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Vico Magistretti, architetto milanese: l'esposizione alla Triennale di Milano

Boeri: “ Mendini intitola un suo disegno 'Il folle (impossibile) desiderio di imitare Magistretti', frase che riassume il senso della mostra"

Di Tiziana Lorenzelli

10 Maggio 2021

Chissà cosa avrebbe pensato uno dei Maestri di Architettura più raffinati di Milano nel sentire la parola Blow up riferita all’allestimento della mostra del suo centennale. In effetti sembra molto vicina alla Pop Art questa visione ingigantita di elementi basici come i tavoli da lavoro e le scaffalature da ufficio o della cappa che sovrasta l’ingresso alla mostra come una caricatura del timpano neoclassico.

Abbiamo chiesto a Lorenzo Bini perché ha pensato di incasellare l’operato di un progettista che ha fatto della sobrietà e della proporzione il suo credo, in un allestimento fuori scala molto protagonista, con il rosso, colore prediletto da Magistretti che rimbalza tra prodotti e scaffali. “In effetti c’è un rimando alla Pop Art nella moltiplicazione su larga scala dei suoi progetti, come la lampada Compasso d’Oro Eclisse, un best seller che abbiamo esposto in una bacheca da 12 con la calotta nelle diverse posizioni che richiamano le fasi solari.

Abbiamo utilizzato elementi di arredo archetipici di casa e studio per accogliere le numerose opere del maestro e risolvere il problema funzionale di far interagire un mondo fatto di architettura, design ma anche di urbanistica e paesaggio. Si tratta dei diversi ambiti in cui l’architetto ha operato, che in una mostra devono necessariamente essere esposti in scale diverse e per questo abbiamo giocato sul dimensionamento degli oggetti. Per esempio abbiamo collocato il modellino del letto Nathalie vicino ai cuscini col fiocco che ne costituiscono la caratteristica saliente in scala uno a uno.

Abbiamo poi disposto i progetti in legno delle abitazioni sotto le lampade Sonora, cercando di mettere in relazione le interferenze tra design e architettura. Il diffusore funge da amplificatore del modellino, concentrando l’attenzione sul progetto. Questa lampada è fatta per essere utilizzata molto bassa sui tavoli, ci si deve sedere per oltrepassare la visuale, lo stesso si fa qui, bisogna abbassarsi per vedere attraverso. Il colore rosso, oltre a ricordare l’aneddoto delle calze preferite da Magistretti, rappresenta un segno del fare, sui disegni di architettura il rosso è il colore del costruito”.

Un panorama di progetti caratterizzati da intuizioni geniali e ricerche tecnologiche come per la sedia Selene di Artemide, del 1969, una delle prime al mondo realizzate completamente in plastica, prodotta in cinque minuti con un’unica azione di stampaggio a pressa su un foglio preimpregnato di soli 3 mm di spessore, grazie alla configurazione a "S" delle gambe che funge da nervatura. 

“Nel 2020 abbiamo omaggiato il centenario di Vico Magistretti allestendo lo show room con suoi progetti, tra cui il divano Maralunga, un prodotto lungimirante e senza tempo che si vende ancora dopo quasi cinquant’anni. Quest’anno è il 100+1, con quell’uno che aggiunge, un anno di lavoro e questa mostra e noi riediteremo il tavolo Edison.” Anticipa Luca Fuso CEO di Cassina, main sponsor della mostra.

Tra i disegni dei suoi piani urbanistici troviamo anche quelli del quartiere QT8, battezzato proprio con la mostra omonima all’VIII Triennale nel 1947; sotto la guida dell’allora commissario Piero Bottoni, vennero chiamati architetti di rilievo per progettare un quartiere sperimentale a Milano, con edifici di quattro piani prefabbricati e comprensivo di arredi e di suppellettili. Un modello abitativo che ancora funziona e preso ad esempio a livello internazionale.

“Nel corso dei decenni Magistretti ha presentato qui in Triennale i suoi progetti, è stato membro di giurie, è stato insignito di riconoscimenti, non poteva esserci luogo più indicato della Triennale di Milano per per commemorare il suo centenario.” Sottolinea il curatore Gabriele Neri.

“Per la Fondazione questo è un momento importante che vede l’inaugurazione della mostra in Triennale, la digitalizzazione di 30.000 documenti per rendere l’archivio condivisibile sul web come un luogo generativo e il 18 maggio si inaugura l’altra mostra nello studio dove ha lavorato tutta la vita, dal 1946 al 2006.” ci dice la direttrice Rosanna Pavoni.

VIDEO-L'intervista a Stefano Boeri

Una mostra “Empatica” secondo il presidente Stefano Boeri, che riapre una Triennale dopo la chiusura forzata con una serie di esposizioni di altissimo livello, accendendo i riflettori su protagonisti del panorama culturale e progettuale italiano che ci hanno lasciato oggetti senza tempo che sono diventati dei classici. “La Triennale ha cercato di far riemergere profili come quello di Enzo Mari (al pian terreno) e di Vico Magistretti, protagonisti della storia italiana e non conosciuti abbastanza. Perciò sono molto contento di questa mostra. Considero Vico uno dei grandi maestri non solo del design ma anche dell’architettura, quindi l’idea è stata di mettere in scena un’opera completa; egli rappresenta una figura unica che ha saputo unire una professionalità altissima con grande capacità di innovazione e un’eleganza indiscutibile. Negli anni duemila, in un periodo in cui tra noi la frequentazione era assidua, parlando del senso del design gli ricordavo la sua idea dell’ombrello come il prototipo di quello che dovrebbe essere un qualsiasi design di qualità, molto semplice ma nello stesso tempo elegante, funzionale ed essenziale, allora mi disse che aveva affinato la sua idea e che secondo lui il design migliore è come l’ora legale, un piccolo accorgimento che ti cambia la vita quotidiana.”

Tra i progetti vi sono anche dei tributi a lui dedicati da Jasper Morrison e Kostantin Grcic, due suoi studenti al Royal College of Art di Londra, che con il loro design innovativo e minimalista rappresentano un esempio del ruolo anche didattico di questa personalità poliedrica.

Nella sezione tributi è appeso un disegno di Alessandro Mendini con una scritta: “Il folle (impossibile) desiderio di imitare Magistretti” e secondo le parole di Boeri: “questa frase forse riassume il senso della mostra, di questo personaggio che è Vico Magistretti”.

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