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EY Summit: transizione digitale ed energetica, due sfide interconnesse

Al via il secondo appuntamento dell'EY Summit 2021

26 Maggio 2021

Innovazione e digital divide: come combattere la nuova disuguaglianza sociale? La parola a Francesco Nonno di Open Fiber

Rete, mondo (Pixabay)

La transizione digitale e quella energetica sono due sfide interconnesse che devono procedere di pari passo per consentire all’Italia di tornare a correre. La rete infrastrutturale dovrà essere un abilitatore e la leva per potenziare i benefici derivanti da questa “rivoluzione” industriale e sociale. È questa la missione per il futuro del Paese per istituzioni e key player protagonisti del secondo appuntamento dell’EY Summit Infrastrutture 2021 “Transizione digitale ed energetica” in corso questa mattina.

Massimo Antonelli, Regional Managing Partner dell’area Mediterranea e CEO per l’Italia di EY, evidenzia in apertura dell’evento l’importanza di mettere in campo le riforme necessarie ad accompagnare il processo di transizione energetica e digitale del Paese: “La transizione digitale e quella energetica sono due pilastri per la trasformazione del nostro Paese. Lo si evince dal PNRR, in cui come sappiamo le due aree insieme assorbono il 67% del piano, e lo confermano anche i risultati della nostra recente indagine EY-SWG che indica due priorità: il passaggio completo alle energie rinnovabili per le infrastrutture delle utilities (secondo il 54% dei manager) e il potenziamento delle infrastrutture di connettività (40%). Quello che ancora poco viene riconosciuto, invece, è quanto le due transizioni siano interdipendenti tra loro. Questo concetto è essenziale come lo è la necessità di fare delle riforme coraggiose che permettano ad amministrazione, imprese e parti sociali di collaborare nel migliore dei modi per costruire tutti insieme un futuro più sostenibile per le nuove generazioni, facendo fronte in modo responsabile agli impatti sociali che le trasformazioni origineranno”.

EY Summit, Francesco Starace (Enel): "Il digitale è il driver principale della grande trasformazione energetica"

“La parola digitale ha delle implicazioni molto profonda nell’evoluzione di molti dei segmenti industriali”, afferma Francesco Starace, CEO di Enel. “Io parlo del nostro, di quello dell’energia e delle utilities, in cui il digitale insieme alla scienza dei materiali sono il driver principale della grande trasformazione energetica. Il fatto che la capacità di calcolo e l’interconnessione abbiano portato alla rivoluzione delle rinnovabili, insieme al continuo miglioramento della scienza dei materiali, è alla radice del loro successo e di quello che hanno a loro volta scatenato all’interno del settore industriale di cui facciamo parte.

“Non potevamo esserne solo spettatori e come Enel abbiamo deciso di sfruttare al massimo questa grande leva di creazione di valore, sia trasformando digitalmente Enel, sia anticipando i tempi e gli esiti della trasformazione digitale nell’economia del mondo. Fino ad adesso gli eventi sono andati nella direzione che pensavamo. Ci troviamo in un mondo che ha imboccato con decisione una strada ineluttabile. Con Enel abbiamo in un certo senso anticipato l’inevitabile conclusione che il digitale porta a tanti player che operano nel campo dell’energia”, conclude l’ad.

EY Summit, Elisabetta Ripa (Open Fiber): "Trasformazione radicale che attraverserà tutti i settori industriali"

“La trasformazione che stiamo vivendo è una trasformazione radicale e attraverserà tutti i settori industriali”, ha dichiarato Elisabetta Ripa, CEO di Open Fiber. “Con il Covid siamo stati fortemente esposti alla digitalizzazione e abbiamo preso coscienza di come il digitale possa impattare sulla nostra vita sia personale che professionale, ma ancora non abbiamo compreso a pieno quello che sarà la trasformazione digitale sull’industria e sulla trasformazione delle diverse filiere produttive, che tenderanno ad essere non solo interconnesse, ma molto più unite al punto da rendere più difficile individuarne i confini. Il minimo comune denominatore della giornata di oggi, della distribuzione energetica e della distribuzione vicino all’utilizzatore e la trasformazione in generale dei processi, ha come fattore abilitante la connettività. Ovvero la disponibilità di un’infrastruttura di telecomunicazioni che sia in grado di supportare questa mole enorme di dati, e di farlo attraverso una modalità distribuita sul territorio con una copertura il più possibile capillare, non solo delle grandi aree metropolitane ma anche dei centri rurali”.

Ey Summit, Luigi Gubitosi (TIM): "La rete è una condizione necessaria allo sviluppo, ma da sola non sufficiente"

“Tim è un attore importante e sarà fondamentale per questo processo, ma sicuramente non è il solo”, ha dichiarato Luigi Gubitosi, CEO di Telecom Italia. “È importante che vi sia uno sforzo coordinato di tutti gli operatori, non a caso il principio su cui stiamo spingendo è il coinvestimento, dove appunto più soggetti lavorano insieme per evitare duplicazioni e per accelerare i tempi. Perché i tempi che ci siamo dati sono raggiungibili ma ambiziosi”.

