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Deloitte, rallenta crescita globale delle costruzioni nel 2024, ma l’Italia segna record +20,6% e l’Europa raggiunge $436 mld

Secondo il report Global Powers of Construction di Deloitte, i ricavi mondiali delle prime 100 aziende calano a 1,98 trilioni di dollari (-1%), mentre negli USA la crescita tra il 2020 e il 2024 è stata del 7,3%, in Cina del 3,2% e in Giappone dell’1,6%

12 Gennaio 2026

Deloitte, rallenta crescita globale delle costruzioni nel 2024, ma l’Italia segna record +20,6% e l’Europa raggiunge $436 mld

Logo di Deloitte

Il settore delle costruzioni ha registrato nel recente periodo un rallentamento a livello globale mentre il mercato europeo, ed in particolare quello italiano, risultano in crescita. Secondo l’ultima edizione del report Global Powers of Construction di Deloitte, che analizza le performance delle prime 100 aziende mondiali del settore, la produzione globale è cresciuta del 3,1%, in diminuzione rispetto alle rilevazioni precedenti, mentre le imprese italiane vedono un incremento straordinario dei ricavi del +20,6%.

"Il 2024 ha rappresentato un anno di rallentamento per la crescita dell’edilizia a livello globale. La produzione è aumentata del 3,1%, ma ad un ritmo inferiore rispetto all’anno precedente, e per il 2025 si prevede un ulteriore decelerazione al 2,3%, a causa di criticità ormai strutturali: carenza di manodopera qualificatacosti delle materie prime ancora elevatifragilità delle catene di fornitura e pressioni crescenti sul fronte della sostenibilità"Così Claudio GolinoEnterprise Security Leader di Deloitte Italia, commenta l’andamento del settore delle costruzioni su Voices, la piattaforma che ospita commenti a firma degli esperti Deloitte su temi di attualità.

Le prospettive di lungo periodo restano comunque positive, secondo lo studio Deloitte, con un CAGR atteso del 5,5% nel periodo 2025-2030. Guardando alle principali regioni globali, nei Paesi europei il comparto ha registrato un calo medio della produzione di circa il 2% nel 2024, con poche economie capaci di chiudere l’anno in positivo. In altre aree geografiche, il settore mostra maggiore solidità: negli Stati Uniti la crescita tra il 2020 e il 2024 è stata elevata (CAGR 7,3%) e si conferma positiva anche nel 2025-2029 (CAGR 4,4%); in Cina il mercato delle costruzioni continua a espandersi, con una crescita reale prevista del 3,2% nel 2025 e un CAGR del 4,1% per il periodo 2026-2029; in Giappone, infine, il settore è atteso crescere dell’1,6% nel 2025, con un CAGR dell’1,2% per il periodo 2025-2029. 

"In questo contesto, la nuova edizione della Global Powers of construction di Deloitte offre uno sguardo privilegiato sul settore grazie all’analisi dettagliata delle prime 100 aziende quotate a livello mondiale. Il report conferma il generale rallentamento tra i principali player, evidenziando un lieve calo dei ricavi totali, scesi a 1,98 trilioni di dollari nel 2024, in diminuzione dell’1% rispetto all’anno precedente. A livello globale il mercato resta dominato dai grandi gruppi cinesi, con le prime tre società che generano da sole circa un terzo dei ricavi globali e l’intero blocco cinese che pesa per oltre la metà del totale (51,2%)", scrive Golino.  

Nonostante il periodo di contrazione, secondo lo studio Deloitte l’Europa si distingue per presenza e vitalità: con 42 società presenti nella Top 100, il continente non solo conferma la propria forza numerica, ma segna anche una crescita robusta+6,2% dei ricavi, pari a 436 miliardi di dollari. La quota europea arriva così al 22% del totale mondiale, oltre due volte superiore ai contributi singoli di Giappone (9,1%) e Stati Uniti (8,8%).

A trainare questo risultato sono soprattutto i gruppi francesi, che rappresentano l’8,3% dei ricavi complessivi della classifica, e quelli spagnoli, responsabili del 4,9% e protagonisti di un incremento dell’11,9% nel 2024. Anche l’Italia mostra un segnale molto positivo: pur incidendo solo per l’1,4% dei ricavi complessivi generati globalmente dalle prime 100, le imprese italiane registrano la crescita relativa più elevata tra le principali aree geografiche analizzate, con un +20,6% dei ricavi. Analizzando più da vicino il contributo europeo nella Top 100, l’Italia si colloca al quinto posto per quota sui ricavi totali del continente (6,5%), dietro a Francia (37,3%), Spagna (21,8%), Regno Unito (12,8%) e Svezia (6,7%) e sale al secondo posto considerando i ricavi medi sul totale delle aziende nazionali (14.252 miliardi di dollari), superata solo dai gruppi francesi, che con tre società raggiungono una media di 54.751 miliardi di dollari. 

Le leve della crescita europea: internazionalizzazione e diversificazione 

"Dove si sta davvero giocando la partita? I grandi gruppi europei stanno consolidando la propria posizione nel panorama internazionale facendo leva su due strategie complementari: diversificazione del portafoglio e internazionalizzazione. La loro combinazione consente di stabilizzare i ricavi, ridurre la dipendenza dai mercati domestici e distribuire in modo più equilibrato i rischi geografici e settoriali", osserva Golino.

