Venerdì, 25 Giugno 2021

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Bambini scomparsi: chi sono gli altri "Denise Pipitone"

Oltre 2000 i bambini spariti e mai ritrovati fino ad oggi nel nostro Paese. Ecco le loro storie

Di Diego Serino

01 Aprile 2021

Angela Celentano con i genitori

facebook

Denise, Sandra, Livia, Alessia: sono solo alcuni dei nomi dei circa 2.000 bambini scomparsi in Italia e mai ritrovati. Un esercito di ragazzini che non hanno fatto più ritorno a casa. Sono migliaia, ogni anno, le denunce di scomparsa di minori: facendo riferimento ai dati del 2019  sono state 8.331,  di cui 5.376 stranieri e 2.955 italiani. Alcuni sono stati ritrovati altri no. Ed il caso di Denise Pipitone, forse ritrovata, come speriamo tutti, a distanza di più di quindici anni, deve servire per non perdere la speranza e continuare a cercare questi bambini “fantasma” scomparsi, anche, nell’oblio dei tempi. Denise, rapita a Mazzara del Vallo, nel 2004, è una delle più celebri scomparse, al centro dell’attenzione mediatica anche per i discutibili percorsi di indagini e processi, ma sono tantissimi i bambini non più ritrovati. Ricordiamo i casi più noti.

Sandra Sandri: fatta sparire dagli “orchi”

Bisogna tornare al lontano 7 aprile del 1975 per raccontare la storia della sparizione di Alessandra Sandri: la ragazzina, undici anni, scomparve a Bologna probabilmente vittima di una rete di pedofili, ma il suo corpo non venne mai ritrovato. Quel giorno Sandra e la madre, Marisa Balduini, escono di casa alle 7.15 per prendere l’autobus nella vicina via Battaglia e raggiungere il centro città. E’ una brutta giornata e piove incessantemente. Sandra frequenta la scuola media mentre la madre deve recarsi al lavoro. Le due donne, dopo aver preso un altro autobus insieme, si salutano: Marisa Balduini non rivedrà più sua figlia. Mancano solo 100 metri all’ingresso della scuola ma la ragazza non vi arriverà mai. Per chi conduce le indagini la soluzione del giallo è chiara: una fuga d’amore volontaria. Ma non è così. La polizia cerca il fidanzatino che non si trova ma in realtà sta solo avvantaggiando gli assassini: la bambina non è scappata ma è vittima di un giro di pedofili che dopo aver abusato di lei, come di altre ragazzine della zona, probabilmente l’hanno fatta scomparire. Dopo la denuncia succede un po’ di tutto: depistaggi, segnalazioni anonime fasulle, telefonate con voci mascherate, sedicenti testimoni e lettere da redattori sconosciuti. Intanto il tempo passa e si arriva agli anni ’90. Ancora una volta protagonista è la trasmissione “Chi l’ha visto?” a scoprire una vecchia registrazione: un momento terribile dove si sente la voce della bambina interrogata su argomenti intimi da un uomo. La pista dei pedofili è vera, si sanno anche i nomi: Franco Mascagni e Giorgio Fragili. Mentre l’intervistatore è un informatore delle forze dell’ordine, tale Ignazio Parentela. Già nell’82 i due uomini vengono condannati per gli abusi sulla piccola mentre la riapertura degli anni ’90 non porta ad una loro incriminazione per omicidio. Bisogna aspettare il 2010 quando un testimone, che sino ad allora aveva taciuto per timore, si fa avanti e conferma: l’assassino è Mascagni. Il problema che il presunto assassino è già morto da 10 anni ed il suo complice è sparito dalla circolazione da anni. Nel 2013 la morte della bambina verrà associata alla scomparsa di un uomo  Remo Soravia Gnocco, avvenuta il 28 febbraio del 1979: ad indicarla una lettera anonima ma anche qui nulla di fatto. Sandrina non si troverà mai più.

Angela Celentano: inghiottita dal monte Faito

Altra bambina divenuta celebre, purtroppo, per essere sparita è Angela Celentano, scomparsa durante una gita con la famiglia e 40 persone della Comunità Evangelica di Vico Equense, provincia di Napoli, tra le cime del monte Faito. Era il 10 agosto del 1996 ed Angela aveva solo tre anni. Un caso molto simile a quello della Celentano ma, ancora oggi, irrisolto nonostante le numerose piste prese in analisi. Le indagini dei carabinieri inizialmente si orientano sulla famiglia della piccola: si sospetta dello zio di Angela, in complicità con 4 amici di famiglia ed altre 3 persone. I sospetti, tuttavia, cadranno definitivamente. Tra teorie più o meno credibili passano 11 anni prima che si torni ad avere nuove informazioni su Angela Celentano: nel 2007 un cappellino, molto simile a quello che la bambina indossava il giorno della gita, viene ritrovato in una villa poco lontano dal luogo della scomparsa. La presunta prova non basterà, comunque, ad indagare il proprietario dell’abitazione. Infine nel 2010, si apre quella ribattezzata come “pista messicana”: il 25 maggio di quell’anno, i genitori di Angela ricevono una mail proveniente dal Messico. A scriverla una donna Celeste Ruiz che afferma di essere Angela ed allega anche una foto di una giovane ventenne che potrebbe ricordare la bambina. Parte, così, la ricerca della polizia della presunta Angela che, tuttavia, non si riesce a trovare. La svolta, ma non quella sperata, si verificherà quando una psicologa messicana di nome Brissia, informerà le forze dell’ordine che quella nella foto è lei: a inviarla alla famigli un mitomane psicopatico che le aveva rubato una foto. Finiscono così le speranze di ritrovarla e, a marzo del 2020, sono state definitivamente chiuse le indagini. Cala il sipario su quello che resterà un mistero irrisolto.

Livia e Alessia Scheps:  le due gemelle vittime del "male"

Questo è forse l’episodio, se è possibile, più terribile tra quelli che abbiamo narrato sino ad ora: perché non è solo la storia della sparizione di due bambine ma si mischia con uno dei gesti più terribili che si possono fare, quello del padre che elimina le proprie figlie per rovinare la vita alla ex moglie. Una scelta talmente eticamente “oscena” da rappresentare l’essenza del “male”. E’ quella fatta dall’ingegnere Mathias Schepp che rapì le sue due figlie per partire dalla Svizzera. Alla moglie l’italiana Irina Lucidi lascerà un biglietto agghiacciante: “Le ho uccise, non le rivedrai mai più”. E così è stato. Schepp, invece, ha preferito togliersi la vita: la sua fuga si è conclusa con un “tuffo” sotto un treno alla stazione di Cerignola, in Puglia, il suo corpo fatto a pezzi si è portato via segreti e risposte.

Sebastiano Notarnicola: il bambino senza radici ritrovato dopo 12 anni

La storia di Sebastiano Notarnicola è una di quelle storie che se non fossero vere faresti fatica a crederci. E’ ambientata a Milano, per l’esattezza in corso Vercelli: è il 20 aprile del 1978. Sebastiano, appena cinque mesi, viene rapito in un bar. L'infante, soprannominato Pel di Carota per il suo colore rossiccio, era il terzogenito di una famiglia con pochi soldi. Così pochi che la madre, tramite il periodico Secondamano, si mise a cercare vestiti usati. A farsi avanti una gentile signora, Laura Macchi, nome poi scoperto falso, che presentatasi come una benefattrice per un mese frequentò la casa. Il piano, tuttavia, era un altro: rapire il bambino al primo moneto buono. E così accadde. I genitori lo cercano, ma non più di tanto. La polizia pure: dopo una anno sono chiuse le indagini. Sebastiano, intanto vive a Cremeno, paesino della Valsassina in provincia di Lecco: ora si chiama Hermann ed è il figlio di Aurora Bonato, il vero nome della sua rapitrice, aspirante madre e vittima di gravidanze isteriche, ed il camionista Walter Croci. Nonostante tutto per 12 anni crescerà amato: intervistato molti anni dopo lo stesso Sebastiano li definirà i “più belli della mia vita”, rimpiangerà di non aver tenuto il cognome del secondo padre, morto nel carcere di Opera con “la fedina penale un po’ sporca", come ha raccontato qualche hanno fa l’ormai ex bambino. Nel ’90 è il caso a riportare il bambino tra le braccia dei genitori naturali: un casuale incendio della casa dei Croci li fa finire sulle pagine dei giornali. I Notarnicola riconoscono la donna ed, anche, il figlio, ormai dodicenne, molto simile a suo fratello Francesco. Sebastiano viene portato via di colpo da quelli che lui riteneva i suoi genitori: un trauma difficile da superare. Per quattro anni il bambino finisce in collegio, solo a 16 conosce i veri genitori. Il ritrovo durerà poco: partito a diciotto anni per il militare al suo ritorno non troverà più nessuno. Il padre è morto, la madre nel frattempo separata ed i fratelli ognuno per la sua strada.

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

Più visti

x