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Board of Peace, Gaza divisa in 5 zone influenza da Forza Stabilizzazione: a nord Kosovo e Kazakistan, al sud Albania, Marocco e Indonesia

Previsti 20 mila soldati Isf e 12mila agenti di Egitto e Giordania: la Striscia divisa in cinque zone affidate a contingenti multinazionali

25 Febbraio 2026

Forza Stabilizzazione Gaza

Forza Stabilizzazione Gaza, fonte: Telegram, @palestine_updates

Con la prima riunione del Board of Peace, Gaza è stata divisa in cinque zone di influenza, ognuna sorvegliata da un diverso contingente nazionale della Forza di Stabilizzazione Internazionale comandata dal maggiore statunitense Jasper Jeffers. Nel nord della Striscia, comanderebbe il battaglione del Kosovo, nell'area di Gaza City quello del Kazakistan. Nel centro della Striscia, nell'area di Deir al-Balah, sarebbero dispiegati i soldati dell'Albania. A Khan Younis ci sarebbe il Marocco, mentre a Rafah l'Indonesia.

Board of Peace, Gaza divisa in 5 zone influenza da Forza Stabilizzazione: a nord Kosovo e Kazakistan, al sud Albania, Marocco e Indonesia

Il cosiddetto Board of Peace avrebbe definito un piano dettagliato per il dispiegamento di una Forza Internazionale di Stabilizzazione nella Striscia di Gaza, delineando una suddivisione territoriale in vere e proprie zone di peacekeeping. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di ristabilire l’ordine e smantellare le infrastrutture militari di Hamas, inclusi tunnel sotterranei e depositi di armi. In realtà, come diversi analisti geopolitici fanno notare, questo sarà solo il primo step per una militarizzazione permanente della Striscia.

Secondo le informazioni circolate, il contingente complessivo comprenderebbe 20 mila soldati appartenenti a una International Stabilization Force, affiancati da 12 mila agenti di polizia provenienti da Egitto e Giordania. Le forze sarebbero incaricate di operazioni di sicurezza capillari, con compiti che includono perquisizioni, controllo del territorio e sequestro di armamenti. Gli Stati Uniti, però, stanno valutando di lasciare entrare nella polizia di Gaza anche membri di gang ribelli criminali filo-israeliane, lasciando di fatto continuare il genocidio e i soprusi sui palestinesi.

Il piano prevederebbe una suddivisione geografica precisa. Nel nord della Striscia opererebbe un contingente del Kosovo; a Gaza City verrebbero schierate unità provenienti dal Kazakistan; nell’area di Deir al-Balah sarebbe dispiegata una forza dell’Albania; a Khan Younis opererebbe un contingente del Marocco; mentre Rafah verrebbe affidata a truppe dell’Indonesia.

La configurazione descrive un’operazione multinazionale senza precedenti per la Striscia, con una presenza capillare distribuita su aree urbane e periferiche strategiche. Tuttavia, restano numerosi interrogativi aperti: non è chiaro quale sarebbe il mandato giuridico dell’intervento, se vi sarebbe un coinvolgimento diretto delle Nazioni Unite o se l’operazione nascerebbe da un accordo regionale.

Fonti diplomatiche sottolineano che un dispiegamento di tale portata richiederebbe intese politiche complesse, sia con le autorità palestinesi sia con gli attori regionali. Inoltre, la prospettiva di forze straniere incaricate di operazioni di smantellamento militare potrebbe generare tensioni sul terreno.

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