18 Febbraio 2026
Ospiti negli studi di Mattino Cinque, i due carabinieri Roberto Pennini e Gennaro Cassese hanno ricostruito in modo dettagliato ciò che videro la mattina del 13 agosto 2007 nella villa della famiglia Poggi, a Garlasco, poche ore dopo il delitto di Chiara. Pennini, all’epoca maresciallo dei Carabinieri, ha ricordato come quella giornata fosse iniziata per lui in modo del tutto ordinario, prima di trasformarsi in un’esperienza professionale e umana impossibile da dimenticare.
"Quella mattina ero di riposo ma sono stato contattato dai colleghi per fare delle foto", ha spiegato Pennini, raccontando di essere stato chiamato d’urgenza nonostante non fosse in servizio.
Ha quindi descritto i primi momenti del suo intervento: "Andai quindi in caserma per prendere due macchine fotografiche: una analogica e una digitale. Arrivato in via Pascoli trovai Alberto Stasi poggiato su un muretto con un collega, mi sembrava abbastanza normale. All'interno del cortile c'era il personale del 118 e il medico che aveva appena fatto l'accesso, ho chiesto loro guanti e calzari. Una volta entrato la scena era orribile, le immagini che si vedono in televisione non rendono la realtà. C'era veramente una quantità di sangue impressionante che lasciava intendere una crudeltà molto violenta della persona che le si è avventato addosso", ha raccontato, sottolineando come l’impatto visivo e emotivo di quella scena fosse ben più forte di qualsiasi riproduzione successiva.
Pennini ha poi ricordato il suo compito principale in quelle ore concitate: "Ho fotografato il corpo di Chiara Poggi con entrambe le macchine fotografiche. Una volta usciti i nostri calzari erano imbrattati di sangue. È stato un evento talmente brutto che ho ancora in mente tutto di quel giorno", ha detto alla conduttrice, lasciando intendere quanto quell’esperienza sia rimasta impressa nella sua memoria.
A completare il quadro è intervenuto il Colonnello Gennaro Cassese, che ha offerto una lettura tecnica della scena del crimine, soffermandosi sulla violenza dell’aggressione: "Quella scena dava bene l'idea dell'accanimento che c'è stato sul corpo di Chiara. Non è stato un omicidio normale. Le varie gole di sangue erano a distanza l'uno dall'altra e questo vuol dire che quel corpo era stato attinto più volte e non in un unico posto", ha concluso, evidenziando come la disposizione delle tracce ematiche suggerisse un attacco ripetuto e particolarmente feroce.
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