20 Marzo 2026
Fonte: X @netanyahu
Israele avrebbe un piano per eliminare i leader che si schierano contro Tel Aviv e che vengono considerati una minaccia per la sicurezza dello Stato ebraico. Il primo leader ucciso è stato Khamenei, ritenuto da Israele una “minaccia per lo Stato e per il popolo”. Inoltre, sono arrivate minacce a Putin, con dichiarazioni che hanno fatto salire la tensione con la Russia. Il clima si è ulteriormente acceso minacce rivolte anche ad Erdogan. Non è da escludere, inoltre, anche l'Egitto con Al Sisi, nel caso in cui dovesse cambiare linea nei confronti di Israele.
Le IDF israeliane e il Mossad avrebbero un piano per l'eliminazione dei leader si schierano contro e che augurano il male a Israele. Il primo leader ad essere stato eliminato è stato Khamenei, considerato da Israele una “minaccia per lo Stato e per il popolo”, in quanto l’Iran, a detta di Tel Aviv, progettava di avere la bomba atomica.
Poi, la velata minaccia di Israele a Putin è arrivata subito dopo che i media russi avevano avvertito che le telecamere del traffico di Mosca erano vulnerabili agli stessi metodi che Israele avrebbe utilizzato per monitorare la residenza dell’Ayatollah Khamenei prima di assassinarlo.
La portavoce militare israeliana Anna Ukolova ha suscitato indignazione a Mosca dopo aver minacciato che le autorità russe che “nutrono ostilità verso Israele” potrebbero essere soggette a “eliminazione”, suggerendo inoltre che Israele potrebbe hackerare le telecamere a circuito chiuso russe per identificare e tracciare obiettivi.
Interpellata da un giornalista dell’emittente radiofonica russa RBC sul fatto che Israele abbia accesso alle telecamere del traffico russe, Ukolova ha evitato di rispondere direttamente, ma ha avvertito che “l’eliminazione di Khamenei dimostra che le nostre capacità sono serie” e che “nessuno che desideri farci del male sarà lasciato da parte”.
Ha aggiunto, in tono minaccioso: “Spero che Mosca non nutra ostilità verso Israele in questo momento – mi piacerebbe crederlo.”
Infine, è toccato ad Erdogan, che per la fine del Ramadan ha lanciato un monito contro Israele, dichiarando che “i sionisti hanno ucciso centinaia di migliaia di persone, Dio possa distruggerli”. Dopo poco, però, è arrivata una risposta da parte del Mossad, che ha lanciato un avvertimento al presidente turco, di fatto minacciandolo: “Ogni leader che ha parlato così — ha perso. Se volesse davvero evitare altra morte, dovrebbe pensarci due volte prima di spingere le cose oltre”.
In prospettiva, uno scenario simile potrebbe riguardare anche l’Egitto e il presidente Al Sisi, che ha un ruolo nel Board of Peace e nella gestione della deportazione dei palestinesi da Gaza all’Egitto, ma rimane comunque sotto la minaccia di Israele e Stati Uniti se dovesse cambiare linea nei confronti di Tel Aviv. Israele, infatti, continuerebbe a perseguire l’obiettivo strategico di controllare Suez, con opzioni alternative come il progetto di Suez 2 o il Canale Ben Gurion alla destra del Sinai, rafforzando così la propria posizione nella regione, come da sempre auspicato.
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