07 Gennaio 2026
Il Ministero degli Affari Esteri ha pubblicato l’elenco delle aziende italiane attive in Venezuela, la lista comprende 15 nomi in totale, mentre sono 5 quelle quotate in Piazza Affari. I profili delle società coinvolte sono eterogenei e vanno dall’energia alle infrastrutture, fino all’automotive di alta gamma.
Nel settore energetico, la presenza più rilevante è quella di Eni. Il gruppo partecipa a diverse joint venture nel Paese sudamericano, in partnership con la compagnia statale Pdvsa, ad eccezione del progetto Cardon IV, condiviso con la spagnola Repsol. Le principali iniziative riguardano PetroJunin e PetroBicentenario (entrambe con una quota del 40%), PetroSucre (26%) e Cardon IV (50%). Attraverso queste società, Eni è coinvolta nello sviluppo del blocco Junín-5, del giacimento offshore Corocoro e del campo Perla.
Nel 2024 la produzione riconducibile al Venezuela è stata pari a circa 62 mila barili di petrolio equivalente al giorno, ovvero il 3,5% del totale del gruppo. Tuttavia, secondo quanto riportato da Reuters, la situazione operativa si è deteriorata: Pdvsa avrebbe chiesto ad alcune joint venture di rallentare le attività a causa dell’accumulo di scorte, conseguente al blocco delle esportazioni imposto dagli Stati Uniti e alla scarsità di diluenti. Inoltre, Eni vanta crediti verso Pdvsa per circa 3 miliardi di euro, che non possono più essere compensati tramite forniture di greggio dopo la sospensione delle licenze temporanee statunitensi, in vigore fino a marzo 2025.
Sempre nell’ambito dell’energia compare anche Supermetanol, società attiva nella produzione di metanolo e controllata congiuntamente da Ecofuel (gruppo Eni) e dalla petrolchimica venezuelana Pequiven.
Per quanto riguarda Saipem, l’operatività in Venezuela risulta al momento assente. Come ricostruito da Milano Finanza, il gruppo presidia l’area sudamericana attraverso la controllata Petrex, con sede legale in Perù, ma i progetti venezuelani risultano conclusi e non vi sono contratti attivi. In prospettiva, Saipem è coinvolta nel processo di fusione con la norvegese Subsea7, previsto per il 2026. Subsea7 intrattiene rapporti consolidati con Chevron, unico gruppo statunitense ancora presente in Venezuela grazie a una licenza speciale che consente di operare nonostante le sanzioni. Chevron è già partner di Saipem in progetti offshore in Australia e Angola.
Un altro comparto rappresentato è quello delle infrastrutture. In Venezuela è attiva Trevi, gruppo controllato in parte da Cdp Equity, attraverso la divisione Trevi Cimentaciones. L’America Latina incide in misura contenuta sul fatturato complessivo: nel 2024 ha rappresentato circa il 5% per Trevi e il 10% per la controllata Solimec. Nel corso degli anni la società ha partecipato a diversi interventi, tra cui il potenziamento della raffineria di Puerto La Cruz, la ristrutturazione della diga di Borde Seco e i lavori sulla linea ferroviaria Caracas-Cúa.
Quest’ultimo progetto era stato realizzato da un consorzio che includeva anche Impregilo, Astaldi e Ghella. Oggi Ghella risulta ancora operativa nel Paese, mentre Impregilo e Astaldi sono confluite nel gruppo Webuild. Con l’acquisizione di Astaldi nel 2020, Webuild ha ereditato la controllata Astaldi de Venezuela e una partecipazione in un consorzio di imprese italiane attivo su progetti ferroviari, attività che negli anni è stata oggetto di contenziosi. Nel bilancio 2024 il gruppo ha svalutato i crediti verso il governo venezuelano per 311 milioni di euro, accantonando complessivamente quasi 485 milioni a fondo svalutazione.
Infine, nell’elenco figura anche Ferrari. La casa automobilistica di Maranello è presente in Venezuela tramite un concessionario ufficiale: secondo quanto indicato sul sito Ferrari Caracas, la presenza commerciale nel Paese risale al 1959, anno di apertura del primo showroom locale.
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