“Per quanto riguarda i principali asset. Tim è l’unica realtà e l’ultimo operatore italiano basato in Italia con tutte le tecnologie, questa è la grande differenza con altri attori presenti sul mercato italiano, che siamo presenti in tutti i settori. Questo ci dà la possibilità di far sì che siano tutti perfettamente integrati, perché noi parliamo tantissimo di rete, che è una rete efficace ed efficiente di ultima generazione, ed è un fattore abilitante importantissimo per il Paese. Da sola, però, serve relativamente a poco, per completare almeno una prima fase del processo di trasformazione e digitalizzazione del Paese ci dovranno essere i cloud, una cyber security all’altezza, le tecnologie del mondo del web come la blockchain. La rete quindi è una condizione necessaria allo sviluppo, ma da sola non sufficiente. Un altro aspetto è quello delle competenze, perché è fondamentale che vi siano sforzi importanti per dare competenze a chi non le ha, altrimenti avremo un Paese che va a due velocità”.

EY Summit, Massimiliano Bianco (IREN): "Puntiamo sulle infrastrutture"

“La pandemia sta modificando questo sistema della progressiva urbanizzazione delle città”, ha spiegato Massimiliano Bianco, CEO di Iren. “Noi come operatori che gestiamo grandi città, ma anche aree di minore dimensione, abbiamo le caratteristiche adatte per far fronte a entrambe le esigenze. C’è un tema dell’infrastruttura, già farla determina lo sviluppo dei sistemi produttivi, calcoliamo un moltiplicatore di almeno due volte il valore aggiunto degli investimenti e di quattro volte in termini occupazionali. I nostri obiettivi sono migliorare la qualità della vita delle persone che abitano nelle aree in cui operiamo e migliorare la competitività delle imprese. Servizi innovativi che trasformano da fruitori di commodity a parte attiva del sistema di consumo, che potremmo definire a chilometro zero. Basti guardare alla comunità energetica, ci sono caratteristiche chiave in termini di servizi che le infrastrutture che andremo a realizzare abiliteranno. Credo che questa sia la giusta direzione”.
 

Senza investimenti in digitale la transizione energetica diventa un miraggio

Rafforzare le tecnologie digitali risulta imprescindibile per lo sviluppo di tutte le priorità individuate nel PNRR e contribuire positivamente anche alla sostenibilità del Paese. È quanto emerge anche dalla seconda parte dello studio EY-SWG per il Summit Infrastrutture che ha coinvolto oltre 400 manager e dirigenti pubblici italiani che si sono espressi sui temi della digitalizzazione e della sostenibilità, due ambiti che sono al centro del Recovery Plan messo a punto dal governo Draghi. I nuovi dati dell’indagine, presentati oggi durante il Summit, certificano che i manager sono ampiamente consapevoli della sinergia tra transizione energetica e digitale, che possono fare la differenza in termini di risparmio di energia e minor spreco delle risorse ambientali: secondo il 95% dei partecipanti, il rafforzamento delle tecnologie digitali non potrà che dare un contributo positivo ai processi di sostenibilità. L’Italia registra già un buon livello di sviluppo nella transizione energetica grazie alla proattività di alcuni grandi attori del settore e al supporto di una legislazione incentivante, oltre che di una risposta positiva dell’intera filiera, utenza inclusa. Infatti, sul tema delle infrastrutture per le utilities, tra le priorità degli intervistati primeggia la transizione completa alle energie rinnovabili (54%), seguita dall’ottimizzazione dell’utilizzo delle infrastrutture fisiche, come la fibra, l’energia elettrica sugli stessi tralicci e l’unione di gas e idrogeno nella stessa pipeline (37%), e dalla costruzione di termovalorizzatori per la produzione di energia dai rifiuti (sempre 37%). Infine, un 32% pone l’accento sulla necessità di rendere più efficiente la rete idrica. L’energia del futuro sarà decarbonizzata, decentralizzata e digitale. La catena del valore dell’energia, quindi, muterà e impatterà su produzione, consumi e infrastrutture coinvolte, e sarà pertanto necessario avere le competenze utili a introdurre e valorizzare le tecnologie digitali richieste.

 

