Mercoledì, 06 Luglio 2022

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Lorenza Pigozzi: "Mediobanca è nata ‘nella Storia’ e come ‘risultato della Storia'. L' Archivio Storico custodisce un inestimabile patrimonio collettivo"

La Direttrice della Comunicazione e degli Affari Istituzionali di Mediobanca Lorenza Pigozzi ci accompagna alla scoperta dell'Archivio Storico della Banca. L'intervista a Il Giornale d'Italia

18 Maggio 2022

Come nasce l’Archivio Storico Mediobanca e cosa custodisce?  

Mediobanca ha scelto di preservare e rendere consultabile il proprio patrimonio documentario dando vita all’Archivio Storico “Vincenzo Maranghi”, nel 2012 e nel 2014 ha ottenuto la “dichiarazione di interesse storico particolarmente importante”.

L’Archivio Storico di Mediobanca, è stato aperto al pubblico nel novembre 2019 – poco prima della pandemia – costituisce un osservatorio privilegiato sulla storia del nostro paese. Voluto da Enrico Cuccia e dedicato a Vincenzo Maranghi, l’Archivio arricchisce ma soprattutto completa lo scenario degli archivi bancari italiani.

Mediobanca è l’unica banca italiana e tra le poche grandi società italiane in generale nate ‘nella Storia’ e come ‘risultato della Storia’ che attraverso la lucidità del gruppo dirigente fondatore seppe comprendere le dinamiche geostrategiche globali e ne segui il corso.

Nonostante lo status dimensionale dell’Italia rispetto alle altre potenze (USA, Francia, UK), Mediobanca nel corso dei decenni si è rapporta alle realtà finanziarie e industriali espressione di quei Paesi su basi paritarie.

Ha avuto singolari capacità di contribuire al disegno di equilibri globali piuttosto che di recepirli passivamente (consiglio vivamente la lettura di uno dei volumi dell’Archivio: Mediobanca e le Relazioni Economiche Internazionali dell’Italia del Professor Giovanni Farese).

Attraverso le fonti di Archivio si prova a rendere visibile una mappa della conoscenza del singolo istituto ma soprattutto una mappa di relazioni fra diversi istituti e diversi settori produttivi nonché una mappa di relazione delle persone notevoli che hanno fatto la storia.

Da ciò l’importanza decisiva dell’archivio come luogo dove si custodisce la memoria storica, il DNA che viene trasmesso anche e soprattutto alle leadership e alle generazioni successive. 

L’Archivio offre un nuovo punto di vista su molti eventi senza la pretesa di dare una “verità assoluta”.

Occorre infatti riconoscere che la “verità” in assoluto non esiste. La storia è importante perché è appunto «storia» ovvero una selezione di fatti che, messi in sequenza, sono in grado di costituire una narrazione che, in quanto condivisa da un certo numero di individui, ne influenza la visione del mondo e l’agire.

Come si rende possibile la selezione e la conservazione della memoria culturale di una società?

Come scrive sapientemente Adriano Prosperi nel suo libro Un tempo senza storia “bisogna fermarsi a riflettere sul problema della perdita del senso della storia e del generale declino di questa dimensione, negli studi e nella società".

È da tempo che i sociologi mandano segnali d’allarme e parlano di perdita di memoria collettiva e di ignoranza della nostra storia recente e delle sue tragedie. Il fenomeno è aggravato dalla poca cura dedicata a biblioteche, archivi e musei, considerati enti inutili e non redditizi.

Quello che garantisce e preserva la memoria è "il tetto protettivo delle istituzioni socialmente deputate alla conservazione del patrimonio, come gli archivi, le biblioteche e i musei.”

Proprio per queste ragioni siamo orgogliosi di aver aperto al pubblico l’Archivio Storico Mediobanca. Il nostro archivio è una fonte di conoscenza non solo per interpretare la storia di Mediobanca ma anche per la storia dello sviluppo del paese che nell’immediato secondo dopoguerra compì la scelta di aderire ai principi di una economia aperta all'Europa e al mondo. Una fonte ricchissima, dunque, di memoria e di Storia utile per conoscere il passato ma anche per affrontare con consapevolezza le sfide del futuro che si annuncia denso di profondi cambiamenti.

Che sensibilità aveva Cuccia rispetto alla funzione di un archivio?

Molto elevata. Nel lavoro era lui a indicare dove archiviare le carte. Guardando al futuro era consapevole del valore dell’esperienza di Mediobanca tanto da auspicare una inventariazione degli archivi il più possibile “asettica”. A “parlare” doveva essere l’archivio stesso, non la persona che lo aveva originato.

Per tornare sintetizzerei il tutto con le seguenti parole: Senza memoria NON C’E’ STORIA, Senza memoria NON C’E’ PASSATO, Senza memoria NON ESISTE IL FUTURO

Torna all'articolo

Seguici su

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Più visti