13 Gennaio 2026
Sono atterrati alle 8,30 a Ciampino Alberto Trentini e Mario Burlò, rientrati in Italia dal Venezuela dopo oltre un anno di detenzione in un carcere di Caracas senza incriminazione formale, con accuse generiche di “terrorismo e cospirazione”. Al loro arrivo, i 2 sono stati accolti dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. In precedenza, il cooperante Trentini aveva dichiarato: “Finalmente libero”.
Il velivolo del XXXI Stormo dell’Aeronautica militare è atterrato nell’area CAI dell’aeroporto di Ciampino, quella riservata ai voli dei servizi di intelligence. Con l’arrivo in Italia si chiude una lunga vicenda diplomatica che ha portato, nella giornata di ieri, al rilascio di Trentini e Burlò dopo oltre dodici mesi di detenzione nelle carceri venezuelane senza una formale contestazione giudiziaria.
Prima della partenza da Caracas, il cooperante Alberto Trentini aveva affidato il suo messaggio di ringraziamento a una dichiarazione diffusa dall’ambasciata italiana: "Sono Alberto Trentini. Sono qui nella residenza dell'ambasciata italiana a Caracas. Sono libero. Desidero ringraziare il presidente del Consiglio, il governo, il ministro degli Esteri Tajani, il corpo diplomatico che si è attivato ed ha portato a termine la liberazione mia e di Mario Burlò".
Sulla liberazione interviene anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che sottolinea il significato politico e umano dell’operazione: "Ora non ci interessa quali eventualmente fossero le contestazioni, ci interessa che lui come altri cittadini italiani siano liberi, e che gli altri 42 italiani di doppio passaporto vengano rilasciati al più presto". Tajani aggiunge: "Maduro oggi non è più capo del Venezuela - aggiunge -, ed è un fatto. Grazie dobbiamo dirlo sicuramente a tutte le istituzioni che non solo in questi giorni ma in questi mesi si sono adoperate. Tutti hanno tenuto rapporti, come si è fatto in passato per altri italiani, come con Cecilia Sala".
Il titolare della Farnesina chiarisce anche la linea diplomatica italiana nei confronti di Caracas: "Sicuramente - prosegue - vogliamo avere un dialogo con la signora Rodríguez, ma un processo di normalizzazione ha delle fasi. La prima è quella della stabilità, perché non si assista a una guerra civile in Venezuela. Poi viene la crescita e infine verrà il tempo della transizione". E ribadisce: "La discrezione - prosegue Tajani - è il cuore della diplomazia. Noi abbiamo usato discrezione e massima condivisione. Infatti, la prima telefonata che ho fatto appena Trentini e Burlò sono stati rilasciati è stata con Giorgia Meloni. Ci eravamo sentiti domenica sera, appena il ministro degli Esteri venezuelano mi aveva annunciato l'imminente liberazione dei due italiani".
Infine, il ministro annuncia un nuovo corso nei rapporti bilaterali: "Abbiamo deciso, proprio dopo la liberazione di Trentini e Burlò, di ripristinare appieno le azioni diplomatiche con il Venezuela, perché fino a oggi, formalmente, c'era solo un incaricato d'affari. È un segnale di disponibilità a un rapporto più pieno, in risposta a un segnale positivo arrivato da Caracas. Adesso abbiamo ancora 42 italiani detenuti, italiani e italo-venezuelani. Quelli con solo passaporto italiano sono tutti fuori. I detenuti politici sono 24, gli altri non sono politici. L'obiettivo è aumentare il numero delle liberazioni, una per una, con realismo e fermezza".
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