Infrastrutture digitali oggi e 5G

Tra la fine del 2020 e i primi mesi del 2021 c’è stata una crescita sostenuta di offerte commerciali 5G in tutto il mondo, e in Italia la copertura della popolazione con almeno tre operatori ha raggiunto il 20%, raddoppiando in un anno, mentre uno degli operatori ha già raggiunto il 91% della copertura attraverso l’attivazione dell’infrastruttura 5G ready, che raggiungerà il 99% della popolazione entro il 2025[1]. Nel leggere questi dati bisogna tener conto, però, che non si può più parlare  solo di una singola tecnologia ma che le infrastrutture digitali includono anche il cloud computing, le reti IoT e la sensoristica,  ambiti che necessitano di ulteriori sviluppi, e che queste percentuali vanno analizzate anche alla luce del gap infrastrutturale di alcuni territori, oltre che con la capacità di utilizzo da parte delle aziende stesse e della pubblica amministrazione, settori che dimostrano per contro una certa arretratezza. Il 75% delle aziende a livello mondiale non ha infatti piena consapevolezza delle potenzialità del 5G e di come utilizzarlo. È quindi imprescindibile un’azione di sensibilizzazione e di accompagnamento alla trasformazione, l’accelerazione deve avvenire sulla base delle attese dei clienti, ma anche e soprattutto delle necessità delle aziende. Guardando invece all’Italia, soltanto il 31% delle microimprese afferma di voler utilizzare una connessione 5G al posto di internet fisso, mentre il 46% delle PMI sostiene che se ne servirà per migliorare i processi aziendali, una percentuale che però sale a quota 46% se si escludono le PMI.

 

Il 5G sarà decisivo per la transizione del Paese

È ormai sempre più evidente che le reti 5G si pongono come abilitatori di servizi innovativi per il consumatore ma soprattutto per le grandi imprese, per l’industria 4.0, per i servizi IoT di Smart Grid, per i servizi Smart City, e non solo. I benefici di queste reti sono riconosciuti da una fetta importante dei cittadini del nostro Paese, come ci mostra la nuova analisi di EY “Decoding the digital home”, che intervista oltre 3000 famiglie italiane. Infatti, il 42% delle famiglie pensa che le reti di nuova generazione garantiranno una connettività più affidabile e costante in casa e in mobilità, ed il 24% è convinto che presto utilizzerà la rete 5G come connessione internet principale per il nucleo familiare. In particolare, tra i fattori che spingono gli italiani ad optare per una connessione di banda larga mobile ci sono: un canone mensile inferiore rispetto a quello su rete fissa (46%), un segnale più affidabile (40%) ed una velocità di navigazione migliore (39%). Tuttavia, il 25% degli italiani dichiara di non essere consapevole delle caratteristiche e dei vantaggi della tecnologia mobile 5G. Infatti, nonostante le rassicurazioni da parte di provider e governo relativamente alla sicurezza della rete 5G, il 31% delle famiglie italiane non sono tranquille nell’utilizzare i servizi 5G. Nonostante questo, il 5% ha già sottoscritto un piano mobile 5G e il 30% delle famiglie è interessato a effettuare l’upgrade.

 

Il PNRR a sostegno dell’infrastrutturazione digitale del Paese

Anche a livello regionale la copertura in Italia risulta poco uniforme, anche forse a causa del sistema produttivo italiano localizzato in determinati territori. Tra le regioni maggiormente coperte, in pole position troviamo Valle d’Aosta, Basilicata e Molise (98% copertura), seguite da Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Abruzzo, Calabria, (97%). Non male anche Trentino-Alto Adige, Umbria e Campania (96% copertura), Emilia-Romagna e Liguria (95%), Sicilia (93%), Piemonte (92%). Si scende sotto l’80% con Toscana e Lazio (copertura 88%), Lombardia (87%), Sardegna (84%) e Puglia, in ultima posizione (76%)[2]. È fondamentale, quindi, supportare i territori che trainano le filiere produttive e che si trovano in una condizione di gap infrastrutturale, anche grazie alla dote di 6,7 miliardi di euro previsti nel PNRR per l’infrastrutturazione digitale del Paese.

 

Il capitale umano e capillarità del servizio al centro dell’Italia digitale

La digitalizzazione dell’Italia dovrà quindi tenere in considerazione tre elementi: sviluppo delle reti, copertura del territorio e dei settori abilitanti, competenze digitali del capitale umano coinvolto nel processo. Il cambiamento, già in atto, impatta infatti su più soggetti (Pubblica Amministrazione, aziende, PMI, lavoratori, utenti ecc.) che dovranno essere coinvolti attraverso percorsi di aggiornamento e formazione. Il processo di transizione digitale prevede una vera e propria revisione dei modelli, dei processi e degli spazi di lavoro in un’ottica di efficientamento che riconfigura le tradizionali catene del valore e le modalità operative. Così, per il 46% degli italiani occorre dare la precedenza all’alfabetizzazione generale dell’utenza. La transizione digitale potrà esplicare i suoi effetti solo se verranno sviluppate le competenze digitali degli utenti, ma ancora di più di chi avrà la responsabilità di implementare l’innovazione digitale all’interno delle aziende e delle amministrazioni pubbliche. Il 40% degli intervistati, inoltre, sottolinea la necessità di potenziare le infrastrutture di connettività. Gli investimenti in infrastrutture digitali dovranno pertanto riuscire a saldare il divario di sviluppo tra le diverse aree del Paese. In tal senso, il 54% degli intervistati afferma che occorre privilegiare nell’allocazione delle risorse le aree che più soffrono la carenza infrastrutturale, colmando in questo modo il gap preesistente. Il 34% invece guarda alla localizzazione dei distretti industriali e delle attività produttive come criterio principale per destinare i fondi.




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