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Garante della Privacy, Guido Scorza rassegna dimissioni dopo l'indagine: "Scelta dolorosa ma necessaria, serve nuova autorevolezza" - VIDEO

Il membro del Garante della Privacy Guido Scorza ha rassegnato le dimissioni in seguito alle indagini della procura di Roma per corruzione e peculato. E lo ha fatto tramite un video, nel quale ha ribadito la sua innocenza ed ha spiegato i motivi che lo hanno portato a questa decisione

18 Gennaio 2026

Il membro del Garante della Privacy Guido Scorza ha rassegnato le dimissioni in seguito alle indagini della procura di Roma per corruzione e peculato. E lo ha fatto tramite un video, nel quale ha ribadito la sua innocenza ed ha spiegato i motivi che lo hanno portato a questa decisione: "Il paese ha bisogno di un Garante che abbia autorevolezza non solo effettiva, ma anche percepita. Lascio nella assoluta certezza di non avere nessuna responsabilità in relazione alle contestazioni che mi vengono mosse, anche se non c'è dubbio che restare sarebbe stata la scelta più comoda, più saggia, ma incompatibile con il mio modo di essere. Ho detto e scritto decine di volte dall'inizio di questa vicenda che considero giuste, utili e democraticamente preziose sia l'inchiesta giornalistica che quella giudiziaria che hanno interessato il Garante e ne resto convinto. E, però, in tutta sincerità, non credo che in un sistema democratico sano, solido e maturo delle legittime inchieste giornalistiche e giudiziarie debbano poter compromettere fino a questo punto, prima che qualsivoglia specifica responsabilità sia accertata, il buon funzionamento di un'Autorità indipendente chiamata a promuovere e proteggere un diritto fondamentale, pietra angolare della nostra democrazia".

Scorza spiega che "la responsabilità non credo sia né dei giornalisti che fanno le inchieste, né tantomeno, dei giudici che fanno il loro lavoro e adempiono ai loro doveri e alla legge, ma è nostra, delle persone, dell'opinione pubblica, della società, di una parte dei media - non quelli che fanno le inchieste ma quelli che le raccontano in maniera acritica e sensazionalistica a caccia di lettori e visualizzazioni -, degli algoritmi dei social network che amplificano i messaggi più radicali e sacrificano l'audience di quelli più pacati e ponderati e, di una parte della politica, quella con la 'p' minuscola, più a caccia di facile visibilità e consenso che di riflessioni e idee per migliorare la vita delle persone e le condizioni del Paese. Confesso che questo a me pare un enorme elemento di fragilità del nostro sistema democratico che trascende questa vicenda ma sul quale, credo, sia necessario interrogarsi con urgenza".

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