09 Febbraio 2026
Carlo Messina, AD Intesa Sanpaolo
Intesa Sanpaolo investe 9 miliardi di euro in servizi cloud, per liberarsi dai colossi statunitensi. Come riporta il Financial Times, nonostante per anni gli istituti bancari europei abbiano faticato a tenere il passo con i concorrenti statunitensi che dominavano il mercato, in Italia Intesa Sanpaolo, in Spagna Santander e in Francia Société Générale stanno contribuendo a ravvivare il settore.
Per oltre quindici anni, gli istituti bancari europei hanno faticato a tenere il passo con i concorrenti statunitensi. Mentre le grandi banche americane espandevano i bilanci e le valutazioni di mercato, quelle europee restavano frenate da una crescita economica debole, da una regolamentazione più prudente e da crescenti tensioni geopolitiche.
Oggi, però, la rotta sembra invertita. In un contesto in cui l’America di Donald Trump mette sotto pressione i rapporti transatlantici e allenta le regole per Wall Street, tre tra le banche europee più ambiziose stanno seguendo strade diverse per rilanciare la crescita economica.
I migliori istituti raggiungono ormai rendimenti sul capitale tangibile prossimi al 20%, mentre l’indice bancario Euro Stoxx è salito dell’80% lo scorso anno, oltre il doppio rispetto alla media dei gruppi statunitensi.
Una scelta coraggiosa e significativa è quella di Intesa Sanpaolo: la banca italiana è impegnata in un investimento da 9 miliardi di euro per trasformarsi in un fornitore di servizi cloud, inizialmente per uso interno e in prospettiva anche per clienti esterni. Oltre al superamento dei sistemi mainframe, il progetto mira a diversificare le fonti tecnologiche, riducendo la dipendenza dai colossi cloud statunitensi.
Accanto ai servizi forniti da Google e Microsoft, Intesa sta sviluppando capacità proprie, rafforzando l’autonomia tecnologica del gruppo e contribuendo agli obiettivi europei promossi dalla Banca centrale europea.
Altra mossa rilevante è l’acquisizione da 12.2 miliardi di dollari, con cui Santander punta a rilevare la banca americana Webster Financial. L’annuncio è stato accolto con cautela dagli investitori, anche alla luce dei precedenti poco brillanti delle banche europee negli Stati Uniti, tra ritiri e operazioni fallimentari come quelle di HSBC con Household o di BNP Paribas con Bank of the West.
Tuttavia, la presidente esecutiva di Santander Ana Botìn, è convinta che questa volta sarà diversa. Webster è fortemente radicata nel nord-est degli Stati Uniti, garantendo al gruppo combinato una solida presenza regionale e una quota di mercato locale dell’8%.
La base di depositi a basso costo di Webster ridurrebbe il costo della raccolta per Santander e attenuerebbe il rischio nel portafoglio dei prestiti auto.
I tagli ai costi promessi, pari al 58% delle spese generali di Webster, appaiono ambiziosi, ma la tradizionale efficienza delle banche spagnole, con un rapporto costi/ricavi di Santander attorno al 41%, rende l’obiettivo plausibile.
Grazie a questa operazione Santander potrebbe intercettare una clientela statunitense insoddisfatta dei grandi gruppi domestici.
Société Générale è promotrice di un’iniziativa altrettanto innovativa. Secondo Jean-Marc Stenger, amministratore delegato dell’unità di asset digitali del gruppo, SG Forge, si tratta attualmente dell’unica banca al mondo ad aver emesso proprie stablecoin: una ancorata all’euro e una al dollaro. Queste valute digitali rappresentano l’evoluzione naturale delle precedenti sperimentazioni del gruppo su blockchain per obbligazioni e prodotti strutturati, consentendo regolamenti più rapidi, efficienti ed economici rispetto all’uso del contante.
Secondo Société Générale, lo status di banca pienamente regolamentata e soggetta a rigorose procedure di identificazione della clientela costituisce un vantaggio competitivo rispetto ai leader attuali del mercato delle stablecoin, come Tether e Circle. Il nuovo quadro normativo europeo MiCA e il Genius Act statunitense dovrebbero favorire una diffusione più rapida di questi strumenti, e sebbene altre banche stiano sperimentando soluzioni simili in partnership, Société Générale sembra per ora godere di un chiaro vantaggio iniziale.
Singolarmente, nessuna di queste iniziative è destinata a rivoluzionare il sistema. Nel loro insieme, però, testimoniano un rinnovato dinamismo del settore bancario europeo. Se questa traiettoria sarà confermata, i benefici potrebbero estendersi non solo agli azionisti, ma anche all’intera economia europea.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2024 - Il Giornale d'Italia