23 Marzo 2026
Rosneft industria gas petrolifera russa, fonte: Imagoeconomica
Un sondaggio di Euromedia Research rivela che il 43,9% degli italiani è propenso al riacquisto del petrolio da Mosca, e che il 52,6% si oppone alla missione internazionale nello Stretto di Hormuz. Una maggioranza ancora più ampia vuole infatti il rientro dei militari connazionali attualmente dispiegati nell’area.
Più della metà degli italiani si dichiara contraria all’ipotesi di una missione internazionale nello Stretto di Hormuz e, in misura ancora maggiore, chiede il rientro dei militari attualmente presenti nell’area. Questo è quanto emerso da un sondaggio di Euromedia Research, condotto dalla direttrice Alessandra Ghisleri, il quale ha rilevato che il 52,6% degli intervistati si oppone per l'appunto alla missione, mentre il 58,1% è favorevole al ritiro delle truppe.
Parallelamente è emersa una significativa apertura verso la ripresa dei rapporti energetici con la Russia: il 43,9% degli italiani si dice infatti disposto a riconsiderare l’embargo sul petrolio di Mosca; posizione più diffusa tra gli elettori della maggioranza, che costituiscono il 54,3% (con un picco del 62,5% tra quelli della Lega) mentre tra i sostenitori delle opposizioni la percentuale si arresta al 37,2%.
Nelle precedenti settimane, Washington aveva autorizzato l'Europa all'acquisto di petrolio russo fermo in mare. Il via libera potrebbe estendersi anche al gas, che rimane al momento semi-monopolizzato da Usa e Qatar. Tuttavia, secondo un retroscena del Giornale d'Italia gli Stati Uniti acquistano gas naturale liquefatto (Gnl) dalla Russia attraverso l'India e lo rivendono all'Europa a prezzo maggiorato. Un caso che mostra ancora di più come il Vecchio Continente di fatto dipenda dalle volontà di Washington.
Bessent ha poi continuato nel suo post asserendo che "il presidente Trump sta adottando misure decisive per promuovere la stabilità dei mercati energetici globali e si sta impegnando a mantenere bassi i prezzi, affrontando al contempo la minaccia e l'instabilità causate dal regime terroristico iraniano. Le politiche energetiche del presidente hanno portato la produzione di petrolio e gas negli Stati Uniti a livelli record, contribuendo a ridurre i prezzi dei carburanti per i lavoratori americani. L'aumento dei prezzi del petrolio è temporaneo e di breve durata e, nel lungo periodo, si tradurrà in un enorme vantaggio per la nostra nazione e la nostra economia".
Sul tema si è espresso anche l'inviato russo Kirill Dmitriev, che ha dichiarato come il mercato energetico globale "non può rimanere stabile" senza il petrolio russo. Dmitriev poi ha sottolineato un dato inequivocabile: "Gli Stati Uniti stanno di fatto riconoscendo l'ovvio: senza il petrolio russo, il mercato energetico globale non può rimanere stabile", ha scritto su Telegram.
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