03 Marzo 2026
Nella giornata di ieri, lunedì 2 marzo, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) ha affermato di aver colpito con un raid aereo l'ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Per ore non si è saputo nulla della sua sorte, tanto che molti hanno creduto che fosse morto. Nel tardo pomeriggio di ieri, però, è stato avvistato nel quartiere di Beit Shemesh, a Tel Aviv, duramente colpito dai bombardamenti iraniani, scortato, mentre si recava alla Knesset.
Una giornata di alta tensione in Israele ha visto il premier Benjamin Netanyahu al centro di voci su un attacco da parte dell’Irgc. La visita programmata a Beit Shemesh è stata improvvisamente cancellata dopo che l'Iran aveva annunciato di aver preso di mira l’ufficio del premier, generando timori sul suo stato di salute con l'annuncio: "La sua sorte è incerta". Molti hanno ipotizzato la morte di Netanyahu dopo queste dichiarazioni.
Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, i missili sarebbero stati diretti anche verso altri “obiettivi strategici” israeliani. La notizia ha provocato immediata preoccupazione nei media locali e internazionali, con speculazioni sulla possibilità che Netanyahu potesse essere morto.
Poche ore dopo, il premier israeliano è apparso vivo e incolume, scortato da personale di sicurezza, mentre si dirigeva verso la Knesset, confermando la propria incolumità. La sua apparizione proprio a Beit Shemesh ha fugato le voci su un possibile decesso e sottolinea la continua tensione tra Israele e l’Iran, con il premier che ha commentato, parlando dell’impatto missilistico: “Io e Trump stiamo salvando il mondo”, riferendosi alla gestione della crisi regionale.
L’episodio evidenzia la vulnerabilità degli alti vertici politici israeliani e il rischio crescente per la leadership del Paese in un contesto di escalation militare. Le autorità hanno rafforzato la protezione degli edifici governativi e degli uffici del premier, mentre il governo mantiene alta la vigilanza per le nuove azioni militari dall’Iran o dai suoi proxy.
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