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Mario Burlò, chi è l'imprenditore torinese 52enne liberato dopo 428 giorni di carcere in Venezuela, arrestato con accuse di "terrorismo"

Imprenditore torinese di 52 anni, Burlò era detenuto a Caracas senza accuse chiare dal novembre 2024: arrestato al confine, ha passato 14 mesi nel carcere di El Rodeo I

12 Gennaio 2026

Mario Burlò

Mario Burlò, fonte: imagoeconomica

Dopo 428 giorni di carcere in Venezuela, senza processo né capi d'accusa precisi, è stato liberato l'imprenditore torinese Mario Burlò. Il 52enne è stato arrestato nel novembre del 2024 al confine con la Colombia per accuse generiche di "terrorismo". Era a Caracas per esplorare "nuove opportunità lavorative".

Mario Burlò, chi è l'imprenditore torinese 52enne liberato dopo 14 mesi di carcere in Venezuela, arrestato con accuse di "terrorismo"

Dopo oltre un anno di detenzione in Venezuela, Mario Burlò è tornato libero. L’imprenditore torinese di 52 anni è stato rilasciato lunedì insieme al cooperante Alberto Trentini, ponendo fine a una vicenda rimasta a lungo avvolta nell’incertezza, tra accuse mai chiarite e difficoltà nel ricostruire le circostanze della sua prigionia.

Burlò era arrivato in Venezuela il 10 novembre del 2024, ufficialmente per esplorare nuove opportunità di business. Specializzato in outsourcing e a capo di diverse aziende, aveva informato la famiglia che sarebbe partito per il Sud America, ma l’ultimo contatto telefonico risale al 9 novembre di quell’anno. Da quel momento di lui si erano perse le tracce. Solo settimane dopo, durante un’udienza in Tribunale a Torino per un procedimento fiscale a suo carico, emerse che Burlò era detenuto a Caracas: una breve nota consolare depositata agli atti rivelò che si trovava nel carcere di El Rodeo I.

Secondo le ricostruzioni, Burlò era entrato in Venezuela via terra dalla Colombia ed era stato fermato subito dopo il confine, o a un posto di blocco mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. Le autorità venezuelane non hanno mai fornito spiegazioni ufficiali sui motivi dell’arresto. Per gran parte della detenzione non gli è stato contestato alcun capo d’accusa, ma nel novembre 2025, durante una visita consolare, avrebbe riferito di essere stato rinviato a giudizio per generiche accuse di terrorismo.

Burlò è rimasto recluso a El Rodeo I, carcere noto per sovraffollamento e condizioni dure. Durante una visita dell’ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito, nel settembre scorso, era apparso molto dimagrito: avrebbe perso fino a 20-30 chili. Anche i contatti con la famiglia sono stati rarissimi.

In Italia, intanto, la sua posizione giudiziaria seguiva un percorso separato. Nel febbraio 2025 Burlò è stato assolto in Cassazione dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nel processo Carminius sulla ’ndrangheta in Piemonte. Restano invece aperti procedimenti per presunte irregolarità fiscali legate alla gestione della squadra di basket Auxilium Torino.

I suoi legali, Maurizio Basile e Benedetto Marzocchi Buratti, hanno a lungo denunciato la detenzione “arbitraria e sollecitato l’intervento delle autorità italiane. La liberazione del 12 gennaio 2026 è arrivata nel contesto di un più ampio rilascio di detenuti stranieri deciso dal governo venezuelano. Oggi Burlò si trova all’ambasciata italiana a Caracas ed è pronto a rientrare in Italia, chiudendo una vicenda che ha intrecciato diplomazia, giustizia e diritti umani.

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