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Cybersecurity. Sud Italia a maggior rischio cyber criminale

Il rapporto Swascan identifica 489 vulnerabilità potenziali: Campania, Molise e Puglia esposte a livello critico

08 Ottobre 2021

Cybersecurity.  Sud Italia a maggior rischio cyber criminale

Un totale di 489 potenziali vulnerabilità, 536 e-mail compromesse, 123 indirizzi IP e 346 servizi esposti su internet: questi i dati del Cyber Risk Indicators Report rilasciato da Swascan, controllata di Tinexta Cyber (Tinexta Group), polo italiano della cybersicurezza, che analizza il potenziale rischio cyber delle imprese del Meridione, condotta nel mese di agosto 2021.

L’indagine di Swascan

L’indagine ha riguardato un campione di 20 aziende del Sud Italia, distribuite in maniera omogenea sul territorio e selezionate in ciascuna regione tra le prime 100 per fatturato: per le prime sei regioni – Puglia, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna – sono state selezionate 3 aziende, mentre in Molise 2.

Il Security Operation Center (Soc) di Swascan, operando esclusivamente su informazioni pubbliche e semipubbliche reperibili nel web, dark web e deep web, ha identificato un totale di 489 potenziali vulnerabilità, di cui il 20% di livello alto e il 70% di livello medio, con 27 e-mail compromesse in media per dominio. Le vulnerabilità, principalmente riferibili al mancato aggiornamento dei sistemi o a sistemi non patchati o i cui protocolli di desktop remoto risultano esposti, sono così distribuite: 10 aziende sono prive di potenziali vulnerabilità, 4 aziende hanno tra 1 e 25 potenziali vulnerabilità, 3 aziende hanno tra 26 e 50 potenziali vulnerabilità e 3 aziende hanno più di 50 potenziali vulnerabilità.

Lo scenario di rischio cyber che emerge da questa panoramica è da collegare al divario digitale delle regioni del Sud, collocate nelle ultime posizioni della classifica elaborata sulla base del Digital Economy and Society Index regionale 2020 elaborato dall’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano.

L’analisi condotta utilizzando i servizi di Threat Intelligence, mirati a identificare le potenziali minacce, ha permesso di identificare, sulla base del campione preso in considerazione, le regioni maggiormente esposte a possibili attacchi informatici di cyber crimine. Campania, Molise e Puglia sono esposte a livello critico, con una media di oltre 50 vulnerabilità già disponibili pubblicamente. Segue la Sicilia, con una media di vulnerabilità tra 26 e 50 che determina una elevata esposizione al rischio cyber. Basilicata, Calabria e Sardegna hanno infine una esposizione al rischio cyber di tipo medio, con una media tra 1 e 25 di vulnerabilità.

“Le evidenze di criticità – spiega Pierguido Iezzi, Ceo e Cyber Security Director di Swascan - mostrano come le aziende del Sud Italia possono essere facile preda di attacchi ransomware, mirati alla richiesta di un riscatto per ripristinare i sistemi e le reti manomesse attraverso le più disparate tecniche di assalto digitale: dal social engeneering, usato per ottenere l’accesso ai computer attraverso l’inganno o la manipolazione delle vittime indotte a cliccare su link maligni o a fornire informazioni sensibili o personali, ai botnet, grandi reti di computer compromessi la cui potenza di elaborazione viene utilizzata all’insaputa dell’utente per svolgere attività criminali".

I metodi di attacco degli hackers

Fondamentale identificare i punti deboli dell’obiettivo di attacco degli hackers. Uno stratega militare di successo dedica ampie risorse alla ricognizione per trovare i punti deboli nelle difese del nemico o per valutarne le capacità. In entrambi i casi, qualsiasi informazione raccolta sull’obiettivo può essere il pezzo cruciale necessario per rivelare una debolezza critica nella difesa o una capacità offensiva sconosciuta del nemico. Una volta isolate le vulnerabilità, per un “criminal hacker” esistono due vie principali per attaccare il proprio target: usando il fattore umano con il social engineering o sfruttando le vulnerabilità.

Il ransomware

Un ransomware è un tipo di malware che limita l'accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto (ransom in inglese) da pagare per rimuovere la limitazione. Ad esempio alcune forme di ransomware bloccano il sistema e intimano all'utente di pagare per sbloccare il sistema, altri invece cifrano i file dell'utente chiedendo di pagare per riportare i file cifrati in chiaro.

"Il ransomware – dice ancora Pierguido Iezzi - è la minaccia principale, dal momento che permette facili profitti agli hacker criminali. I file vengono prima copiati e poi crittografati, gli utenti non possono lavorare, i dati rischiano di essere pubblicati o messi in vendita sul dark web con gravi danni alla reputazione aziendale. L’80% delle aziende che cedono ad un ricatto informatico finiscono per subire un secondo attacco, per non parlare del fatto che il 46% delle aziende colpite non è riuscita a recuperare totalmente i dati compromessi. Il danno economico è reale: il 66% delle imprese ha riportato una significativa perdita di entrate a seguito di un attacco ransomware. Inoltre le richieste di riscatto aumentano: il 35% delle aziende ha pagato cifre tra i 350.000 e 1.400.000 dollari, mentre il 7% ha pagato riscatti superiori a quest’ultima cifra”.

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