28 Gennaio 2026
Daniele e Gherardo Olschki
La casa editrice Olschki celebra un anniversario che attraversa tre secoli. In programma un anno di eventi, mostre e incontri
Oggi guidata dalla quinta generazione, la casa editrice Olschki celebra un anniversario che attraversa tre secoli, due guerre mondiali, mutamenti profondi della cultura e delle tecnologie, restando fedele a un principio semplice e radicale insieme: il libro come strumento di conoscenza, trasmissione e responsabilità civile. Una storia editoriale che coincide, fin dalle origini, con una precisa idea di humanitas, e che verrà ricordata e valorizzata attraverso un anno di eventi, mostre e incontri volti a far dialogare la tradizione con le prospettive del presente e del futuro del libro. Le celebrazioni sono realizzate in collaborazione con il Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura, e con il Patrocinio della Regione Toscana. «Siamo orgogliosi di celebrare a Palazzo Vecchio i 140 anni della casa editrice Olschki e di essere parte attiva come Comune in questo ciclo di eventi che celebra questo importante traguardo. – sottolinea la sindaca di Firenze Sara Funaro – Centoquaranta anni non sono solo un numero ma sono l’emblema di una storia duratura che è parte integrante dell’identità culturale della nostra città e che racconta come, nonostante difficoltà e fasi di trasformazione, sia possibile continuare a fare editoria di eccellenza affrontando a viso aperto le sfide che il mondo d’oggi ci impone. Leo Olschki scelse Firenze come luogo in cui far crescere la sua attività e da lì generazioni di editori si sono susseguiti e hanno contribuito a rafforzare la vocazione della nostra città a capitale culturale. Sarà un anno di eventi che non ricorderanno solo questo importante passato ma ci serviranno per guardare al futuro dell’editoria e del mondo del sapere, con la consapevolezza che storie preziose come quella della Olschki servono a tenere saldi valori importanti, quello della cultura come leva di crescita, individuale e collettiva e dei libri come chiavi di interpretazione della realtà, per cittadini consapevoli, responsabili e attenti.» La storia di Olschki comincia nel 1883, quando Leone Samuele Olschki, figlio di un tipografo ebreo della Prussia orientale, decide di trasferirsi in Italia. È uno dei molti intellettuali ed editori mitteleuropei attratti, in quegli anni, dalla vitalità culturale del nostro Paese, ma il suo percorso ha fin dall’inizio un tratto distintivo. Appena ventiduenne, dotato di una vasta cultura umanistica e di una padronanza rara delle lingue antiche e moderne, Leo approda a Verona e trova impiego nella libreria antiquaria Münster. Qui mette a frutto la sua vocazione di bibliofilo, costruendo in pochi anni una straordinaria collezione di testi danteschi che già nel 1885 offre alle biblioteche americane. È il segnale di un progetto più ampio. Nel febbraio del 1886 registra ufficialmente la propria libreria antiquaria editrice: nasce la Olschki. L’attività è febbrile e sostenuta dalla grande circolazione di libri provenienti dai fondi conventuali soppressi, a cui Leo accede grazie ai rapporti con il mondo ecclesiastico e alla sua perfetta conoscenza del latino. Nei primi quattro anni pubblica ventitré cataloghi di antiquariato; il terzo, interamente dedicato a Dante, prefigura una fedeltà destinata a durare nel tempo. Nel 1889 fonda L’Alighieri, la sua prima rivista, primo atto editoriale di un lungo dialogo con il poeta che resterà una costante del catalogo Olschki. Nel 1890 Leo comprende che la realtà veronese non gli garantisce l’orizzonte internazionale a cui aspira e si trasferisce a Venezia. Qui, tra Riva del Vin e le Procuratie di Piazza San Marco, intensifica l’attività antiquaria, ma matura anche un rapporto profondo con la grande tradizione tipografica del Quattrocento. Aldo Manuzio e Lazzaro Soardi diventano modelli ideali: al primo dedicherà persino il nome di un figlio, al secondo si ispirerà per il marchio editoriale, le iniziali LSO, destinate a diventare il segno distintivo della casa. Nel 1893 esce il primo libro con la nuova sigla, Figure dantesche di Giuseppe Crescimanno, primo tassello di un progetto editoriale sempre più consapevole. Il passaggio decisivo avviene nel 1897 con il trasferimento a Firenze. La città, crocevia del grande collezionismo internazionale, offre a Olschki il contesto ideale per saldare antiquariato, editoria e