23 Marzo 2026
Tajani, Meloni e Salvini, fonte: imagoeconomica
Si è concluso con la vittoria del NO il referendum sulla giustizia, con il 54,6% dei voti contrari alle modifiche proposte. Il SÌ fermo al 45,4%, e quindi uscito sconfitto. La consultazione ha riguardato tre interventi principali sull’assetto della magistratura: la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura e l’istituzione di un’Alta corte disciplinare. Affluenza record al 59%.
L’esito del voto determina il mantenimento dell’attuale sistema. Resta quindi invariata la struttura unitaria delle carriere, che prevede la possibilità per i magistrati di passare nel corso della propria attività dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti e viceversa. Allo stesso modo, il Consiglio Superiore della Magistratura continua a operare come organo unico di autogoverno della magistratura, senza la distinzione in due distinti organismi separati per giudici e pubblici ministeri.
Non viene inoltre introdotta l’Alta corte disciplinare, che avrebbe dovuto occuparsi in via esclusiva dei procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Le competenze restano dunque nell’ambito degli organi già previsti dall’ordinamento vigente.
La consultazione si è svolta su tutto il territorio nazionale, con un’affluenza sufficiente a rendere valido il risultato. Il voto ha riguardato temi centrali per il funzionamento del sistema giudiziario, incidendo su aspetti organizzativi e istituzionali legati alla struttura della magistratura.
Con la bocciatura dei quesiti referendari, il quadro normativo rimane quello attuale, senza modifiche agli equilibri tra le diverse funzioni della magistratura e agli organi di governo autonomo. Il risultato definisce quindi un esito chiaro sul piano normativo, lasciando invariati i meccanismi esistenti in materia di carriere, disciplina e organizzazione interna della magistratura italiana.
La ripartizione dei votanti per classi di età vede la fascia 18-34 anni votare propensi a votare NO col 61,1%, SÌ al 38,9%. Nella fascia 35-54 anni il NO prevale col 53,3%, SÌ fermo al 46,7%. Negli over 55 NO in leggero vantaggio col 49,3%, SÌ al 50,7%.
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