Domenica, 29 Marzo 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Israele continua i suoi crimini ma al G7 Kallas e Rubio litigano sulla Russia: il doppio standard Ue fra business e falsa retorica

Durante il G7 di Parigi, l'Europa ha dato prova di un'imbarazzante parzialità: da un lato il "nemico" russo dietro cui trincerarsi, utile a giustificare i bilanci della difesa e le ambizioni geopolitiche. Dall'altro Israele: l'alleato "problematico", di cui però non si vogliono ammettere le colpe di un imperialismo selvaggio che destabilizza il Medio Oriente

29 Marzo 2026

Israele continua i suoi crimini, ma al G7 Kallas e Rubio litigano sulla Russia: il doppio standard Ue fra business e falsa retorica

(fonte: Reddit; RSI)

In un'abbazia del XII secolo trasformata in Hotel a cinque stelle — perché l'Occidente anche quando litiga lo fa nel lusso — i ministri degli Esteri del G7 si sono riuniti venerdì scorso nei dintorni di Parigi per affrontare le crisi che scuotono il mondo. E il risultato, prevedibile quanto deprimente, è stato uno scontro durissimo tra Kaja Kallas e Marco Rubio, entrambi pessimi personaggi. Ma andiamo con ordine.

Al G7 di Parigi violento bisticcio tra Kallas e Rubio: dietro le quinte della retorica diplomatica

Tema: la Russia. Ancora e sempre la Russia. L'ossessione che divora Bruxelles mentre Gaza brucia, la Cisgiordania viene colonizzata metro per metro, il Libano viene invaso sotto i bombardamenti, e il diritto internazionale viene ridotto a carta straccia da Tel Aviv senza che nessuno dei presenti abbia il coraggio di alzare la voce. Kallas — ex primo ministro estone, falco anti-russo di razza, convinta che Mosca rappresenti il Male Assoluto e che ogni altro conflitto sul Pianeta sia una conseguenza diretta di questa metafisica del male — ha attaccato Rubio ricordandogli le sue stesse parole di un anno fa. Aveva promesso, il Segretario di Stato, che se la Russia avesse ostacolato i negoziati di pace, la pazienza americana si sarebbe esaurita e Washington avrebbe adottato misure più dure contro il Cremlino. "È passato un anno e la Russia non si è mossa", ha detto Kallas davanti a tutti i ministri presenti nella sala. "Quando finirà la vostra pazienza?". Rubio non l'ha presa bene.

Visibilmente irritato, alzando la voce, ha risposto con una frase che vale la pena di riportare per intero: "Stiamo facendo del nostro meglio per mettere fine alla guerra. Se pensate di esser più bravi di noi, prego. Noi ci facciamo da parte". Poi, uscendo dall'incontro, davanti ai microfoni ha negato tutto. Nessuna tensione, nessun tono alto, nessun conflitto. "Queste riunioni sono spesso l'occasione per ringraziare l'America del ruolo che abbiamo svolto", ha detto con la faccia tosta di chi sa che nessuno lo smentirà ufficialmente. Tre fonti presenti nella sala, citate da Axios, raccontano invece una storia molto diversa. Il siparietto è rivelatore. Da un lato un'Europa che continua a chiedere agli americani di fare quello che essa stessa non è capace né disposta a fare, dall'altro un'America trumpiana che ha già deciso le sue priorità — l'Iran, lo Stretto di Hormuz, il petrolio — e che guarda alla guerra russo-Ucraina come ad un problema altrui, come ha avuto modo di dire Trump solo poco tempo fa: "Non ci riguarda direttamente, noi siamo dall’altra parte del mondo". E Rubio, il rinnegato, ha confermato: "L'Ucraina non è la guerra dell'America", ha affermato prima di partire per Parigi.

Kallas, dal canto suo, ha tentato anche di collegare i due conflitti in corso, sostenendo che la Russia stia fornendo all'Iran intelligence per colpire le basi militari americane in Medio Oriente. "Queste guerre sono molto interconnesse", ha dichiarato dimenticando completamente che son stati USA e Israele ad attaccare l’Iran, senza alcuna prova concreta sull'effettiva produzione da parte del Paese islamico della bomba atomica, anzi, questione del tutto smentita da Tulsi Gabbard, a capo dell'intelligence americana.

Al G7 si discute di Russia, ma nessuno ha il coraggio di nominare Israele e i suoi crimini

Mentre Kallas e von der Leyen dedicano ogni energia, ogni dichiarazione, ogni pensiero alla Russia e al suo "imperialismo", mentre l'Europa si riarma a tempo di record invocando lo spettro di Putin come giustificazione per ogni scelta, mentre si discute di sanzioni, di pressioni, di linee rosse da non superare con Mosca, Israele continua indisturbato a fare quello che fa praticamente fin dal giorno della sua nascita. Che vergogna. Israele bombarda gli ospedali. Distrugge il patrimonio culturale di un popolo. Affama Gaza con il blocco degli aiuti umanitari. Uccide giornalisti, operatori sanitari, bambini. Espande gli insediamenti illegali in Cisgiordania sotto la protezione armata di fanatici ministri messianici di estrema destra che sognano di ripulire etnicamente la Palestina.

Il G7 di Parigi si è limitato ad adottare una laconica dichiarazione sulla necessità di "cessare gli attacchi ai civili". Si riferiva alla guerra tra USA e Iran. Su Gaza, su Rafah, sull’invasione dello Stato terzo e sovrano del Libano, sul massacro sistematico del popolo palestinese che continua ad andare avanti indisturbato: SILENZIO. Un silenzio che non è neutrale. È complicità. L'Europa che si indigna per l'Ucraina e tace sulla Palestina non è un'Europa che applica principi. È un'Europa che applica calcoli e soprattutto che fa business sulla pelle delle persone. Ecco il doppio standard: la Russia è il nemico buono da esibire, quello che giustifica i bilanci della difesa, le ambizioni geopolitiche, la narrazione di un Occidente sotto assedio. Israele, invece, è il problema da non nominare, l'alleato scomodo da proteggere nell'ombra, la prova vivente che il diritto internazionale vale solo quando fa comodo. Kallas può litigare con Rubio quanto vuole. Von der Leyen può tenere quanti discorsi vuole sull'"Europa che si difende". Ma finché questa Europa non troverà finalmente una voce ferma per condannare Tel Aviv, le sue parole resteranno quello che sono: retorica al servizio del potere e degli affari, non della giustizia.

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

x