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Aspenia Institute Italia, conferenza su “L’età della frammentazione: sicurezza ed economia, il posizionamento dell’Italia” con Assolombarda e Deloitte

L’evento si è svolto in occasione dell’uscita del numero di Aspenia “Il secolo mezzo cinese”; l’AD di Deloitte: “Lo scenario è profondamente cambiato, ma non ha fermato il commercio globale”

03 Febbraio 2026

Aspenia Institute Italia, conferenza su “L’età della frammentazione: sicurezza ed economia, il posizionamento dell’Italia” con Assolombarda e Deloitte

Aspenia, "Il secolo mezzo cinese"

Il 2 febbraio 2026 presso la sede di Assolombarda, si è tenuto l’incontro “L’età della frammentazione: sicurezza ed economia, il posizionamento dell’Italia” organizzato da Aspenia Institute Italia in collaborazione con l’azienda ospite e Deloitte. All’Aspen Institute Italia, dal titolo “Navigare il disordine mondiale: l'Italia nell'era della frammentazione”, il CEO di Deloitte Central Mediterranean, Fabio Pompei, sottolinea che per l’Italia è cruciale individuare direttrici strategiche alternative e rafforzare la collaborazione tra pubblico e privato, per navigare con successo in mercati sempre più complessi e selettivi.

Lo scenario internazionale in cui si muovono le imprese è profondamente cambiato. Dazi, sanzioni, regole restrittive, controlli sugli investimenti, sicurezza economica sono diventati elementi strutturali di una frammentazione che ha aumentato l’incertezza, ma non ha fermato il commercio globale. Lo sta ridisegnando”. Così Fabio Pompei, CEO di Deloitte Central Mediterranean (Italia, Grecia, Malta) è intervenuto a margine dell’evento dell’Aspen Institute Italia di lunedì 2 febbraio dal titolo “Navigare il disordine mondiale: l'Italia nell'era della frammentazione”.

A testimonianza di questa dinamica, secondo gli ultimi dati SACE, nel 2025 le esportazioni italiane sono tornate a crescere a un buon ritmo, circa il 3%, dopo un 2024 in flessione.  “Si è innescato un nuovo dinamismo degli scambi: meno concentrato, più selettivo e più strategico, perché obbliga a ripensare mercati, filiere e alleanze.  Quello che osserviamo è un’accelerazione delle strategie di diversificazione: le imprese, e sempre più anche i governi, stanno riducendo la dipendenza da poche direttrici commerciali e stanno cercando alternative più stabili”, ha osservato Pompei.

Le nuove rotte dell’export Made in Italy: il caso indiano

L’India rappresenta il caso più emblematico della nuova fase che le imprese italiane devono affrontare. Il 27 gennaio è stato siglato il Free Trade Agreement con l’Unione Europea, un accordo storico che ha creato e rafforzato uno spazio di complementarità con il sistema produttivo italiano. Oggi oltre 800 imprese italiane operano nel Paese, l’interscambio supera i 14 miliardi di euro e l’obiettivo, grazie alle nuove opportunità, è arrivare a 20 miliardi entro il 2029.

Pochi giorni fa, a Roma, abbiamo organizzato un incontro dedicato proprio alla partnership Italia–India, al quale era presente l’ambasciatrice indiana nel nostro Paese insieme a rappresentanti delle istituzioni, della diplomazia e della business community. Da quel confronto è emersa una consapevolezza condivisa: l’India non è un’alternativa tattica, ma una direttrice strategica di medio-lungo periodo”, ha spiegato il CEO di Deloitte Italia.

Il caso indiano dimostra che oggi l’export non significa soltanto individuare nuovi mercati di sbocco. In un mondo attraversato da divisioni, l’export sta diventando sempre più una relazione strutturata fatta di partnership industriali, integrazione delle catene di fornitura, cooperazione tecnologica e, sempre più spesso, anche di accordi politici”

Esportazioni italiane: una nuova geografia delle relazioni commerciali

Il Piano d’azione per l’accelerazione dell’export sui mercati extra-UE ad alto potenziale, approvato a marzo 2025, segna un cambio di approccio molto chiaro”, ha ricordato Pompei. “Si tratta di un piano che non si limita a promuovere il Made in Italy, ma prova a orientare strategicamente la proiezione internazionale del sistema produttivo”.

Il punto di partenza del Piano è realistico: UE e Stati Uniti restano centrali, ma sono mercati maturi, più esposti a shock politici e regolatori. Oggi i principali Paesi di destinazione delle esportazioni di beni italiani sono Germania, Stati Uniti e Francia, che insieme accolgono quasi un terzo del totale. È necessario affiancarli con nuove direttrici”, ha osservato il CEO Deloitte.

Dal piano emerge un messaggio chiaro: l’export italiano del futuro non si giocherà su un unico asse, ma su una pluralità di direttrici strategiche. Ed è qui che il ruolo delle istituzioni, a partire dal MAECI e dalle nuove Direzioni Generali dedicate alla diplomazia economica, diventa cruciale: accompagnare le imprese in mercati complessi che richiedono visione, continuità e capacità di relazione”, ha detto Pompei. “In un quadro globale instabile, nessun attore può pensare di farcela da solo. Né le imprese, né le istituzioni. Affrontare lo scenario frammentato che abbiamo di fronte dipenderà sempre di più dalla qualità della collaborazione tra pubblico e privato.

In questo contesto si colloca il ruolo di Deloitte come abilitatore di connessioni, come piattaforma di competenze, dati e visione, capace di accompagnare imprese e istituzioni nei processi decisionali, aiutandole a decifrare la complessità e a trasformarla in scelte concrete”, ha concluso il CEO Deloitte.

 

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