09 Marzo 2026
Jawad al-Khalisi, ayatollah sciita iracheno, è intervenuto nell'attuale conflitto degli alleati israelo-statunitensi contro l'Iran incitando i fedeli islamici alla jihad, colpendo cioè obiettivi israeliani e americani in tutto il mondo come forma di resistenza e dissenso alla politica aggressiva coloniale occidentale.
"Allah lo accetta (...) questo vale per tutti i Paesi musulmani": sono queste alcune delle parole pronunciate dall'autorità religiosa irachena filo-iraniana al-Khalisi rivolgendosi ai fedeli musulmani di tutto il mondo. Lo scorso venerdì 6 Marzo, settimo giorno di conflitto illegale israelo-statunitense contro Teheran, che ha coinvolto progressivamente i Paesi del Golfo nonché gli Stati di buona parte della regione mediorientale, l'ayatollah al-Khalisi ha emesso una fatwā chiedendo ai fedeli di intraprendere la "guerra santa" (jihad) contro gli "infedeli" americani ed israeliani.
L'annuncio, che chiede ai musulmani dell'Iraq e di tutto il mondo di fare resistenza alle forze statunitensi e sioniste, esorta all'uso di operazioni militari e afferma che chiunque sarà ucciso durante tali azioni di ritorsione politico-religiosa sarà considerato martire. Si tratta, quest'ultima, di una contro-misura con cui gli alleati degli iraniani, privati dell'ex Guida Suprema Ali Khamenei e destabilizzati dai bombardamenti occidentali avvenuti in spregio al diritto internazionale, invocano la resistenza e la protesta nelle comunità islamiche di tutto il mondo. Il rischio che azioni ostili ad americani ed ebrei si verificassero nel mondo era già stato lanciato giorni fa, all'indomani dello scoppio del conflitto.
È di poche ore la notizia che in Belgio un ordigno sarebbe esploso davanti alla sinagoga di Liegi:"Solidarietà alla comunità ebraica - è stato il commento del primo ministro Bart De Wever -, l'antisemitismo è un attacco ai nostri valori e alla nostra società".
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