relazioni d’oltreoceano. La libreria si affaccia prima su lungarno Acciaioli e poi su lungarno Corsini; nel 1902 l’ex libris con il profilo di Dante e il motto nihil difficile volenti sancisce simbolicamente l’adozione di Firenze come patria elettiva. In questi anni prendono forma i Monumenta Typographica, straordinaria raccolta di incunaboli che segna una svolta nella fortuna dell’editore. L’acquisto integrale della collezione da parte del magnate americano Henry Walters e il conseguente ingresso di quest’ultimo nel consiglio del Metropolitan Museum, aprono infatti la strada al rapporto con Pierpont Morgan. La visita del grande collezionista alla libreria fiorentina consacra Olschki come interlocutore privilegiato del collezionismo internazionale e getta le basi economiche e simboliche di quella prima, decisiva affermazione che permetterà a Leo di pensare in grande, anche sul piano tipografico ed editoriale. Le nuove disponibilità e il prestigio conquistato oltre Atlantico si traducono in un radicamento sempre più forte nella vita culturale italiana. Nel 1909 Leo fonda la tipografia Giuntina, con l’ambizione dichiarata di far rivivere una grande tradizione tipografica, e l’anno successivo inaugura la sede nel villino liberty di via Vanini, sulle rive del Mugnone, concepita non solo come luogo di lavoro ma come spazio di incontro, conferenze e scambio intellettuale tra studiosi, collezionisti e scrittori. È in questo contesto che nasce il rapporto con Gabriele d’Annunzio. Il Vate, frequentatore della libreria fiorentina e attratto dai cimeli e dai manoscritti custoditi da Leo, riconosce nell’editore un interlocutore all’altezza delle sue ambizioni culturali. Da questa relazione, intensa e non priva di difficoltà, prenderà forma la più alta impresa tipografica di Olschki: l’edizione monumentale della Divina Commedia, aperta dal proemio dannunziano e pubblicata nel 1911 come omaggio al cinquantenario dell’Unità d’Italia, sintesi esemplare di filologia, arte del libro e visione nazionale. La guerra interrompe bruscamente questa stagione. L’ostilità verso i cittadini di origine tedesca, alimentata dal nazionalismo, investe direttamente Leo, fatto bersaglio di attacchi violenti e apertamente antisemiti. Già nel 1915 sceglie l’esilio in Svizzera, ma nemmeno lontano dall’Italia interrompe la propria missione editoriale. A Ginevra fonda la SALSO (Société Anonyme Leo S. Olschki), struttura attraverso la quale mantiene un legame costante con la sede fiorentina e continua a progettare e pubblicare, rifiutando l’idea di un esilio come sospensione del pensiero. È da questa posizione, insieme marginale e centrale, che nel 1917 nasce Archivum Romanicum, affidato alla direzione di Giulio Bertoni. In pieno conflitto mondiale, Olschki riafferma così la propria fiducia nella Repubblica delle lettere, intesa come spazio sovranazionale di dialogo e collaborazione tra studiosi, principio che troverà formulazione esplicita nel manifesto Humanitas: una dichiarazione di fede nell’ideale umanistico come argine contro l’odio, le guerre e le fratture della storia. Il rientro in Italia dopo la guerra segna un cambiamento strutturale. Il mercato antiquario perde centralità e l’editoria diventa il cuore dell’impresa. Entrano in azienda i figli Cesare e Aldo: il primo legato all’antiquariato, il secondo destinato a imprimere una svolta organizzativa e manageriale alla casa editrice. Nascono le grandi collane che ancora oggi definiscono l’identità Olschki: la Biblioteca dell’Archivum Romanicum (1921), la Biblioteca di Bibliografia Italiana (1923), accanto a un sistema articolato di riviste – dal Giornale Dantesco all’Archivio Storico Italiano e La Bibliofilia– che costruiscono una rete fittissima di autori, studiosi e istituzioni. Negli anni Trenta la produzione cresce costantemente e il 1936 segna il primo grande anniversario: cinquant’anni di attività celebrati a Firenze con un’ampia partecipazione del mondo culturale italiano. Ma l’ombra delle leggi razziali si allunga rapidamente. Dal 1938 l’azienda è costretta a censurare il proprio nome e il marchio storico sopravvive solo sotto la sigla forzata di Bibliopolis. Leo perde la cittadinanza e si rifugia nuovamente a Ginevra, dove morirà in esilio nel 1940, senza poter assistere alla rinascita dell’impresa. La guerra e la distruzione di Firenze nel 1944 cancellano fisicamente gran parte di quanto era stato costruito: la libreria sul