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Chi è Domenico Arcuri: cv, biografia e lettera di addio a Invitalia. "Lascio il gruppo con rammarico". Con lui, da perdita di 51 mln a utile di 80 mln

Domenico Arcuri prese in carico Invitalia nel 2007 con una perdita da 51 mln e oggi lascia la società con un utile di 80 mln. Scopriamo chi è, biografia, cv e la lettera scritta dall'ex Amministratore Delegato che lascia il Gruppo con un saluto piccato

01 Luglio 2022

Domenico Arcuri

fonte: Imagoeconomica

Domenico Arcuri lascia i vertici di Invitalia dopo 15 anni, sostituito da Bernardo Mattarella. "Lascio Invitalia con rammarico", scrive in una lettera pubblicata dal quotidiano Repubblica. Scopriamo chi è, curriculum e biografia dell'ex Ad di Invitalia e Commissario d'Emergenza scelto dal governo Conte II, poi sostituito da Draghi con Figliuolo.

Chi è Domenico Arcuri: biografia

Domenico Arcuri nasce a Melito di Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, il 10 luglio del 1963. Figlio del prefetto di Reggio Calalbri Aldo Arcuri, si è formato tra Napoli e Roma, laureandosi in Economia e Commercio nel 1986 presso l'Università Luiss. La sua carriera inizia in IRI nella Direzione pianificazione e controllo, dove si è occupato delle aziende del gruppo operanti nei settori delle telecomunicazioni, dell'informatica e della radiotelevisione.

Nel 1992 fonda insieme a Fabrizio Pascale - figlio di Ernesto, presidente della Stet, ex Telecom - la società Pars, joint venture tra Arthur Andersen MBAGeneral Electric Company (GEC), poi trasformatasi in Marconi Communications. In seguito, Pars viene venduta ad Arthur Andersen, società in cui Arcuri ricoprirà il ruolo di partner responsabile italiano "Telco, Media e Technology".

Successivamente, Arthur Andersen salta per via del caso Enro e viene acquisita da Deloitte, dove Arcuri diventerà partner internazionale prima, e Amministratore Delegato dopo, nel 2004. Durante questa fase, il manager ha riposizionato l'azienda nel settore della consulenza alle grandi aziende e alle pubbliche amministrazioni restituendole profili di visibilità e redditività.

Domenico Arcuri: cv

Nel marzo 2007 il Governo Prodi II lo nomina amministratore delegato di Sviluppo Italia — che di lì a breve sarebbe stata rinominata Invitalia —, società con l'obiettivo di rilanciare lo sviluppo industriale italiano grazie all’attrazione di investimenti e a finanziamenti da parte dello stato. 

Rimarrà ai vertici di Invitalia per ben 15 anni ininterrotti, mentre nel nostro Paese si sono susseguiti otto differenti Governi. Un fatto piuttosto anomalo visto che tutti i presidenti del consiglio che si sono succeduti dal 2007 a oggi l'hanno sempre confermato: Romano Prodi, che l'ha messo ai vertici della società supportato da D'AlemaSilvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni Giuseppe Conte (Governo I e II)

Domenico Arcuri, il percorso in Invitalia

Sviluppo Italia nasce da GEPI, società pubblica dedicata al salvataggio delle aziende in crisi e alla salvaguardia dell’occupazione, istituita nel marzo del 1971. Ad essa, inizialmente, fu affidato il compito di acquisire partecipazioni in società in crisi per favorirne la ristrutturazione e il rilancio, ma già dal 1976 divenne uno strumento per il reimpiego e il mantenimento dell’occupazione in esubero. Nel 1997 le sue attività confluirono nella finanziaria di partecipazioni Itainvest, a sua volta assorbita dall’agenzia Sviluppo Italia nel 2000.

Nel 2007, quando Arcuri fa ingresso, Sviluppo Italia era una società obsoleta e in crisi. I suoi obiettivi per lo sviluppo industriale erano disattesi. Con la legge Finanziaria del 2007, il governo decise di riformare e rinonimare  Sviluppo Italia in Invitalia. Da quel momento, è stato avviato un «piano di riordino e di dismissione delle partecipazioni societarie».

Non è stata facile la sfida che Arcuri ha dovuto affrontare, ma è stato un successo. Fu lui ad assumersi una responsabilità che  nessun altro voleva e un compito che pochi altri sarebbero stati in grado di portare a termine. 

Per statuto Invitalia non può fare profitto, ma sotto la gestione di Arcuri la società non è stata quasi mai in perdita. Ad oggi, Arcuri lascia la società con un utile di 80 milioni.

Tra le crisi industriali più importanti di cui si è occupato rientrano sicuramente l’impianto di produzione dell’alluminio di Alcoa a Portovesme, la fabbrica Fiat di Termini Imerese, quella di BredaMenarinibus a Bologna, di Irisbus a Valle Ufita, di Bekaert a Figline Valdarno, di Embraco a Riva di Chieri.

