06 Marzo 2026
Lando Maria Sileoni, Segretario Generale della Fabi
Durante le conclusioni del 130° Consiglio Nazionale della FABI, il Segretario Generale Lando Maria Sileoni ha ribadito come un’organizzazione sindacale responsabile non possa limitarsi a reagire passivamente ai cambiamenti, ma come abbia il dovere di anticiparli e prepararsi a gestirli attivamente.
Milano ha accolto dal 3 al 5 marzo, il 130° Consiglio nazionale della Fabi, la Federazione autonoma dei bancari italiani, principale sindacato del settore del credito. Al centro del dibattito ci sono state le grandi sfide del mondo del credito, dalla trasformazione digitale in atto alle applicazioni dell’AI nei processi bancari.
“Next generation bank. Come eravamo, come siamo, come saremo. I cambiamenti nelle banche nell’era digitale” era il titolo dell’evento che si è svolto agli East end Studios e che ha visto la partecipazione degli esponenti del mondo bancario e i vertici dei gruppi più importanti.
Dopo due giorni di dibattiti tra economisti, esponenti del sistema bancario e sindacalisti, l’ultima giornata dei lavori si è concentrata sugli aspetti regolatori, giuridici e organizzativi della transizione tecnologica, con particolare attenzione agli effetti dell’intelligenza artificiale sul lavoro bancario. Nel confronto tra esperti e giuristi sono emerse letture diverse, ma complementari sul ruolo delle nuove tecnologie.
A tirare le fila dei lavori è stato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, che ha sottolineato come l’obiettivo del Consiglio nazionale fosse evidenziare la distanza tra il sistema bancario di ieri, quello di oggi e quello che si sta preparando per domani.
"Un’organizzazione sindacale responsabile – ha spiegato – non può limitarsi a reagire ai cambiamenti ma deve anticiparli e prepararsi a gestirli. Per questo uno dei traguardi strategici della Federazione resta l’innalzamento del livello di conoscenza e consapevolezza della propria classe dirigente. Lo scambio di esperienze tra gruppi bancari e territori rappresenta uno strumento fondamentale per affrontare una fase di trasformazione che coinvolgerà l’intero settore".
Nella relazione conclusiva Sileoni ha richiamato anche alcune battaglie che hanno segnato l’azione della Fabi negli ultimi anni, a partire dal tema delle indebite pressioni commerciali.
Grazie all’iniziativa del sindacato, la questione è arrivata all’attenzione del Parlamento attraverso specifiche commissioni d’inchiesta, trasformando un problema interno alle banche in un tema di interesse pubblico, perché riguarda non solo i lavoratori ma anche la qualità del servizio offerto ai clienti.
Lo sguardo finale si è quindi proiettato verso il congresso nazionale della Fabi, appuntamento chiamato a rinnovare gli organismi della Federazione che punta a rafforzare il coinvolgimento dei territori attraverso i congressi provinciali e il ruolo dei sab, considerati la spina dorsale della struttura sindacale.
L’obiettivo è consolidare una rete capace di connettere Nord e Sud, esperienze diverse e realtà bancarie differenti, mantenendo al centro lavoratori, comunità locali e clientela. La chiusura del Consiglio nazionale è tornata sul valore della dimensione collettiva. In una fase di cambiamenti profondi – tecnologici, organizzativi ed economici – la risposta non può essere individuale. Il principio richiamato dal segretario generale è che la conoscenza permette di guardare i cambiamenti in faccia e di governarli. Ed è su questa capacità di interpretare la trasformazione che la Fabi intende continuare a svolgere il proprio ruolo nel sistema bancario italiano.
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