23 Marzo 2026
Metaniera. fonte: green report
Sono passati 20 giorni prima che qualcuno si assumesse concretamente la responsabilità di mettere in sicurezza le acque del Mediterraneo da un possibile disastro ambientale. Ora però qualcosa si muove: la metaniera russa Arctic Metagaz, alla deriva dopo un'attacco ucraino, è al centro di un’operazione coordinata da Noc ed Eni per il traino verso un porto libico. L’obiettivo è quello di contenere i rischi e avviare una bonifica, mentre gli esperti assicurano che "la mitigazione del danno ambientale è fattibile" se l’intervento sarà rapido ed efficace.
Prosegue nel Mediterraneo centrale la complessa vicenda della gasiera russa Arctic Metagaz, gravemente danneggiata da un’esplosione avvenuta il 3 marzo e da allora priva di equipaggio e di governo. Lo scafo, compromesso dalle fiamme, trasporta ancora sostanze altamente inquinanti tra cui carburanti, oli e residui industriali, rendendo il relitto una minaccia concreta per l’ecosistema marino. L’intervento di messa in sicurezza sarà coordinato dalla National Oil Corporation libica in collaborazione con Eni, che hanno avviato un’operazione d’emergenza per intercettare la nave alla deriva nel Canale di Sicilia. Il rischio principale è legato alla possibilità che il relitto possa urtare piattaforme offshore al largo della Libia, scenario che farebbe impennare il pericolo di uno sversamento massiccio.
Le informazioni operative restano limitate, ma le autorità libiche hanno confermato di aver incaricato una società internazionale specializzata nel recupero di navi danneggiate. L’obiettivo è agganciare la metaniera e rimorchiarla verso un porto sicuro, anche se al momento non è stato indicato quale scalo verrà utilizzato. Un elemento considerato rassicurante riguarda il possibile coinvolgimento della società olandese Smit Salvage, già protagonista di interventi complessi come il recupero della Costa Concordia. Gli esperti procederanno prima alla stabilizzazione dello scafo, fase cruciale per evitare che la nave si spezzi durante il traino, soprattutto considerando le dimensioni dell’unità, lunga circa 280 metri.
L’operazione resta comunque ad alto rischio. La nave è priva di propulsione e il carico, se ancora presente, è instabile. Il gas naturale liquefatto, non più mantenuto a basse temperature, potrebbe essere già evaporato, mentre restano a bordo grandi quantità di carburanti potenzialmente dannosi per l’ambiente. L’intera operazione punta a trasferire il relitto in un cosiddetto “porto rifugio”, come previsto dalle normative europee, dove completare le operazioni di bonifica in condizioni controllate.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2026 - Il Giornale d'Italia