09 Gennaio 2026
L'ayatollah iraniano Ali Khamenei ha tenuto un discorso alla nazione in cui si è concentrato sulle proteste di piazza in corso da 12 giorni. La Guida suprema si è scagliato contro gli Stati Uniti e Israele, accusandoli di "fomentare i disordini attraverso i loro mercenari". Poi, le parole durissime contro il presidente americano Donald Trump: "Ha le mani sporche di sangue di iraniani innocenti, presto verrà abbattuto".
La Guida suprema iraniana Ali Khamenei è tornata a parlare pubblicamente mentre le proteste di massa continuano a scuotere il Paese, lanciando un duro monito sia ai manifestanti sia agli Stati Uniti. In un discorso trasmesso dalla televisione di Stato, Khamenei ha invocato “unità” di fronte a quelle che ha definito “azioni terroristiche”, accusando apertamente i dimostranti di agire per conto di potenze straniere, in particolare Washington.
“Queste persone stanno distruggendo le proprie strade per rendere felice il presidente di un altro Paese”, ha affermato, in un chiaro riferimento a Donald Trump. “Non tollereremo che qualcuno faccia il mercenario per conto degli stranieri”. Secondo la Guida suprema, dietro le proteste vi sarebbero “agenti terroristici degli Stati Uniti e di Israele”, responsabili di incendi e violenze contro beni pubblici, le presunte infiltrazioni di Mossad e CIA per rovesciare il regime.
Khamenei ha poi rivolto parole durissime al presidente americano: “Trump dovrebbe sapere che i tiranni del mondo, come il Faraone, Nimrod, Reza Shah e Mohammad Reza, sono stati abbattuti all’apice della loro arroganza. Anche lui sarà abbattuto”. E ancora: “Le sue mani sono macchiate del sangue degli iraniani”, accusandolo di aver ordinato attacchi militari contro l’Iran.
Nel discorso, la Guida ha ribadito che la Repubblica islamica non farà passi indietro: “Questo sistema è nato con il sangue di centinaia di migliaia di persone onorate e non arretrerà di fronte ai sabotatori”. Rivolgendosi ai sostenitori del regime, ha esortato: “Cari giovani, mantenete la vostra prontezza e la vostra unità. Una nazione unita sconfiggerà ogni nemico”.
Le dichiarazioni arrivano mentre il Paese è isolato da un blackout nazionale di internet e telefonia e mentre continuano gli scontri. Secondo organizzazioni per i diritti umani, decine di manifestanti sono stati uccisi e migliaia arrestati dall’inizio delle proteste, scoppiate il 28 dicembre per il collasso della valuta e l’aggravarsi della crisi economica. Nonostante gli appelli del presidente Masoud Pezeshkian alla moderazione, il messaggio di Khamenei segnala una linea di fermezza.
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