Su mandato del Governo, tra l'altro, ha elaborato e realizzato il piano di riorganizzazione e rilancio dell'azienda, che oggi gestisce tutte le misure agevolative per le imprese.

Spostandoci in tempi pià recenti, durante la pandemia da Covid, nel marzo 2020, Arcuri viene nominato “Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19” dal Governo Conte II, con incarichi sulle terapie intensive, sulle mascherine e sul reperimento dei dispositivi medici, sulla firma del contratto dell’app Immuni, sul rientro a scuola dopo la prima ondata, sul piano per la distribuzione dei vaccini contro la COVID-19. Dopo un anno, l'1 marzo 2021, Draghi lo sostiuisce con il generale dell'esercito Figliuolo.

Arcuri collabora abitualmente con le Università Bocconi, Federico II e Luiss "Guido Carli" in qualità di docente ed esperto in materia economica e di politica industriale. È titolare di una rubrica economica su "Huffington Post" ed è presente da anni sui quotidiani nazionali con editoriali sullo sviluppo del Mezzogiorno.

Domenico Arcuri: vita privata

Domenico Arcuri è un uomo estremamente riservato, difficilmente incline a dare del tu, se non ai suoi collaboratori più stretti. Non amante delle folle, tifoso della Roma, è nato il 10 luglio 1963 sotto il segno del cancro e quest'anno festeggia 59 anni.

Parlando della vita sentimentale, Arcuri è stato sposato con Myrta Merlino, nota giornalista televisiva di La7. Si è dimostrato essere un uomo molto affettuoso nei confronti dei figli della Merlino, i gemelli Pietro e Giulio, che ha cresciuto come se fossero suoi fin dal primo momento. Nel 2001 i due hanno avuto una figlia, Caterina Arcuri, sono rimasti legati a lungo per poi concludere la loro relazione qualche anno fa.

Arcuri, la lettera di commiato con un commento piccato

A fine incarico, dopo aver coperto per 15 anni il ruolo di Ad presso Invitalia, Domenico Arcuri si è lasciato andare in una lettera di addio pubblicata dal quotidiano Repubblica.

"Gentile Direttore,

oggi si conclude la mia esperienza in Invitalia. E oggi non è un giorno di dolore, di recriminazioni o di rimpianti.

Perché a pochi viene data la possibilità, per quindici anni, di mettere a disposizione dei propri concittadini quel poco o tanto che sanno. Di lavorare per quello che si usa definire il bene comune. A me questa opportunità è stata data. E di questo sono riconoscente ed orgoglioso. Debbo perciò ringraziare gli otto Presidenti del Consiglio con i quali ho avuto il privilegio di lavorare: Romano Prodi, che mi chiamò a ristrutturare l’allora Sviluppo Italia, Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Giuseppe Conte, che mi hanno riconfermato la fiducia, e Mario Draghi, che ha ritenuto la mia esperienza dovesse concludersi.

Quanto all’orgoglio, credo che la scelta migliore sia lasciar parlare i numeri. Che dicono assai di più delle parole. Nel 2007 la SviluppoItalia che ereditai era una somma irrazionale di componenti: dalle autostrade del mare al prestito d’onore, dalle bonifiche dei siti minerari alle olimpiadi invernali.

Aveva 238 società, fatturava 94 milioni di euro e ne perdeva 51. Il totale dell’attivo era di 1.6 miliardi di euro. Dava lavoro a 1.719 persone: aveva 1 dirigente ogni 7 dipendenti. L’investimento più rilevante incentivato era di 5 milioni di euro.

Nel 2021 l’Invitalia che lascio possiede 5 società, fattura 159 milioni di euro (351 consolidati), ha un utile di 80 milioni. Il totale dell’attivo è di 7.2 miliardi. Dà lavoro a 2.385 persone: 1 dirigente ogni 33 dipendenti. È la holdingper lo sviluppo del Governo italiano. Ha un portafoglio ampio di incentivi per le imprese che vogliono investire e per i cittadini che vogliono intraprendere nel nostro paese. L’investimento più rilevante che ha incentivato è di 800 milioni di euro; è una delle tre centrali di committenzanazionali; possiede due banche, la principale delle quali gestisce il fondo centrale di garanzia, la società che ha ridotto il digital divide e realizza l’infrastruttura a banda ultra larga, la start up che dovrà rendere possibile la produzione di acciaio verde, il 50% dei diritti di voto di Acciaierie d’Italia. Nel 2021 il Gruppo ha permesso l’attivazione di investimenti per 24.8 miliardi di euro, l’1.4% del Pil italiano. E già oggi supporta la realizzazione del 23% del Pnrr. Insomma: un insieme razionale, davvero a sostegno della crescita del nostro paese."

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