23 Marzo 2026
Ofer "Pushko” Moskovitz, contadino 60enne, si trovava in prossimità dei frutteti dove coltivava avocado quando è stato raggiunto da un missile che ha incendiato la sua auto. L'attacco, sferrato sul kibbutz Misgav Am, sul confine del Libano, è stato messo a segno dal fuoco dell'artiglieria dell'Idf, non di Hezbollah, com'era stato inizialmente dichiarato dalle forze israeliane il giorno dopo l'incidente. A riportarlo è l'esito di un'inchiesta militare condotta dal maggiore generale Rafi Milo.
I cinque missili che hanno colpito il kibbutz Misgav Am, al confine con il Libano, avrebbero dovuto raggiungere il territorio meridionale libanese al fine di dare "man forte" alle forze israeliane operanti nel sud del Paese, i cui bombardamenti hanno già causato lo sfollamento di più di un milione di persone in sole due settimane. A essere bersagliati sono stati una casa della comunità agricola e alcuni veicoli, fra cui quello di Moskovitz, rimasto intrappolato nell'abitacolo. Come a volersi giustificare - e senza tenere conto del reale obiettivo designato -, l'Idf ha dichiarato che a causare l'incidente è stata una "sequenza di errori" che non avrebbe dovuto verificarsi.
Proprio qualche giorno fa, in un'intervista radiofonica Moskovitz aveva esternato profonda preoccupazione circa il prosieguo della sua attività agricola in una zona molto vicina al confine con il Libano in tempi bellicosi. "Da un momento all’altro un razzo o un drone potrebbero cadere su di me. È come giocare alla roulette russa", aveva dichiarato. Lascia tre figlie e due nipoti.
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