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Messina (Intesa Sanpaolo): "Siamo leader nel risparmio gestito con oltre €1 trilione; espansione in Europa con IsyWealth e €200mld alle famiglie"

L'Amministratore Delegato di Intesa Sanpaolo è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione della conferenza di presentazione del piano industriale 2026-2029; focus sul progetto IsyWealth Europa con espansione in Spagna, Francia e Germania

02 Febbraio 2026

Carlo Messina, Amministratore Delegato di Intesa Sanpaolo, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione della presentazione del Piano industriale 2026-2029. In questa occasione Messina ha messo il fucus su nuovo programma di IsyWealth Europa e sull'espansione di Intesa a livello europeo, soprattutto in Francia, Spagna e Germania. L'Italia non è un'opzione valutata, secondo l'AD, a causa dell'Antitrust. 

Nel piano industriale si andrà dai 9,3 ai 10 e poi 11 miliardi di euro, corretto?
Da 9 a 10 e poi andremo fino a oltre 11 miliardi e mezzo. Non ci fermeremo a 11 miliardi e mezzo, non abbiamo dato l'indicazione specifica dell'utile ma sarà superiore a 11 miliardi e mezzo quindi la crescita sarà una crescita con una progressione abbastanza costante avremo un impatto diverso dalla componente di accelerazione dei ricavi perché a partire dal 2027 accelererà anche il margine di interesse, perché i tassi nella nostra previsione si stabilizzeranno. Siamo stati prudenti e non abbiamo immaginato che salissero, ma l'effetto dei volumi porta a far crescere anche il margine interesse. Potrebbe essere anche che riusciremo a realizzare degli utili superiori e una distribuzione di dividendi anche superiore.
Se dobbiamo guardare all'Europa rimango su Spagna, Germania e Francia. Quali sono i protagonisti che tenete più d'occhio in questi Paesi?
Ma guardi noi in realtà col nostro modello di business riteniamo di poter creare una cosa abbastanza unica perché l'elemento di tecnologia che noi avremo nel 2027 è unico, perché Easy Bank Easy Tech è una fintech. E Intesa Sanpaolo diventerà una Fintech come sistema informativo e non c'è nessun'altra banca in Europa che ha il nostro sistema. Quindi avremo una capacità di poter servire i clienti attraverso un sistema unico. Quello di cui abbiamo bisogno è una rete distributiva e per questo o assumeremo promotori finanziari oppure acquisiremo delle reti presenti in questi Paesi. Noi abbiamo un potenziale ancora più forte sul fronte del Welch management e dell'erogazione del credito che oggi non abbiamo inserito nel piano ma che ragionevolmente proseguiremo.
Quali sono i motori per arrivare a creare 500 miliardi per gli azionisti?

Un punto di forza indiscutibile rispetto a tutte le altre banche è il nostro modello di business, unico perché fortemente orientato al business commissionale. Questo rappresenta un elemento di grande sostenibilità dei nostri risultati. Parallelamente, abbiamo gestito con efficacia la riduzione dei costi e il contenimento delle spese amministrative.

L’intelligenza artificiale e il digitale ci hanno consentito di lavorare con un numero inferiore di persone; tuttavia, tutte le uscite del personale sono avvenute su base volontaria e, nel frattempo, abbiamo continuato ad assumere giovani per rafforzare il capitale prospettico, in particolare dal punto di vista del rischio.

Abbiamo inoltre effettuato un’ulteriore operazione di riduzione dei rischi: oggi le nostre sofferenze nette ammontano a 800 milioni di euro. Non esiste in Europa una banca con un livello di sofferenze così contenuto, e questo ci consente di guardare al prossimo futuro con relativa tranquillità anche sul piano internazionale.

Riteniamo che il contesto geopolitico comporti rischi elevati, legati alla possibilità di entrare in conflittualità difficilmente gestibili. In questo quadro, l’intuizione di sviluppare filiali nelle quali innestare il nostro nuovo sistema informativo — che di fatto trasformerà la filiale in una sorta di banca digitale — ci consentirà di sviluppare il Digital Wealth Management, un modello che negli Stati Uniti sta crescendo con forte accelerazione.

Ciò di cui abbiamo bisogno, però, è l’assunzione o l’acquisizione di reti di promotori finanziari. In quel caso, saremo pronti a effettuare acquisizioni in questi Paesi per rafforzare la presenza del gruppo.

Il nostro è un piano d’impresa conservativo e prudente, basato sui nostri punti di forza, volto a rafforzare ulteriormente la componente del risparmio gestito e della gestione assicurativa del gruppo. Prevede una forte crescita degli impieghi e una nuova visione dell’utilizzo della forza tecnologica della banca per l’espansione all’estero, in particolare in Germania, Francia e Spagna, diversificando così l’attività del gruppo oltre alle aree dell’Europa centro-orientale, dove già deteniamo una posizione di leadership. Perché abbiamo una quota di mercato talmente alta abbiamo già fatto quello che gli altri stanno facendo adesso l'abbiamo fatto alcuni anni fa e la quota di mercato alta ci impone di diversificare, di andare all'estero, non di concentrarci sull'Italia e il risparmio gestito diventa a questo punto fiore all'occhiello ancora di più.

Io sono convinto che il governo abbia fatto un ottimo lavoro sulla gestione del debito pubblico. Il fatto che ci siano stati dei miglioramenti di rating. Una politica di bilancio molto prudente e il fatto che anche per questo io ho appoggiato la maggior tassazione sul sul fronte delle banche perché l'uscita dalla procedura di infrazione della Commissione europea porterà dei benefici sullo spread e sul costo di equity delle banche e questo aumenterà il valore relativo anche dei titoli bancari ma soprattutto delle condizioni finanziarie di chi vive in Italia. Il mio giudizio positivo.

Quindi, a questo proposito, rispetto al risiko bancario, Intesa preferisce un ruolo invece di aggregazione internazionale?

Riteniamo che la nostra dimensione sia tale da rappresentare un punto di forza difficilmente replicabile: oggi gestiamo circa 1.500 triliardi di euro di risparmi.

Il principale competitor in Italia, BPM dopo l’acquisizione di Anima, gestisce circa 250–300 miliardi di euro di masse; Generali in Italia presenta dimensioni simili. UniCredit, invece, non dispone più di una vera e propria fabbrica prodotto, e pertanto la sua dimensione non è altrettanto significativa sotto questo profilo. Inoltre, la distribuzione di prodotti di asset management e assicurativi al di fuori delle reti bancarie non rappresenta il canale elettivo per questo tipo di prodotti. Per queste ragioni, francamente, non nutriamo particolari preoccupazioni rispetto all’evoluzione del contesto competitivo e formuliamo i nostri migliori auguri affinché vengano raggiunti i migliori accordi possibili.

Per famiglie e imprese e cosa cambia per Intesa Sanpaolo a questo nuovo piano di impresa?

Decidendo di erogare 260 miliardi di euro di credito, le famiglie e le imprese avranno la certezza di poter contare su un'azienda che oggi è la più solida d'Europa e con una capacità di erogazione del credito estremamente significativa, che consentirà di poter crescere nei propri bisogni sia per le famiglie che per le imprese.

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