02 Marzo 2026
La morte della Guida Suprema dell’Iran sarebbe arrivata al termine di mesi di monitoraggio meticoloso dei suoi spostamenti da parte di Stati Uniti e Israele. L’operazione della sua uccisione si sarebbe basata su un’informazione cruciale giunta poche ore prima dell’attacco da parte della Cia che ha esortato Israele a bombardare. Un raid con 30 bombe scattato alle 09:40 ora locale, quando – secondo diverse fonti – Khamenei “non se lo aspettava”, anche perché si sarebbe dovuta tenere una riunione con i vertici militari, una sorta di “gabinetto di sicurezza”.
L’attacco che ha ucciso la Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, non è avvenuto nel cuore della notte, come ci si sarebbe potuti aspettare, ma nel pieno della mattina. Questo perché Stati Uniti e Israele hanno deciso di sfruttare un’informazione cruciale arrivata poche ore prima dalla Cia.
Per mesi avevano osservato in attesa di un momento opportuno in cui figure di alto livello iraniane potessero riunirsi, e hanno saputo che Khamenei si sarebbe trovato in un complesso nel centro di Teheran sabato mattina. Avevano inoltre individuato la posizione di altri alti funzionari militari e dell’intelligence che si riunivano nello stesso momento, in una sorta di "gabinetto di sicurezza".
Per mesi Stati Uniti e Israele avevano monitorato gli spostamenti della Guida Suprema. I metodi esatti utilizzati sono segreti, anche se il presidente statunitense Donald Trump, in un post sui social media, ne ha lasciato intendere qualcosa: “Non è riuscito a sfuggire ai nostri sistemi di intelligence e di tracciamento altamente sofisticati”.
Potrebbe essersi trattato di una fonte umana che riferiva informazioni, ma è forse più probabile che si sia trattato di un tracciamento tecnico di individui iraniani.
Nella guerra di 12 giorni dello scorso giugno, Israele ha preso di mira scienziati e funzionari legati al programma nucleare iraniano e, secondo quanto riportato, avrebbe utilizzato l’infiltrazione nei sistemi di telecomunicazione e di telefonia mobile per comprendere i movimenti delle persone. Questo includeva talvolta il tracciamento degli spostamenti delle guardie del corpo collegate a funzionari chiave.
Nel lungo periodo, ciò può aiutare a costruire un “modello di vita” per prevedere e comprendere le attività, oltre a individuare momenti di vulnerabilità. L’Iran sapeva che la Guida Suprema era nel mirino dei suoi nemici e il mancato riconoscimento e la mancata gestione di queste vulnerabilità nei mesi successivi suggeriscono un grave fallimento della sicurezza e del controspionaggio iraniano, oppure la capacità di Israele e degli Stati Uniti di continuare ad adattare i propri metodi per trovare nuovi modi di tracciamento.
Gli iraniani potrebbero anche aver calcolato che un attacco in pieno giorno fosse meno probabile. In questo caso, l’informazione d'intelligence proveniva dalla Central Intelligence Agency ma è stata passata a Israele per eseguire materialmente l’attacco.
I segnali indicano una divisione dei compiti: Israele si sarebbe concentrata su attacchi mirati a colpire obiettivi della leadership, mentre gli Stati Uniti più su obiettivi militari. L’intelligence ha fornito un preavviso sufficiente sugli spostamenti della Guida Suprema e di altri funzionari, tale da consentire la pianificazione di un attacco con jet in grado di lanciare missili a lungo raggio.
Piuttosto che un singolo attacco di “decapitazione”, il piano prevedeva che questo attacco segnasse l’inizio di una campagna più ampia ed è stato anticipato per sfruttare la finestra di opportunità. I jet israeliani possono impiegare circa due ore per raggiungere Teheran, ma non è chiaro da quale distanza abbiano lanciato le munizioni. Quando è stata presa la decisione, secondo quanto riportato, i jet israeliani avrebbero utilizzato 30 bombe per colpire il complesso intorno alle 09:40 ora locale.
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