12 Gennaio 2026
Alberto Trentini, fonte: X @maratamborra
Dopo 423 giorni di detenzione in un carcere di massima sicurezza venezuelano, è stato finalmente liberato il cooperante italiano Alberto Trentini, in custodia di Caracas senza alcuna accusa formale. Il 46enne veneziano è stato arrestato il 15 novembre del 2024, dopo appena 3 settimane che si trovava nel Paese con l'Ong per cui lavorava, Humanity & Inclusion.
Dopo più di un anno di carcere senza accuse formali, Alberto Trentini è tornato libero. Il cooperante italiano, 46 anni, originario del Lido di Venezia, è stato rilasciato all’alba del 12 gennaio dal governo venezuelano insieme a un altro connazionale, Mario Burlò, ponendo fine a una vicenda che aveva suscitato forte attenzione internazionale.
Trentini era stato arrestato il 15 novembre 2024, circa tre settimane dopo il suo arrivo in Venezuela per una missione umanitaria. Lavorava per la Ong Humanity & Inclusion, organizzazione internazionale impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità e nell’inclusione sociale. Al momento del fermo si stava spostando da Caracas a Guasdualito, nello Stato di Apure, quando fu bloccato a un posto di controllo. Da quel giorno è iniziata una lunga detenzione nel carcere di massima sicurezza di El Rodeo I, vicino alla capitale, senza che le autorità abbiano mai chiarito le accuse a suo carico né avviato un processo.
La storia personale e professionale di Alberto Trentini racconta un profilo lontano da qualsiasi attività politica o militare. Laureato in Storia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dopo il servizio civile si è specializzato nella cooperazione internazionale, studiando anche nel Regno Unito. Da oltre dieci anni lavorava in contesti di crisi per diverse organizzazioni non governative, tra cui Focsiv, Cefa, Coopi e Danish Refugee Council. Ha partecipato a missioni umanitarie in America Latina, Africa, Medio Oriente ed Europa, dall’Ecuador all’Etiopia, dal Nepal al Libano, occupandosi soprattutto di assistenza alle comunità più vulnerabili.
Durante la detenzione in Venezuela, Trentini ha potuto contattare la famiglia solo tre volte in oltre dodici mesi. Le telefonate, brevi e rare, sono diventate simbolo di una prigionia segnata dall’isolamento e dall’incertezza. I genitori, Armanda ed Ezio, hanno più volte denunciato la mancanza di informazioni e chiesto un maggiore impegno delle autorità internazionali, pur riconoscendo il lavoro diplomatico svolto negli ultimi mesi.
La sua liberazione rientra in un più ampio rilascio di detenuti deciso dal governo venezuelano e viene letta come un segnale politico verso la comunità internazionale. Per l’Italia, il caso Trentini resta emblematico delle detenzioni arbitrarie di cittadini stranieri nel Paese sudamericano. Oggi, però, per Alberto si apre finalmente una nuova fase: il ritorno a casa dopo oltre 400 giorni di carcere e silenzio.
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