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Cingolani (Leonardo): "Il problema non è la fuga dei cervelli, ma la nostra incapacità di attrarne altri, soprattutto nel settore STEM"

Il Giornale d'Italia ha intervistato Roberto Cingolani, AD e Direttore Generale di Leonardo: "Dobbiamo investire prima sul capitale umano, poi sulle tecnologie; Leonardo è cresciuta da 43 a 63 mila persone e ne assumerà altre 17 mila: per la formazione serve, però, uno sforzo condiviso"

02 Febbraio 2026

Roberto Cingolani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardoin occasione dell'evento Difesa e sicurezza, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia.

"Sono convinto che il futuro della civiltà, di una società moderna passi attraverso un grande equilibrio fra cultura scientifica e cultura umanistica. Abbiamo una cultura umanistica infinita perché abbiamo fatto la storia nel Mediterraneo, direi che gli ultimi millenni sono nostri (questo è ben assodato), ma non possiamo vivere di passato. Serve potenziare la capacità tecnico-scientifica: il futuro è computer science, logica, matematica, fisica, chimica; dall'ambiente all'AI servono queste competenze, facciamole crescere. Gli altri Paesi stanno andando troppo veloce rischiamo di perdere il treno e di retrocedere.

Una guerra non è mai un'opportunità, lo stesso vale per un'invasione. A noi spetta un compito molto difficile che è quello di garantire la sicurezza e di supportare le nostre forze armate, che poi operativamente la assicurano, con le tecnologie necessarie. Ne stiamo analizzando e sviluppando alcune nuovissime, sperando che non debbano mai essere utilizzate. La prevenzione è basata, però, su questo concetto: sviluppare tutti gli assetti che servono a evitare qualunque cosa catastrofica, sempre sperando di non doverli usare.

L'energia è un errore che paghiamo caramente per l'ideologia ignorante di chi negava il nucleare, e ribadisco che è una ideologia ignorante perché l'unità di energia prodotta con una centrale nucleare produce meno CO2 di tutti gli altri sistemi: 5 g/kWh il nucleare, 17 g il fotovoltaico, 30 g l'eolico sul ciclo di vita. Se fossimo stati poco più STEM in passato, invece di farci trasportare dall'emozione, avremmo investito su sorgenti di energia quasi illimitate e sicure. A a parità di costo alto, almeno saremmo stati un paese più forte, resiliente e indipendente. Sono errori che non possono essere perdonati, di ignoranza, come aver ceduto tante altre tecnologie: il PC e il CIP sono inventati in Italia, la chimica più importante della plastica l'abbiamo inventata noi, così come il nucleare, facendoli sviluppare da altri. Porgiamoci qualche domanda".

Quali competenze STEM saranno decisive nel settore della difesa e della sicurezza?

"Qualunque competenza STEM è decisiva, perché non si può dire che un fisico, un chimico, un ingegnere, un matematico, un logico, un computer scientist siano più importanti degli altri. Naturalmente bisogna mettere tutte le competenze interdisciplinari di carattere tecnico sullo stesso tavolo per trovare soluzioni molto complesse a problemi che sono altrettanto complessi. Serve anche ciò che lega queste tecnologie alla capacità umana di interpretare il momento storico. Qui non è un problema di forza bruta, ma di cultura".

Qual è, a suo avviso, la soluzione alla situazione in Iran?

"Si tratta di un Paese sotto un regime oppressivo a livelli rari sia come durata che come violenza; è una questione estremamente complessa dal punto di vista sociale e storico da spiegare, peraltro con una matrice di natura religiosa, e questo complica moltissimo. Adesso, dopo decenni, anzi secoli di storia, pensare di avere una soluzione chiave in mano in un attimo è difficile. Le società si riformano attraverso il benessere, la conoscenza, lo studio, la civiltà, i diritti umani, fattori che non si impongono. Intanto bisogna lavorare e favorire gli iraniani nella loro crescita. Nella mia esperienza di scienziato, alcuni dei miei migliori collaboratori scientifici erano giovani iraniani che avevano buonissima preparazione: c'è una base di capitale umano eccezionale, il resto è un problema sociale, antropologico, storico... Non conosco la soluzione, credo non la conosca nessuno: è un enorme problema in una regione del pianeta molto grande. Probabilmente la soluzione è sempre l'investimento in intelligenza, in questo caso più intelligenza naturale che artificiale, senza tralasciare quest'ultima.

Siamo molto impegnati sulla questione risorse umane e gender gap; alcuni contatti ci sono con le istituzioni. Per noi è una cosa fondamentale riuscire ad attrarre giovani e soprattutto, e questo lo dico da ex scienziato, da tecnico, il fatto di avere gruppi interdisciplinari dove ci siano uomini e donne con una capacità di analizzare un problema di natura tecnica che solo gli uomini o solo le donne non hanno, proprio una questione di sinergia (ovviamente parlo di un gruppo tecnico e non a livello biologico o sociale). In un gruppo tecnico l'approccio mentale al problema della donna STEM è complementare a quello dell'uomo e viceversa; ritengo fondamentali entrambe le figure quando si devono analizzare e organizzare cose estremamente complesse. Per decenni sono stato in team interdisciplinari con 20-30 nazioni rappresentate, dove c'erano uomini e donne, e i gruppi più forti erano quelli misti. Questo lo posso sottoscrivere.

