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Benedetto Croce

Scoperta un'altra Venere di Tiziano: da Van Gogh a Magritte per scoprire l'arte che non si vede

Quadri ai raggi X: la genesi segreta dei quadri

15 Aprile 2021

Una rivelazione singolare quella svelata intorno al capolavoro di Tiziano "Venere che benda amore", conservato alla Galleria Borghese a Roma; la tecnica della riflettologia infrarossa ha infatti svelato il volto di una terza Venere nascosta, proprio accanto all'arco spiegato. 

Un' enigmatica figura che ci racconta la genesi del dipinto: probabilmente il pittore aveva inizialmente in mente un blocco figurative con "le Tre Grazie". Interessante che il soggetto non fu di facile interpretazione: fino al 600 fu catalogato e conosciuto proprio con il nome di "Tre Grazie", includendo appunto le straordinarie figure visibili che componevano la scena tizianesca. Fu soltanto verso la metà del secolo scorso che lo storico dell'arte Giovan Battista Cavalsella propose il nome attuale: si vede infatti sulla destra la figura di Amorino bendato da Venere. Del quadro è tuttora sconosciuto il committente perché esso non è riportato nelle fonti dell'epoca. Forse questa nuova rivelazione potrà fare chiarezza su questo straordinario capolavoro. 

Non si tratta certamente della prima straordinaria rivelazione che gli occhi della scienza spalancano sulla storia dell'arte. Se per gli esperti di filologia e letteratura il ritrovamento di  copie  e  autografi può rendere possibile la ricostruzione della genesi di un' opere, questo può essere molto più difficile per gli storici dell'arte. E' raro infatti il ritrovamento di bozze preparatorie, così come non è sempre di facile interpretazione ricostruire la tecnica che il pittore utilizza. La scienza viene però in soccorso alla storia dell'arte, mostrando anche quello che l'occhio umano non riesce a carpire.  Di seguito riportiamo tre celebri scoperte i  raggi x  hanno reso possibile: 

Millet e l'ossessione di Dalì: l'Angélus

Nelle sale del Musèè d'Orsay ci si imbatte in una tela che rapisce il cuore per la sua malinconia: due contadini in piedi con le mani giunte in preghiera, il campo arato e una tristezza che sa di cordoglio, mentre un vuoto incolmabile si spalanca su quei visi chini. Si tratta de "l'Angélus" di Jean-François Millet. Eppure la tristezza che la tela suscita non è apparente giustificata dalla nuda immagine: non c'è nessun elemento pittorico a narrare la tragedia.
Per un altro celebre artista, Salvador Dalì, il dipinto divenne una vera e propria ossessione: "Nel giugno 1932 mi si affaccia di colpo alla mente, senza alcun ricordo prossimo o associazione cosciente tale da consentire una spiegazione immediata, l'immagine dell'Angelus di Millet ... Ne provo una profonda impressione e ne sono sconvolto perché, sebbene nella mia visione delle immagini tutto corrisponda esattamente alle riproduzioni del quadro - che io conosco molto bene - essa mi appare del tutto modificata e carica di una tale intenzionalità latente che essa diventa per me l'opera pittorica più sconvolgente, più enigmatica, più densa e ricca di pensiero che sia mai esistita". (Il mito tragico dell'Angelus di Millet, p. 25)

Il pittore si convinse che da qualche parte, lì nei campi, in quella cesta oggetto di preghiera, doveva trovarsi un bambino morto. Alcuni esperti del Louvre studiarono il dipinto attraverso i raggi X e si scoprì ciò che Dalì aveva già riprodotto nella sua mente: una forma sepolcrale è nascosta nella cesta ai piedi della donna. Miller lo aveva dipinto per poi cancellarlo su consiglio di un amico.

Van Gogh e il volto nascosto tra l'erba

"Dicendo 'Prata rident' tu mi farai veder la terra essere un uomo animato, il prato esser la faccia, l'amenità il riso lieto", scriveva Tesauro parlando dell'efficacia della metafora. Ecco, nel dipinto di Van Gogh "Patch of Grass", si nasconde veramente un ritratto di donna. Si traterebbe del volto di una contadina, inizialmente un vago contorno di una testa dietro il dipinto,
che ha spinto gli esperti ad utilizzare lafluorescenza a raggi X. Spesso Van Gogh dipingeva sui suoi primi lavori; gli esperti stimano che circa un terzo dei suoi primi quadri nascondano altre composizioni. 
Patch of Grass è stato completato a Parigi nel 1887 ed è di proprietà del museo Kroller-Muller nei Paesi Bassi.

Magritte e la tela spezzata in quattro parti

Un'altra delle rivelazioni più sorprendenti è quella che riguarda "The Enchated Pose", opera del 1927 René Magritte. Erano tutti convinti ormai che l'opera fosse perduta per sempre, distrutta dallo stesso artista. Magritte in un certo senso distrusse questi simmetrici nudi femminili, nel senso che sventrò la tela in quatto pezzi e le utilizza per altre opere: The Human Condition (Norwich Castle Museum & Art Gallery), God is not a Saint (Bruxelles), The Portrait (New York),

A fare la straordinaria scoperta furono i conservatori del MoMa, Cindy Albertson, Anny Aviram e Michael Duffy. In particolare, studiando l'opera dell'artista ai raggi x per carpirne la tecnica pittorica, gli studiosi si accorsero di un particolare anomalo: quando The Portrait (1935) fu tolto la cornice essi notarono che dai bordi della tela affiorava una pigmentazione blu e ocra, mentre i quadri del surrealista belga hanno tipicamente i bordi bianchi. Perplessi da questo elementi, passando la tela ai raggi X gli studiosi intravidero con chiarezza una forma femminile: fu quello il primo frammento che portò alla costruzione
del blocco pittorico. Un caso eccezionale di un'opera che esiste attraverso i suoi frammenti, celata da una materia più nuova e visibile: non si tratta dopotutto di un perfetto inganno surrealista?

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