Lungarno, il villino liberty, le sedi operative. Ma non abbattono l’idea. Durante la guerra, Alessandro, figlio di Aldo Olschki, presta servizio come autista e interprete per il tenente Frederick Hartt, uno dei Monuments Men incaricati di proteggere il patrimonio artistico toscano, mentre oltreoceano Leonardo, primo figlio di Leo e cattedrato ad Harvard, insieme ai colleghi fornisce informazioni cruciali agli alleati per il rintracciamento delle opere d’arte in pericolo - sforzo che determinerà la nascita del cosiddetto “Gruppo di Harvard”. Il fatto che una famiglia possa vantare, nella prestigiosa lista, ben due nomi in due gruppi distinti dei Monuments Men è un caso più unico che raro, a conferma della profonda sensibilità degli Olschki per la tutela della cultura e di un impegno civile mai venuto meno nonostante le tragedie e la distruzione. Conclusa la guerra, Aldo Olschki sceglie consapevolmente di restare a Firenze e di ricominciare dalle macerie, riaffermando il legame inscindibile tra la città e la casa editrice. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, la decisione di separare l’antiquariato dall’editoria segna un nuovo inizio, difficile ma coerente: in quegli anni, il catalogo si apre a nuovi ambiti - musicologia, archeologia, etruscologia - e si arricchisce di riviste e collaborazioni prestigiose. Con l’ingresso di Alessandro Olschki, terza generazione, l’editrice si consolida come interlocutore stabile delle grandi istituzioni culturali italiane e internazionali. La crescita della Olschki prosegue costante, malgrado alcune prove durissime: l’alluvione di Firenze del 1966 distrugge gran parte del magazzino, segnando una delle ferite più profonde della storia del catalogo. Dagli anni Settanta in poi, l’attività si consolida su larga scala: decine di nuovi titoli escono ogni anno, il magazzino centrale - che ancora oggi conserva integralmente la produzione dal 1886 - si espande al pari del catalogo e la casa editrice si fa trovare pronta davanti alle inesorabili trasformazioni tecnologiche. Nel 1974 con Daniele, e tre anni dopo con Costanza, era avvenuto l’ingresso della quarta generazione all’interno dell’azienda: mentre Daniele sarà deputato a seguire i rapporti con le istituzioni e la gestione della produzione, a Costanza - affiancata successivamente dalla figlia Serena - verrà attribuito il settore della promozione e della cura del catalogo storico. Nel nuovo secolo, la digitalizzazione delle riviste e delle collane storiche affianca, senza sostituirla, la centralità del libro stampato. È una scelta di campo cruciale: in un periodo in cui l’editoria inizia ad optare per prodotti più agili ed economici, la volontà di Olschki, incarnata nell’alacre impegno di Daniele per la cura del prodotto materiale, è quella di mantenere un ancoraggio strategico al libro cartaceo, esaltando la forma per renderne il contenuto immortale. La scommessa è vincente: le carte di qualità diventano un marchio riconoscibile, le tele e le sete fioriscono insieme alle nuove prospettive di ricerca. Il portato storico, materiale e spirituale di Olschki si condensa, nel 2024, con l’entrata sulla scena di Gherardo Olschki, quinta generazione destinata a prendere le redini di un marchio che non può e non deve esaurirsi alla celebrazione di una storia illustre. Nonostante la giovane età, a Gherardo è già ben chiara la propria missione: costituire un nuovo “osservatorio culturale”, un punto di riferimento e dialogo con i lettori, con gli altri editori, con la filiera e con le istituzioni culturali - fiorentine in primis - che oggi cercano una dimora per salvaguardare il proprio patrimonio o si interrogano sulle sfide cruciali che il libro si trova ad affrontare. Camminare nella tradizione significa anche questo: rintracciare, in un passato prestigioso e in un presente complesso, la bellezza e la felicità del lavoro editoriale - lo stesso fuoco che, alla fine dell’Ottocento, aveva spinto il trisnonno Leo a emigrare e a fare della cultura italiana parte del proprio essere. Nel 2026, a centoquarant’anni dalla fondazione, Olschki non celebra soltanto la propria longevità, ma un’idea di editoria come pratica culturale responsabile, capace di attraversare le crisi e di guardare al futuro senza tradire le proprie radici. Oggi, con l’avvicendarsi del suo 140esimo compleanno, la Casa Editrice Olschki - superati i 6.000 titoli pubblicati - si appresta a celebrare un anno