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Eni in Venezuela tra gas, crediti verso Pdvsa per oltre 2,3 miliardi di dollari e incertezze sulle concessioni dopo le mosse degli Stati Uniti

La compagnia guidata da Descalzi conferma la continuità operativa nel Paese sudamericano, ma monitora l’evoluzione geopolitica e normativa che potrebbe incidere sul recupero dei crediti, sui pagamenti in greggio e sugli equilibri del settore energetico venezuelano

06 Gennaio 2026

Eni in Venezuela tra gas, crediti verso Pdvsa per oltre 2,3 miliardi di dollari e incertezze sulle concessioni dopo le mosse degli Stati Uniti

Claudio Descalzi, CEO Eni

Eni e il Venezuela, crediti verso Pdvsa oltre 2,3 miliardi di dollari, incertezza su concessioni e pagamenti dopo le mosse degli Stati Uniti. La compagnia italiana prosegue le attività nel Paese sudamericano, concentrate sul gas, mentre monitora l’evoluzione del quadro geopolitico e regolatorio che potrebbe incidere sul recupero dei crediti e sul futuro delle operazioni

Il contesto geopolitico ed energetico

Il Venezuela resta uno dei Paesi con le maggiori riserve di petrolio al mondo, ma il suo settore energetico continua a essere condizionato da sanzioni internazionali, vincoli finanziari e decisioni politiche statunitensi. Le più recenti iniziative dell’amministrazione americana, orientate a rafforzare il controllo sui flussi petroliferi e ad aprire spazi di intervento per le compagnie statunitensi, hanno riacceso l’attenzione sul futuro delle concessioni e sui rapporti con le società straniere già presenti nel Paese. In questo scenario, le aziende europee attive in Venezuela guardano con cautela alle possibili evoluzioni, consapevoli che eventuali cambiamenti nelle regole potrebbero incidere sugli equilibri esistenti.

Le attività di Eni nel Paese

Eni è presente in Venezuela principalmente nel settore del gas naturale. La produzione è concentrata nel giacimento offshore Perla, sviluppato attraverso una joint venture con Repsol e operato tramite la società Cardón IV. Il gas estratto è destinato quasi interamente al mercato domestico venezuelano e utilizzato soprattutto per la generazione di energia elettrica. La società ha ribadito che, allo stato attuale, le operazioni procedono regolarmente. Un portavoce del gruppo ha spiegato che Eni sta "monitorando con attenzione l’evoluzione della situazione" e che "al momento non si registrano impatti sulle attività".

Il nodo dei crediti verso Pdvsa

Il principale elemento di esposizione per Eni riguarda i crediti maturati nei confronti della compagnia petrolifera statale Pdvsa. Al 30 giugno 2025 tali crediti ammontavano a circa 2,3 miliardi di dollari. Negli anni recenti, una parte di queste somme era stata recuperata attraverso il meccanismo degli accordi “oil for debt”, che prevedono la compensazione tramite carichi di greggio destinati all’esportazione. Tuttavia, la revoca o il mancato rinnovo delle autorizzazioni da parte delle autorità statunitensi ha reso più complesso questo processo. Secondo stime di mercato, l’ammontare complessivo dei crediti potrebbe avvicinarsi ai 3 miliardi di dollari, al lordo delle svalutazioni già contabilizzate.

Scenari aperti e prospettive

Le prospettive per Eni dipenderanno dall’evoluzione delle relazioni tra Stati Uniti e Venezuela e dalle decisioni in materia di sanzioni e licenze operative. Un’eventuale riconferma degli attuali equilibri consentirebbe alla compagnia di proseguire le attività senza modifiche sostanziali, mentre un irrigidimento delle condizioni potrebbe incidere sulla capacità di recuperare i crediti e sulla stabilità delle concessioni. In parallelo, l’interesse manifestato da operatori statunitensi per nuovi investimenti nel Paese suggerisce un possibile riassetto del settore. In questo contesto, Eni mantiene un approccio prudente, focalizzato sulla continuità operativa e sulla tutela delle proprie posizioni finanziarie nel medio-lungo periodo.

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