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Peter Thiel: l'imperatore tecno-teologico che ama l'Apocalisse in tour culturale a Roma. Lezioni universitarie dal 15 al 18 marzo

l'associazione "Vincenzo Gioberti" organizza gli incontri romani del magnate internazionale che prova a rilanciare un pensiero spirituale integrale per l'Occidente in crisi

12 Marzo 2026

Peter Thiel: l'imperatore tecno-teologico che ama l'Apocalisse in tour culturale a Roma. Lezioni universitarie dal 15 al 18 marzo

Il fondatore di Paypal e di Palantir, uno dei manager e imprenditori più potenti e più innovatori al mondo (oltre che tra i più ricchi) il tedesco Peter Thiel ci stupisce per la sua passione per l'Apocalisse di Giovanni e la figura dell' "Anticristo". Tra pochi giorni sarà a Roma per la tappa italiana di una sorta di suo eccentrico tour mondiale di tipo culturale-formativo dove proverà a ricostruire un pensiero teo-filosofico che ha l'ambizione di rinsaldare la coscienza e la percezione occidentale nelle sue radici israelitico-cristiane. In poche parole possiamo dire (anche se non è semplice sintetizzare) che Thiel tenta una simbiosi armonica fra conservatorismo protestante, idea dell'Impero, neo-messianismo ebraico e gnosi geopolitica tradizionale. Il magnate germanico-americano ribalta la ricezione culturale del concetto di apocalisse e di anticristo (di solito usata in senso critico verso i poteri forti occidentali) per reinterpretarla in senso difensivo dell'Occidente e in una logica "katekontica". In altre parole per Thiel il vero anticristo è l'Onu, l'ambientalismo ideologico e repressivo, il pensiero woke, lo statalismo, il globalismo delle ONG, la burocrazia. Al contrario l'innovazione tecnologica di cui è campione mondiale può divenire il nuovo "katekon", cioè la forza ordinatrice che pone un limite alla sovversione e alla dissoluzione quanto può frenare l'idea di un potere politico unico e mondiale tirannico. Questa visione è in maturazione da anni nella nuova destra israeliana e americana e Thiel ne esprime oggi una formulazione espressiva, originale e vitalistica. Abituati a temere le grandi innnovazioni in corso gli "apocalittici" occidentali restano stupiti e presi in contropiede da questa impostazione intellettuale che sposta il pericolo apocalittico verso oriente rilanciando l'idea di un Occidente che può vincere le sfide che lo pressano proprio grazie ad un nuovo connubio tra iper-tecnologia e teo-etica neotradizionale. I riferimenti culturali di Thiel sono molteplici e alcuni anche interessanti e condivisibili: Tolkien, la geopolitica archetipale di Carl Scimitt e l'antropologo francese Renè Girard specie nella sua rivalutazione delle dimensioni sacrificali, mitopoietiche e sacrali (suo il libro: "La violenza e il sacro") e persino il nostro Roberto Calasso nella sua: "La rovina di Kasch". Un cocktail esplosivo e neo-gnostico che può saldare elementi conservatori anche cristiani con una proiezione imperiale vista come alternativa a derive apocalittiche e anticristiche. Paradossale che nel 2026 sia un testo di duemila anni fa attribuito all'apostolo Giovanni a stimolare ancora il pensiero filosofico e politico occidentale! La distinzione che introdusse Umberto Eco fra "apocalittici" e "integrati" quì viene superata in una nuova sintesi hegeliana: sia apocalittici che integrati grazie ad una comunità policentrica ricostruita tecnologicamente contro l'anticristo prossimo venturo! (o per scongiurarne l'emersione). Riuscirà Thiel e convincere gli ambienti cattolici conservatori romani ad appoggiare la nuova visione occidentalista?   

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