanti in città.  Il Padiglione Libano al Magazzino del Sale prende ispirazione dai contorti olivi millenari della regione di Bchaaleh, oggetto di una bella serie di fotografie in bianco e nero ed in particolare di un suggestivo video notturno. Mentre il vento che ne muove i rami riporta al momento presente ed alle molteplici difficoltà che questo piccolo paese sta vivendo, i loro antichi tronchi contorti e le loro radici che affondano nell’arida terra invitano a prendere distanza dagli eventi presenti con fiducia e speranza nel futuro. Il Libano e la esplosione del 4 agosto 2020 sono anche il tema della intensa installazione di TSakhi Studio ai Giardini della Marinaressa, nel contesto dell’iniziativa European Cultural Center. Le architette, in una installazione che è anche una performance, hanno raccolto, riscritto personalmente e condiviso 2’000 lettere in cui, a seguito della devastante esplosione, si esprime con grande intensità speranza, rabbia, nostalgia, disillusione, stanchezza e un profondo amore per il proprio paese.

 

A Punta della Dogana la Collezione Pinault presenta una monografica sul mitico artista americano Bruce Nauman e ciò in occasione della acquisizione della performance “Contrapposto Studies I through VII”. In questa performance l’artista ne rivisita una precedente del 1968, ispirata alla tecnica rappresentativa del contrapposto derivante dalla scultura classica, ricorrendo a mezzi tecnologici più sviluppati e mostrando anche le modifiche che il tempo ha portato al suo corpo.

A Fondazione Prada la mostra “Stop Painting” curata dall’artista svizzero Peter Fischli indaga i dubbi e le difficoltà connesse al superamento del concetto tradizionale di pittura.

A Palazzo Grimani, perla rinascimentale nel cuore della laguna, monografica di George Baselitz. Da non perdere mai la mitica tribuna Grimani, con la collezione di statue greche e romane fatte installare da Giovanni Grimani nel 1558, in una straordinaria scenografia marmorea ispirata al Pantheon di Roma.

Alla Fondazione Querini Stampalia, nota per gli interventi dell’architetto Carlo Scarpa, fotografie di Luigi Ghirri dialogano con poesie di Andrea Zanzotto, incontro tra due poeti della pianura e della campagna.

All’Espace Culturel Louis Vuitton, un piccolo interessante confronto tra gli architetti Frank Gehry e Charlotte Perriand. Interessanti le leggere strutture modulari prefabbricate realizzate dalla Perriand come rifugi di montagna, sua grande passione.  

Infine, all’isola di San Giorgio, nella palladiana basilica omonima, l’artista engadinese Not Vital installa “House to Watch the Sunset”, una grande struttura metallica di 13 metri di altezza, una costruzione creata dall’uomo non per uno scopo pratico, ma meramente poetico, la contemplazione del tramonto, che può essere seguito man mano che il sole scende, salendo di piano in piano.

La 17a Mostra Internazionale di Architettura si tiene a Venezia, ai Giardini ed all’Arsenale dal 22 maggio al 21 novembre, www.labiennale.org.

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