L'adeguamento della componente educativa STEM, in questi 50 anni della mia esistenza, non è stato al passo con quello irreale della tecnologia. Non bisogna infierire, ma essere onesti: le scienze umane hanno un ritmo di cambiamento più lento, sono basate su 10 mila anni di storia e in un secolo non ti aspetti stravolgimenti; forse bisognerebbe spiegare meglio la questione mediorientale, l'Islam, la seconda guerra mondiale e meno la storia antichissima. Sulla questione STEM c'è stata una tale esplosione esponenziale di nuove tecnologie che persino per il docente il problema sarebbe stato chi lo aggiornava: aggiornare l'educatore affinché possa passare le informazioni ai giovani è complicatissimo. Non esisteva il il computer quando sono nato, l'ho comprato all'università negli anni Ottanta e ho iniziato a programmare. In due generazioni si è passati dal PC alla PlayStation sino al touch screen. Gli insegnanti chi li aggiorna? Aiutare l'educatore è il passo fondamentale.

Continua l'Italia a dare un'ottima formazione universitaria, ma la governance della formazione universitaria dovrebbe essere più adeguata ai modelli internazionali, anche perché ciò risolverebbe un altro problema: la fuga dei cervelli. È positivo che i nostri giovani vadano fuori, non perché sia meglio ma perché diverso, e la diversità è la base della cultura. Il nostro problema è non riuscire ad attirare altrettanti cervelli di quanti nostri vadano all'estero. Va bene che i nostri vadano, il problema non è la fuga, ma la mancanza di attrazione. Non attraiamo perché non siamo stati in grado, soprattutto nel settore STEM, di rendere la carriera del giovane ricercatore, del dottorando, dello scienziato attrattiva; i giovani dunque da noi non vengono, e questa la reputo una follia.

Bisogna avere gli standard di funzionamento dell'università, dei laboratori di ricerca, della valutazione e del finanziamento simili a quelli delle altre università; basterebbe riprenderli. I raggruppamenti disciplinari li toglierei, l'elezione del Rettore non sono molto convinto che sia una buona misura; alcune cose andrebbero rese molto più flessibili, più basate sulla valutazione ex-post, quindi a risultati conseguiti, che su una fatta prima (spesso una volta entrati non si è più seguiti). Non bisogna condannare, ma ragionare ed esaminare come funzionano le migliori esperienze, trovare una media per essere più attrattivi. Una volta apportate le correzioni, i flussi di giovani saranno bilanciati.

Cerco esperti intelligenza artificiale, programmatori includa, ingegneri, fisici e chimici; c'è carenza di STEM, eppure viviamo con le generazioni native digitali che quando nascono ancora non sanno leggere ma utilizzano già un computer con i codici colori. Probabilmente siamo sulla strada giusta, dobbiamo però fare delle delle scelte forti.

È fondamentale che ci sia una forza non militare nel senso stretto (che va cioè sul campo di battaglia), ma è una che si occupi delle tecnologie, del satellite che parla con il radar a terra a esempio. I dati vanno difesi, perché se intercettati il sistema di difesa salta, il nemico entra nella rete informativa. Serviranno migliaia di giovani nel cyber che vanno educati, formati. Se ce ne sono pochi sarà difficile trovarli, per questo ci stiamo impegnando tanto sui giovani STEM. Non siamo un'azienda che fa istruzione, ma dipendiamo fortemente dalle competenze. Per esempio, Paesi come la Cina producono tanti bravissimi ragazzi, non dobbiamo però pensare di usufruire delle competenze dei giovani di altri paesi: siamo insufficienti come Europa, ci siamo seduti sulla convinzione che la pace fosse garantita da altri, che fosse gratuita, e quindi i nostri sforzi non necessari. Ora c'è chi invade l'Ucraina, chi vuole la Groenlandia. Ognuno ha la sua pretesa e noi ci accorgiamo di essere meno sicuri di prima. Senza fare allarmismo: cominciamo a investire prima di tutto sul capitale umano, poi sulle tecnologie. Leonardo è andato da 43 mila persone a 63 mila in tre anni, da quando sono arrivato io, e ne prenderà altre 17 mila nei prossimi tre anni. Abbiamo messo su una rete tecnologica che non ha precedenti, investito sui nostri satelliti; abbiamo uno dei più potenti supercomputer al mondo, partendo dai droni. Va fatto uno sforzo, e questo passa anche attraverso il modello formativo, che non possiamo farlo noi come azienda: chiediamo supporto e ne parliamo".

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