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Benedetto Croce

Le Gallerie degli Uffizi riaprono in gran stile: inaugurate 14 nuove sale

14 stanze traboccanti di 129 opere: del Sarto, Parmigianino, Pontormo, del Piombo, e le recenti acquisizioni di da Volterra, Rosso Fiorentino e "l’Enigma di Omero" del bolognese Bartolomeo Passerotti, ritenuto perduto

Di J. Muller

03 Maggio 2021

Le Gallerie degli Uffizi inaugurano 14 nuove sale dedicate alla pittura del Cinquecento. Il Direttore Schmidt: "Il pubblico sarà sorpreso grazie a una serie di capolavori finora mai visti"

Un trionfo di pittura manierista quello che si respira nelle nuove sale delle Gallerie, quasi a rispondere ai quesiti di un periodo storico controverso come il nostro. Si percepisce tutto lo sgretolamento dell'unità che già si avverte nel Rinascimento (o nell’anti-rinascimento) dai contorni febbrili delle Madonne di un Del Sarto o di un Pontormo, i quali si rifiutano di perseguire la strada che il Vasari definiva “maniera moderna”, contorcendo gli assilli ossessivi della stilistica piuttosto in Manierismo.

La curva sinusoidale e i colli allungati del Parmigianino, i sorrisi spiazzanti e le anatomie contorte e perturbanti di Rosso Fiorentino, l’eco di Michelangelo e di quel “sogno della vita" sempre più avvolto in un torpore trascinante e trasognante che rivive nelle tele di artisti come Del Piombo, Giulio Romano, Marcello Venusti, fino al superamento di Francesco Salviati e Daniele da Volterra.

A partire da questi accostamenti sinestetici, dall’abbandono dell’unità solida chiaroscurale a favore di una pittura “di corpo” animata dalla luce, utilizzata sempre più come elemento di dissolvimento, si origina la precorritrice modernità di Giorgione, Raffaello, Tiziano o Correggio, pionieri del naturalismo secentesco.

Con queste sale le Gallerie degli Uffizi aggiungono un anello fondamentale al percorso critico del Museo, entro il quale è ora possibile ancor più ricostruire e osservare le evoluzioni e le cesure di un periodo storico straordinariamente proficuo per le arti.  Il Rinascimento vi si racconta anche nelle sue sfumature “meno classiche”, nel nascente mito dell’unità e della stravaganza del genio, della cifra stilistica peculiare che stupisce, sancendo sempre più la nuova traboccante modernità.

Ma non è questa l’unica novità di questa riapertura.  Al piano terreno, grazie a spazi finalmente restaurati e recuperati, cambia e si snellisce in funzione di contrasto alle file il sistema di ingressi: ora si fa il biglietto e si entra dalla parte del complesso vasariano più vicina all’Arno. Complessivamente la Galleria cresce di oltre duemila metri quadrati.

Al fine di contingentare gli ingressi, la prenotazione nel weekend è obbligatoria. 

Eike Schmidt racconta al Giornale d'Italia il percorso espositivo delle nuove sale dedicate al Cinquecento

VIDEO-EIKE SCHMIDT RACCONTA LE NUOVE SALE 

“Le 14 nuove sale continuano la narrazione del secondo piano che inizia con il Medioevo passando per il Rinascimento e culminando con il pieno Rinascimento di Raffaello, Michelangelo e Fra Bartolomeo", sottolinea ai nostri microfoni il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, “La narrazione si amplifica anche geograficamente, perché non è più concentrata solo su Firenze ma da qui si espande, rispecchiando l’interesse collezionistico dei Medici. Non solo pittura toscana dunque, ma romana, emiliana, veneziana”.

“Per sottolineare inoltre l’importanza dell’influenza dell’arte classica su questi artisti abbiamo dedicato una galleria anche alla scultura a rilievo del periodo classico, con opere che non sono mai state esposte prima. Molte di queste 129 opere sono esposte per la prima volta, tra di esse spiccano i nuovi acquisti: Daniele da Volterra, Bartolomeo Passerotti, ma anche il dono dalla collezione del Bravo, ovvero il San Giovannino del Rosso Fiorentino. Il percorso permette di ammirare le opere in maniera strutturata e con una ricchezza mai vista prima. La prima  sala dedicata agli autoritratti è invece una sorta di hors-d’oeuvre di quello che accadrà nei prossimi mesi”, aggiunge il direttore.

Infatti proprio in questi ambienti è previsto nel corso dell’anno un riordino della straordinaria collezione, iniziata nel Seicento dal Cardinal Leopoldo. Per annunciare l’inizio dei lavori è stata temporaneamente preparata una sala che ruota intorno alla statua del Cardinale, collezionista lungimirante e originale, insaziabile e competentissimo: la sua immagine scolpita nel 1667 dall’artista di corte Giovanni Battista Foggini domina l’ambiente, circondata da una selezione di autoritratti che in parte egli stesso aveva comperato: vi sono quelli di Sofonisba Anguissola, di Ludovico Cardi detto il Cigoli, del Bernini, di Carlo Dolci. E intorno una selezione di altri autoritratti, provvisoria, perciò cronologicamente varia (Angelica Kauffmann, Marc Chagall, Renato Guttuso, Adriana Pincherle, Yayoi Kusama, Tesfaye Urgessa, solo per segnalarne alcuni), testimonianza di un’attenzione all’arte contemporanea di ciascuno dei membri della famiglia Medici e del Cardinal Leopoldo in particolare. È lui il personaggio a cui è dovuta una vasta parte della collezione d’arte degli Uffizi, e delle opere che si possono ammirare adesso durante la visita.  Conclude il Direttore: " Il Cardinale Leopoldo era un esperto anche d'arte contemporanea, ed è giusto sottolineare che noi continuiamo a crescere con quello spirito e con gli stessi criteri che ci hanno sempre contraddistinto".

 

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