25 Febbraio 2026
UKLFI e Gaza, fonte: X @DaniellaModos
Secondo un nuovo rapporto dell’European Legal Support Centre, la lobby UK Lawyers for Israel ha esercitato pressioni sistematiche su istituzioni pubbliche e culturali contribuendo a 964 episodi di repressione tra il 2019 e il 2025. L’organizzazione è accusata di influenzare decisioni istituzionali e disciplinari attraverso azioni legali e campagne pubbliche, mentre i ricercatori parlano di una strategia strutturata che punta a limitare la solidarietà con la Palestina.
Il dibattito sull’attivismo pro-Palestina nel Regno Unito si intensifica dopo la pubblicazione di un database che documenta centinaia di episodi di repressione in ambito scolastico, lavorativo, culturale e nelle proteste pubbliche. Lo studio, elaborato dall’European Legal Support Centre insieme a ricercatori indipendenti, individua nella lobby UK Lawyers for Israel un attore centrale in numerosi interventi contro iniziative di solidarietà palestinese.
Secondo i ricercatori, il fenomeno seguirebbe uno schema ricorrente articolato in più fasi, dalla delegittimazione pubblica fino all’adozione di misure disciplinari o legali da parte delle istituzioni. Nel rapporto si sostiene che l’organizzazione agisca attraverso lettere di reclamo, minacce legali e pressioni pubbliche che spingerebbero enti e organizzazioni a sanzionare attivisti o modificare contenuti ritenuti controversi. L’indice documenta 964 incidenti verificati tra il 2019 e il 2025, con il settore dell’istruzione indicato come il più colpito.
Tra gli episodi citati emerge quello di un bambino palestinese isolato a scuola dopo aver mostrato una bandiera palestinese e scritto "Palestina libera" sulla maglietta di un compagno, con i genitori che avrebbero denunciato la mancanza di informazioni e chiarimenti sulle motivazioni della misura. Un altro esempio riguarda il caso del British Museum a Londra. Il museo ha rimosso la parola "Palestina" da pannelli, mappe e didascalie delle gallerie dedicate all’antico Medio Oriente dopo pressioni esercitate dal gruppo legale. La modifica è stata presentata come una "revisione terminologica per evitare riferimenti ritenuti non più significativi in alcuni contesti storici", ma studiosi e attivisti l’hanno interpretata come un episodio di negazione della storia palestinese e come un segnale dell’influenza esercitata da lobby pro-Israele su enti pubblici britannici.
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