ricco di eventi, mostre, presentazioni e incontri non solo per ripercorrere la storia e il catalogo Olschki, ma anche per approfondire nuovi spunti di riflessione e rendere sempre più fruibile il proprio patrimonio. «I 140 anni della Olschki non sono una semplice ricorrenza - ha detto il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani -, ma una testimonianza di altissima civiltà e una vera festa per la cultura toscana e internazionale. Celebriamo la storia di resilienza e umanità di una famiglia che ha attraversato i secoli, restando fedele a un’idea di editoria come missione civile. La sua 'officina' editoriale è un esempio straordinario di come la tenacia intellettuale sia stata in grado di resistere alle ferite del Novecento per rinascere ogni volta con rinnovato impegno. Grazie a storie come questa, Firenze e la Toscana restano ancora oggi il cuore di un’editoria che non è solo commercio, ma responsabilità civile e custodia di bellezza.» Le celebrazioni si aprono a febbraio con due appuntamenti nell’ambito della quinta edizione di TESTO 2026. In primis, una mostra presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, dal 26 febbraio al 14 marzo, in cui verranno ripercorse le tappe fondamentali della storia di Olschki attraverso alcune opere librarie monumentali: l’esposizione sarà inaugurata nel pomeriggio di mercoledì 25 febbraio da una presentazione in cui Daniele Olschki dialogherà con la direttrice della BNCF Elisabetta Sciarra e il professor David Speranzi sulla fortuna della Casa Editrice e della Biblioteca dall’inizio del Novecento ad oggi; seguirà, sabato 28 febbraio, un momento per gettare luce sul cospicuo fondo “Fiammetta Olschki” di proprietà della Nazionale. Parallelamente, dal 27 febbraio al 1 marzo alla Stazione Leopolda, Olschki sarà presente con il proprio stand e proporrà un evento intitolato Nell’officina degli scrittori che vedrà coinvolti Domenico Scarpa, Lucio Coco e Valerio Cappozzo in un confronto sull’ispirazione e sulle abitudini dei grandi scrittori del Novecento, traendo le mosse dalla pubblicazione dell’inedito testo di Thomas Mann Nell’officina dello scrittore e dal lancio della nuova collana “Pollini” sulle contaminazioni culturali per i tipi di Olschki. Dal 14 al 18 maggio, la casa editrice parteciperà al Salone Internazionale del Libro di Torino, con uno stand dove riscoprire le perle sconosciute del catalogo e le novità in corso di pubblicazione; alla luce dell’importante ricorrenza storica, la Olschki si farà promotrice di un evento intitolato Dante Globale, che metterà a confronto prospettive internazionali sulla fortuna dell’Alighieri e della Commedia nel mondo, a partire da America, Russia e Cina. Il culmine delle celebrazioni sarà il 10 giugno a Palazzo Vecchio, nel Salone dei Cinquecento, con una giornata di festeggiamenti insieme a tutti gli autori, i collaboratori e le istituzioni che hanno contributo alla fortuna della Casa Editrice Olschki. L’evento, che sarà visibile in diretta streaming, sarà aperto, dopo il saluto inaugurale da parte delle istituzioni, da Padre Bernardo e dal professor Carlo Sisi. Prenderà dunque la parola Daniele Olschki per una breve storia della Casa Editrice, a cui seguiranno Carlo Ossola, Lucia Tongiorgi Tomasi, Cristina Acidini, Lorenzo Bianconi, Giuseppina La Face, Edoardo Barbieri e Giuliano Pinto per la sezione scientifica del catalogo. Chiuderà la giornata Gherardo Olschki, per una panoramica sulle prospettive presenti e future della Olschki. Nei mesi successivi, altre iniziative punteranno al coinvolgimento diretto della cittadinanza: a metà settembre, la Casa Editrice aprirà le porte di Villa Doni, la villa cinquecentesca in viuzzo del Pozzetto diventata ormai sede storica, con un giorno di visita aperto al pubblico per conoscere l’azienda, la sua storia e il proprio patrimonio materiale e immateriale - con la prospettiva di future visite guidate e l’apertura futura di un caffè letterario. A Firenze, grazie alla rete di collaborazioni storiche con le istituzioni culturali cittadine come quella con il Gabinetto Vieusseux, ha in programma una serie di eventi e presentazioni dedicati alla storia editoriale, alle scelte tipografiche e alla progettazione dei libri, rafforzando il legame tra tradizione, innovazione e responsabilità culturale che da sempre caratterizza la Casa Editrice Olschki. Di Andrea Cianferoni
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia