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Sudan, la denuncia di Msf: "Violenza sessuale usata come arma di guerra, molte delle vittime sono bambine, anche di 4 anni"

“La violenza sessuale viene utilizzata come arma di guerra e come mezzo sistematico per controllare i civili, in violazione del diritto internazionale umanitario”, avverte MSF, confermando quanto già riportato dal Giornale d'Italia

31 Marzo 2026

Sudan, la denuncia di Msf: "Violenza sessuale usata come arma di guerra, molte delle vittime sono bambine, anche di 4 anni"

Sudan (Fonte: ONU)

Il 15 aprile 2023 iniziava la guerra in Sudan, un conflitto che ha dato origine a quella che viene definita la più grave catastrofe umanitaria della storia recente. Una crisi che continua senza sosta e che colpisce in modo particolare le donne, sempre più spesso vittime di violenze sessuali utilizzate come arma, in aperta violazione del diritto internazionale umanitario.

A denunciarlo è Medici Senza Frontiere (MSF), che ha pubblicato il rapporto intitolato “C’è qualcosa che voglio dirti… sopravvivere alla crisi della violenza sessuale nello stato sudanese del Darfur”. Il documento evidenzia come le aggressioni siano frequentemente commesse da più autori e colpiscano anche minorenni e bambine, come già riportato più volte dal Giornale d'Italia: nel Darfur meridionale, il 20% delle persone sopravvissute ha meno di 18 anni, tra cui 41 bambini sotto i cinque anni.

Sudan, la denuncia di Msf: "Violenza sessuale usata come arma di guerra, molte delle vittime sono bambine, anche di 4 anni"

A rendere ancora più grave la situazione è la diffusione capillare di queste violenze, che non si limitano alle zone di combattimento. “Le donne e le ragazze del Darfur, in Sudan, chiedono protezione, assistenza e giustizia perché la violenza sessuale è ovunque, sia nelle zone di conflitto attivo che in aree lontane dai combattimenti”, sottolinea il rapporto.

Tra gennaio 2024 e novembre 2025, almeno 3.396 sopravvissute si sono rivolte alle strutture supportate da MSF nel Darfur settentrionale e meridionale per ricevere cure. Tuttavia, l’organizzazione precisa che si tratta solo di una parte del fenomeno, poiché molte vittime non riescono a raggiungere in sicurezza i centri di assistenza.

A descrivere la portata del problema è anche Ruth Kauffman, responsabile medica per le emergenze di MSF: “La violenza sessuale è una componente distintiva di questo conflitto, non limitata alle linee del fronte, ma pervasiva in tutte le comunità”. E aggiunge: “Questa guerra si sta combattendo sulla pelle di donne e ragazze. Gli sfollamenti, il crollo dei sistemi di supporto comunitario, la mancanza di accesso all’assistenza sanitaria e le profonde disuguaglianze di genere stanno permettendo a questi abusi di continuare in tutto il Sudan”.

Le testimonianze raccolte e i dati dell’organizzazione indicano che i soldati delle Forze di Supporto Rapido (RSF) e le milizie alleate sarebbero responsabili di violenze diffuse e sistematiche. Dopo la presa di Al-Fashir, capitale del Darfur settentrionale, il 26 ottobre 2025, nel solo mese di novembre MSF ha assistito oltre 140 sopravvissute in fuga verso Tawila: il 94% ha riferito di essere stata aggredita da uomini armati, spesso durante la fuga. Le violenze, in molti casi, sono state perpetrate da più aggressori, anche davanti ai familiari, e miravano in particolare alle comunità non arabe, con l’obiettivo di umiliare e intimidire.

Proprio ad Al-Fashir, una missione delle Nazioni Unite ha stabilito che durante l'assedio le Rsf hanno commesso atrocità mirate contro le comunità non arabe, con lo scopo di eliminarle, evidenziando come i paramilitari abbiano commesso "segni evidenti di genocidio".

La situazione resta drammatica anche nei campi per sfollati. Tra dicembre 2025 e gennaio 2026, MSF ha identificato altre 732 sopravvissute nei campi attorno a Tawila. Le donne hanno denunciato aggressioni sia durante gli spostamenti sia all’interno degli stessi campi, dove sovraffollamento, carenza di sicurezza e condizioni di vita precarie — come punti d’acqua lontani e servizi igienici insufficienti — aumentano ulteriormente i rischi.

Nel Darfur meridionale, lontano dalle linee del fronte, il 34% delle aggressioni è avvenuto mentre le donne lavoravano nei campi o si recavano nei terreni agricoli. Anche qui emerge la presenza di minori tra le vittime: una persona su cinque ha meno di 18 anni. I dati mostrano inoltre schemi ricorrenti di violenza sistematica: uomini armati sono responsabili della grande maggioranza degli attacchi — oltre il 95% nel Darfur settentrionale — mentre nel Darfur meridionale quasi il 60% dei casi coinvolge più aggressori.

La violenza sessuale viene utilizzata come arma di guerra e come mezzo sistematico per controllare i civili, in violazione del diritto internazionale umanitario”, avverte MSF.

L’organizzazione lancia infine un appello urgente alle Nazioni Unite, ai donatori e agli attori umanitari affinché rafforzino i servizi sanitari e i sistemi di protezione nel Darfur e in tutto il Sudan, per rispondere a una crisi che continua a colpire in modo devastante la popolazione civile.

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