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Petroliera russa Metagaz alla deriva a 100 miglia (~180km) da Lampedusa, a bordo 900 tonnellate di greggio e 60mila di gas - VIDEO

Il rischio per un disastro ambientale è alto ma un rimorchiatore accompagnato da un mezzo antinquinamento sono già davanti alla petroliera russa. Secondo gli ultimi aggiornamenti la nave Arctic Metagaz sarebbe a 30 miglia nautiche da Linosa

13 Marzo 2026

A causa di un attacco ucraino avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 marzo, una petroliera russa è rimasta gravemente danneggiata nel Mediterraneo. Attualmente si trova alla deriva a circa 100 miglia (180 km) da Lampedusa e a 30 miglia nautiche da Linosa. Si tratta della Arctic Metagaz, una gigantesca metaniera lunga 277 metri che naviga senza equipaggio dopo l’evacuazione dei 30 marinai. A bordo ci sarebbero 900 tonnellate di greggio e 60mila di gas, un carico che fa temere conseguenze pesanti per il mare e per le coste del Sud Italia. L’imbarcazione, ormai in balia delle correnti e del vento, presenta delle colonne di fumo ad indicare che a bordo ci sarebbe anche del fuoco e si muove lentamente verso le acque dell’isola siciliana. La situazione preoccupa soprattutto per il rischio di un possibile disastro ambientale che potrebbe colpire una delle aree più delicate del Mediterraneo e avere ripercussioni anche sul turismo di Lampedusa, proprio mentre la stagione estiva si avvicina. 

Lampedusa, petroliera russa Metagaz alla deriva dopo attacco ucraino, a bordo 900 tonnellate di greggio e 2 serbatoi di gas - VIDEO

La Arctic Metagaz era partita il 24 febbraio da Murmansk, in Russia, dopo aver caricato gas naturale liquefatto pochi giorni prima presso l’unità di stoccaggio galleggiante Saam. Il cargo aveva attraversato le acque britanniche e spagnole entrando poi nel Mediterraneo, probabilmente diretto verso il canale di Suez. La nave è stata gravemente danneggiata dopo una serie di esplosioni avvenute tra le acque libiche e quelle maltesi. Secondo diverse ricostruzioni l’attacco sarebbe avvenuto intorno alle 4 del mattino del 4 marzo e potrebbe essere stato condotto con droni. 

Il segnale del sistema di identificazione automatica della nave si è interrotto quando l’imbarcazione si trovava a circa 30 miglia nautiche dalla costa nord orientale di Malta. Poco dopo sarebbero state registrate le esplosioni che hanno provocato il grave danneggiamento dello scafo. Da allora la Arctic Metagaz è rimasta senza controllo e viene trascinata da correnti e venti. Proprio questo movimento incontrollato sta alimentando l’allarme perché la nave potrebbe avvicinarsi sempre di più alle acque italiane.

La presenza di una petroliera russa alla deriva nel Mediterraneo rappresenta un pericolo serio per l’ambiente marino. Se lo scafo dovesse cedere o se il carico dovesse fuoriuscire, il rischio sarebbe quello di una vasta marea nera in un’area particolarmente delicata dal punto di vista naturale. Lampedusa vive in gran parte di turismo e di attività legate al mare. Un eventuale incidente potrebbe avere conseguenze pesanti sull’ecosistema e sull’economia dell’isola. 

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