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Mammut lanoso, la clonazione degli scienziati è iniziata davvero

Grazie agli investimenti di un appassionato, gli scienziati potranno iniziare la creazione della specie ibrida. Attesi i primi cuccioli in 6 anni

14 Settembre 2021

Piccolo di elefante

Fonte: Unsplash

Un'azienda è riuscita a raccogliere 15milioni di dollari per finanziare il progetto che riporterà in vita i Mammut, gli estinti giganti dell'Era Glaciale. Grazie alla cospicua donazione gli scienziati potranno creare un ibrido tra elefante e mammut lanoso, la specie dal pelo lungo e dalle zanne bianchissime. Se riusciranno nell'impresa, sarà un traguardo spettacolare per l'incontro tra tecnologia genetica e biologia e avrebbe un impatto globale nel rigenerare alcuni ecosistemi in crisi. Si aspettano i primi cuccioli di mammut tra soli sei anni.

Mammut lanoso, la clonazione degli scienziati li riporta in vita

La scienza arriva dove la natura ha posto dei limiti. E riporta in vita alcune specie grazie alla manipolazione genetica e a ritrovamenti ben conservati di animali provenienti da epoche lontane. Lo abbiamo già visto fare con la clonazione della pecora Dolly, ma da allora il progresso tecnologico ha reso la riproduzione di cellule animali una cosa quasi da tutti i giorni. Ma cosa succede quanto queste cellule provengono da una specie animale estinta 10mila anni fa? Questo il caso del mammut lanoso, che alcuni scienziati stanno cercando di riportare nella tundra Artica.

La prospettiva di riportare il mammut alla gloria dei vecchi tempi è un tema che viene discusso da anni, ma solo lunedì 13 settembre c'è stata una svolta importante. Gli scienziati hanno annunciato infatti che grazie ai finanziamenti della compagnia di genetica Colossal, fondata dal magnate Ben Lamm e dal professore di genetica della Harvard Medical School, George Church, riportare il mammut in vita sarà adesso possibile.

La clonazione del mammut per ricostruire gli ecosistemi in pericolo

Non sarà un mammut puro, ma un ibrido incrociato con una specie di elefante. E sarà realizzato tramite la creazione di embrioni artificiali fatti in laboratorio che conterranno il DNA della specie millenaria. Il progetto prevede di utilizzare cellule dermiche di elefanti asiatici, che sono in via di estinzione a causa del loro trattamento ingiurioso dei bracconieri che rivendono avorio. A fare la differenza saranno i geni del pelo del mammut, che lo rendono così unico nel suo genere. Il gene del folto pelo è quello che ha permesso alla specie di creare la sua struttura corporea che grazie allo spesso strato di grasso, utile per affrontare il freddo artico e adattarsi agli sbalzi di temperatura caratteristici dell'era preistorica. La specie di elefante asiatico e quella del mammut lanoso hanno infatti delle similitudini che consentirebbero agli scienziati di ricreare un ibrido completamente nuovo.

Il progetto di clonazione non è solo una vena megalomane degli scienziati che giocano a fare Dio. Si tratta invece di un tentativo di aiutare a conservare la specie di elefante asiatico consentendogli di cambiare ecosistema e sopravvivere anche con temperature fredde nella steppa artica. Ma c'è di più. Secondo i genetisti, introdurre l'ibrido di ultima generazione potrà aiutare nella lotta al cambiamento climatico. Non tutti gli scienziati sono d'accordo però, e considerano l'esperimento troppo lungo ed estenuante. "La portata su cui fare un esperimento simile è enorme - ha detto Victoria Herridge, biologa evoluzionista del Natural History Museum di New York - stiamo parlando di centinaia di migliaia di mammut che servirebbero per ripopolare la tundra. E ognuno di loro impiega 22 mesi per la gestazione di un piccolo e 30 anni per raggiungere l'età adulta". 

Mammut lanoso, che cos'è e come si è estinto

Il mammut lanoso visse dai 200mila ai 5mila anni fa nel Pleistocene. Si trovava in Europa, Asia e Nordamerica. Specie adatta a un clima gelido, è l'evoluzione pelosona del precedente mammut delle steppe. I suoi resti fossilizzati furono trovati nel 1806 da alcuni ricercatori russi, che cercarono di capire le cause della loro estinzione. Ad ucciderli, non sono stati i predatori, ma il cambiamento del loro habitat naturale, che riscaldandosi li ha privati della flora di cui si cibavano. Il loro periodo di estinzione è cominciato 120mila anni fa, durante l'era interglaciale Eemiano, tra le glaciazioni che nelle Alpi si chiamano Riss e Wurn.

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