11 Marzo 2026
Petroliera, fonte: X @dessere88fenice
L’Iran in questo momento ha il controllo dello stretto di Hormuz e ha di fatto bloccato il passaggio del petrolio destinato ai Paesi nemici, in particolare Stati Uniti, Israele e alcuni alleati del Golfo. Una decisione arrivata come risposta diretta alla guerra scatenata da Washington e Tel Aviv contro Teheran, che ha provocato una reazione immediata sul piano energetico e geopolitico. Il risultato è un ribaltamento degli equilibri: mentre i Paesi occidentali devono fare i conti con rotte alternative e con un’impennata dei prezzi del greggio, la Cina continua a ricevere petrolio iraniano e, secondo alcune fonti, ne starebbe addirittura aumentando le importazioni. In questo scenario, l’obiettivo strategico del presidente Donald Trump, cioè indebolire i principali antagonisti globali come Russia e Cina, rischia di produrre l’effetto opposto, rafforzando proprio Pechino nel pieno della crisi energetica globale.
La guerra in Medio Oriente ha trasformato lo stretto di Hormuz in uno dei punti più sensibili dell’intero sistema energetico mondiale. Teheran ha rivendicato il controllo dello snodo marittimo e ha avvertito che le navi legate a Stati Uniti e Israele non hanno diritto di passaggio, una mossa che ha ridotto drasticamente il traffico di petroliere e messo sotto pressione i mercati globali del petrolio. In questo contesto, però, il flusso di greggio iraniano verso la Cina non si è fermato. Dall’inizio della guerra, il 28 febbraio, Teheran ha inviato almeno 11,7 milioni di barili di petrolio attraverso lo stretto, con destinazione il mercato cinese. Secondo le stime di Kpler, società di intelligence marittima, complessivamente circa 12 milioni di barili sono transitati da Hormuz dall’inizio del conflitto.
L’analista Nhway Khin Soe ha spiegato che questi carichi potrebbero essere destinati proprio a Pechino, anche se identificare con precisione la destinazione finale delle petroliere è diventato più difficile a causa delle tensioni e delle strategie di navigazione utilizzate durante la guerra. La situazione si inserisce in una strategia energetica più ampia da parte della Cina. Nei primi due mesi dell’anno, infatti, Pechino ha aumentato le importazioni di greggio del 15,8% rispetto all’anno precedente, accelerando il riempimento delle proprie riserve strategiche.
Negli anni il Paese ha accumulato scorte enormi, arrivate a circa 1,2 miliardi di barili all’inizio dell’anno, una quantità sufficiente a coprire la domanda nazionale per tre o quattro mesi. Questo accumulo è diventato ancora più urgente nel momento in cui Washington ha preso di mira due fornitori cruciali per l’economia cinese, cioè Venezuela prima e Iran dopo.
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