25 Febbraio 2026
Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione dell'inaugurazione del fashion hub, a Palazzo Morando, per la Milano Fashion Week Women's Collection 2026.
Oggi parte la Fashion Week ma anche una giornata particolare perché l'edizione inizia questi nuovi dazi del 10% da parte di Trump. Quello che emerge è una grande incertezza. Il mondo della moda come sta vivendo questa fase?
È un momento difficile perché noi abbiamo bisogno di certezze, vorremmo capire cosa sono questi dazi. Avevamo assorbito a fatica i dazi di qualche mese fa e vorremmo capire adesso cosa succede. Noi abbiamo un problema ovviamente sui dazi ma il problema più grande per noi è stata la svalutazione del dollaro, che ha inciso forse di più sui costi dei nostri prodotti, sui costi di esportazione e sui nostri prodotti negli Stati Uniti. Per noi gli Stati Uniti sono un mercato importante, quindi speriamo di avere chiarezza su quell'aspetto lì.
Ci sono stati tanti trimestri deludenti per il settore della moda, però dalle quotate e dai dati di settore sembrano esserci segnali incoraggianti. Quali sono le prospettive e il mood di questo momento?
Noi abbiamo avuto un 2024 complesso -5,4%, un 2025 complesso (-2,6%) però negli ultimi mesi c'è stata un'inversione di tendenza. Infatti già nel 2025 aspettavamo un -3,2% invece poi alla fine si è chiuso con -2,6%. Quello che ci sembra di vedere è una partenza positiva, quindi probabilmente nel 2026 ci aspettiamo un +1-2%, che non è troppo ma è un grande messaggio questa questa inversione di tendenza. Diciamo che siamo moderatamente fiduciosi, quindi è anche il momento di rispondere con la creatività. Quest'anno avremo una settimana della moda molto forte con tre debutti importanti, Fendi, Gucci, Marmi. Abbiamo tante attività sui giovani nel nostro fashion hub, in cui spingiamo moltissimo questi giovani e li portiamo alla luce, li facciamo incontrare con buyer e giornalisti. Quindi tutto questo deve contribuire a far ripartire la moda. Ma io credo che il 2026 sarà un anno di ripartenza.
Siamo solo al primo giorno ma le adesioni a livello di buyer vi fanno ben sperare?
Molto bene. Noi abbiamo i dati di Confcommercio, e c'è un'aspettativa di 132.000 persone che vengono a Milano per la fashion week, +17% rispetto allo scorso anno quindi un dato molto significativo soprattutto in un momento storico importante perché siamo a cavallo tra l'Olimpiade e la Paralimpiade. È sicuramente anche un momento complesso, per esempio per gli alloggi, ma stiamo ricevendo anche grandi risposte positive, grande voglia di essere a Milano. In questo momento, Milano è il posto in cui essere, the place to be come, e di questo siamo molto contenti.
Cosa pensa dell'ingresso di Saks nel chapter Eleven?
Saks speriamo che riparta. È stata fatta un'operazione, ovvero la fusione di Saks con Nyman Marcus e Berg Goodman. Forse si può considerare un'operazione fatta senza avere i fondamenti per poterla fare, il gruppo che l'ha fatta secondo me non aveva evidentemente le possibilità di portarla avanti e ci auguriamo che adesso venga fatta questa nuova operazione con attori più solidi che la possono portare avanti, perché Saks rappresenta un distributore importante per i nostri prodotti nel mercato americano. Probabilmente il 50% dei nostri prodotti arriva in America attraverso Saks Nyman Marcus e Berg Goodman. Di conto bisogna dire che è anche un momento di riflessione per il multibrand. In generale, le boutique devono ripensarsi, devono fare ricerca, investire sul futuro, sui giovani. Perché i grandi brand ormai fanno retail diretto e quindi è il momento in cui il retail multibrand si deve rimettere in discussione. Io credo che sia importante in questo momento fare una riflessione proprio sulla distribuzione.
al Governo e alle autorità cosa chiedete?
Noi chiediamo una legge che abbiamo già chiesto, non vogliamo che venga messa a terra una legge fatta con l'accordo di tutte le associazioni e i sindacati. Una legge sulla filiera è importante, l'abbiamo proposta più volte. Adesso vogliamo che venga portata a termine una legge sulla filiera per dare più trasparenza ancora alla nostra filiera, per consentire alla filiera di essere completamente certificata. E poi chiediamo al nostro Governo alcune misure importanti sulla formazione, che abbiamo già chiesto. Noi abbiamo chiesto 13 cose, sono sempre quelle. Vogliamo qualcosa sulla formazione sicuramente, sulla creatività italiana, perché la creatività ha bisogno di crescere e quindi il famoso credito d'imposta sulle attività creative per noi è basilare.
Oggi sono quattro anni che è iniziato il conflitto russo ucraino. Si potrebbe vedere la luce in fondo al tunnel? Che cosa potrebbe accadere dalla cessazione dei conflitti, anche per la situazione tra Iran e Medio Oriente?
La moda auspica sempre per un mondo in pace. La moda funziona quando siamo tutti in pace, quando nel mondo si respira un'aria diversa da quella che si respira in questo momento. Noi speriamo che si risolva il conflitto ucraino. Sono due paesi importanti, dove c'è anche molta sensibilità verso la moda. Tanti designer vengo dall'Ucraina, noi ne presentiamo alcuni durante le nostre fashion week. Tante community adorano consumare i prodotti italiani, anche in Russia, oltre che in Ucraina. Questa cosa a noi ci ha portato a una perdita di circa 3 miliardi di fatturato negli anni scorsi. Speriamo che questo mercato ritorni a esserci, ma soprattutto speriamo che queste persone che stanno soffrendo tanto tornino a poter avere una vita normale. Per quanto riguarda il Medio Oriente anche lì speriamo che si ristabilisca una situazione non conflittuale, una situazione pacifica, una situazione in cui possono trionfare le democrazie, perché la democrazia è il luogo in cui poi vengono percepiti meglio i valori, che sono anche i valori portanti della moda, i valori dell'uguaglianza, i valori della comunità, i valori della bellezza. Perché poi noi raccontiamo anche il bello dell'Italia, il bello del made in Italy, il bello delle nostre capacità creative, produttive e soprattutto il bello delle mani degli italiani che sono dietro tutto quello che vediamo in questa settimana.
L'arte si è espressa per Gaza, la moda che può fare?
Noi ovviamente ci siamo espressi più volte per quest'idea di pacificare quell'area, avere due Stati che possano convivere in maniera civile, in una maniera umana. Due Stati in cui le comunità possano convivere fianco a fianco.
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