25 Febbraio 2026
Yair Lapid, fonte: Wikipedia
Il leader dell'opposizione di Israele, Yair Lapid, ha sostenuto la visione del "Greater Israel", citato anche pochi giorni fa dall'ambasciatore statunitense Mike Huckabee. Il politico ha affermato che Tel Aviv deve "espandersi fino ai confini definiti dalla Bibbia", ossia fino all'Iraq.
Il leader dell’opposizione israeliana Yair Lapid ha dichiarato di sostenere l’idea di confini israeliani “biblici”, affermando che, in determinate condizioni di sicurezza, il territorio dello Stato potrebbe estendersi “fino all’Iraq”. Le parole, rilasciate a Kipa News, hanno riacceso il dibattito interno e internazionale sul concetto di “Grande Israele”.
“Appoggio tutto ciò che permetterà agli ebrei una terra ampia, forte e sicura per noi e per i nostri figli”, ha detto Lapid. Alla domanda su quanto ampia dovrebbe essere, ha risposto: “La più ampia possibile”, precisando tuttavia che esistono “considerazioni di sicurezza, di politica e di tempo”. Il leader di Yesh Atid ha aggiunto che “il sionismo si basa sulla Bibbia” e che “i confini biblici sono molto chiari”, sostenendo che il “titolo di proprietà” di Israele sarebbe la Torah stessa.
Le dichiarazioni arrivano dopo le affermazioni dell’ambasciatore statunitense Mike Huckabee, che in un’intervista con Tucker Carlson aveva evocato un diritto religioso alla terra “tra l’Eufrate e il Nilo”. Lapid, pur non entrando nel dettaglio geografico, ha lasciato intendere che l’estensione potrebbe teoricamente arrivare “fino all’Iraq”.
Parallelamente, il capo dell’opposizione ha assunto una linea di unità nazionale sul dossier iraniano. In un videomessaggio ha dichiarato che, in caso di guerra con l’Iran, “non ci sarà opposizione”, promettendo di mettere da parte le rivalità con il primo ministro Benjamin Netanyahu. In un intervento alla Knesset, ha affermato che “tutte le differenze saranno congelate” durante il conflitto, sostenendo che “l’Iran deve essere colpito con tutta la forza” e che “il regime degli ayatollah deve cadere”.
In ulteriori dichiarazioni riportate dalla stampa israeliana, Lapid ha evocato anche la possibilità di colpire infrastrutture petrolifere iraniane, pur riconoscendo i rischi di un confronto più ampio.
Le sue parole segnano un evidente spostamento rispetto alle precedenti aperture a una soluzione a due Stati e rischiano di alimentare tensioni regionali già elevate, in un contesto segnato da genocidio a Gaza, crisi in Cisgiordania e crescente confronto con Teheran.
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