"Sul versante della diversificazione, negli ultimi decenni i principali operatori hanno ampliato il proprio raggio d’azione oltre l’edilizia tradizionale, puntando in particolare su real estate e servizi industriali: dalla progettazione e manutenzione di infrastrutture energetiche ai sistemi di trasporto e telecomunicazioni. Il real estate resta la forma più diffusa, grazie alle sinergie naturali con la costruzione residenziale e alla possibilità di presidiare l’intera catena del valore, ma i gruppi europei sono maggiormente presenti nei servizi industriali. Questi servizi, pur richiedendo investimenti iniziali significativi che aumentano generalmente l’indebitamento, rappresentano una delle aree di crescita più dinamiche grazie a ricavi stabili, margini più elevati e un’esposizione inferiore alla volatilità del ciclo edilizio".

"Sul fronte dell’internazionalizzazione, le imprese continuano a espandersi principalmente attraverso la crescita organica – partecipazione alle gare d’appalto ed espansione diretta – integrata da acquisizioni e partnership per accelerare l’ingresso in nuovi mercati. Questa strategia comporta rischi non trascurabili, legati a instabilità politica, barriere normative, oscillazioni valutarie e differenze culturali, ma consente di accedere a progetti infrastrutturali di grandi dimensioni e di garantire maggiore solidità al portafoglio ordini", prosegue l’esperto di Deloitte. 

"Per quanto riguarda la diversificazione, in Europa questa rappresenta non solo una scelta strategica, ma una necessità strutturale per compensare un mercato domestico meno dinamico rispetto a Usa e Asia. La contrazione della produzione nel 2024 ha spinto i gruppi europei ad ampliare ulteriormente il proprio mix verso i servizi industriali, settore più stabile e meno ciclico.

Negli Usa prevale invece una forte specializzazione nel core delle costruzioni, sostenuta da un mercato interno particolarmente solido, da grossi investimenti nel settore (spesa pari al 4,5% del PIL nel 2024) e da programmi federali come l’Infrastructure Investment and Jobs Act e il nascente Federal Infrastructure Bank Act. In Asia, il mercato delle costruzioni è in espansione", sottolinea l’autore, "ma emerge una maggiore propensione alla diversificazione, generalmente più orientata al real estate, in linea con le priorità infrastrutturali nazionali. In particolare, i gruppi cinesi hanno sviluppato divisioni immobiliari per integrare le attività di costruzione". 

Per quanto riguarda l’internazionalizzazione, dal report emerge che i gruppi europei mantengono la leadership globale: dominano in Europa, che rimane il principale mercato estero con quasi 88 miliardi di dollari generati dalle Top 30, sono ampiamente presenti nelle Americhe (dove cresce la competizione asiatica) e sono particolarmente attivi in Medio Oriente. In Asia le imprese indiane, sudcoreane e giapponesi hanno ampliato significativamente le attività estere, arrivando rispettivamente al 42%, 36% e 29% dei ricavi totali. I gruppi cinesi, invece, continuano a generare meno del 10% dei ricavi fuori dal mercato domestico, pur aumentando la loro presenza in valore assoluto, soprattutto in Africa, che rappresenta oggi la principale destinazione degli investimenti internazionali cinesi e un mercato in forte espansione, con ricavi record pari a 13 miliardi di dollari nel 2024. Negli Usa il peso dell’homebuilding limita l’espansione internazionale: solo due gruppi tra quelli analizzati operano all’estero. 

Smart construction: la trasformazione che abilita una maggiore redditività  

"Accanto alle strategie di diversificazione e internazionalizzazione, il settore deve misurarsi con trend strutturali di lungo periodo: urbanizzazione, invecchiamento della popolazione, digitalizzazione e decarbonizzazione", osserva Golino. "Questi fattori alimenteranno forti investimenti in infrastrutture di trasporto, energia, telecomunicazioni e asset digitali – un’opportunità che, nell’Unione Europea, potrà essere sostenuta dal programma NextGenerationEU fino al 2026 e da eventuali strumenti successivi". 

Tra i driver di crescita, l’urbanizzazione emerge come fattore chiave: secondo le stime delle Nazioni Unite, entro il 2050 circa il 70% della popolazione globale vivrà in aree urbane. Una transizione che richiederà nuove infrastrutture e un enorme volume di costruzioni, aprendo opportunità significative per i grandi gruppi internazionali. "Tuttavia, per coglierle pienamente, il settore dovrà prima rafforzare la propria solidità finanziaria e la propria redditività", sottolinea l’autore. "Nel 2024, i gruppi europei presenti nella Top 30 hanno registrato un margine EBIT del 3,1% nelle attività ‘core’: il livello più basso degli ultimi quattro anni. 

È in questo contesto che entra in gioco la smart construction. Non si tratta solo di introdurre strumenti digitali, ma di trasformare l’intera catena del valore attraverso l’integrazione di tecnologie come AI, digital twin, automazione e sistemi digitali avanzati. Una trasformazione che negli ultimi 5-10 anni ha rivoluzionato le modalità operative del settore, dalla fase di gara alla costruzione, alla consegna, fino alla manutenzione degli asset.  La smart construction non è solo un acceleratore operativo: è una leva strategica e finanziaria. Riduce i rischi, migliora la pianificazione, ottimizza l’uso del capitale, aumenta la prevedibilità dei progetti e contribuisce a migliorare i margini in un settore dove la redditività è storicamente fragile. Non sorprende dunque che diversi grandi gruppi europei stiano costruendo veri e propri ecosistemi digitali integrati, supportati da centri di innovazione dedicati. 

Le sfide ci sono – integrazione dei sistemi, qualità e disponibilità dei dati, scalabilità delle soluzioni e gestione del cambiamento su tutte – ma chi saprà superarle sarà posizionato meglio degli altri per competere sui mercati globalimigliorare la propria efficienza e rafforzare la resilienza finanziaria", conclude l’esperto Deloitte.  

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