24 Febbraio 2026
Trump-Netanyahu e Khamenei
Il Medio Oriente è sul filo del rasoio: anche una singola azione può essere interpretata come un primo segnale di escalation. La tensione resta così alta che molti Paesi occidentali, soprattutto Washingotn, stanno diramando in queste ore allerta di livello 4, il massimo, per civili e personale diplomatico nelle ambasciate di diversi Stati nella regione, chiedendo di rimpatriare velocemente.
Intanto, Israele si prepara a un attacco a stelle e strisce: il premier Benjamin Netanyahu ha convocato ieri sera una riunione d'urgenza del gabinetto di sicurezza, insieme ai vertici militari di Idf, Shin Bet e Mossad. Sia la maggioranza, sia l'opposizione di Tel Aviv si sono detti pronti a resistere a un'offensiva iraniana, avvertendo però che ciò implicherebbe l'inizio di una campagna di lunga durata in Medio Oriente.
L'ago della bilancia è il presidente statunitense Donald Trump, che sarebbe sempre più propenso a un raid su Teheran per portare a un regime-change, situazione fomentata anche da agenti della Cia e del Mossad mobilitati nel Paese nelle proteste universitarie e dal figlio dello scià Reza Pahlavi. A trattenere il tycoon, i suoi fedelissimi, che temono una campagna militare troppo lunga: il Segretario di Stato Marco Rubio, il vicepresidente JD Vance, l'inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff e suo genero Jared Kushner.
Le tensioni in Medio Oriente tornano a salire bruscamente, tra evacuazioni diplomatiche, movimenti militari statunitensi e dichiarazioni sempre più dure da parte dei leader regionali. Nelle ultime ore Associated Press, Reuters e Fox News hanno riferito che il Dipartimento di Stato Usa ha ordinato al personale non essenziale e alle famiglie dei diplomatici di lasciare il Libano, mentre fonti israeliane parlano di possibili evacuazioni anche di diverse ambasciate. Secondo indiscrezioni diffuse ad Al-Hadath, Israele avrebbe elevato il livello di allerta nelle proprie sedi diplomatiche in Europa, Estremo Oriente e America Latina.
In questo clima, la visita del Segretario di Stato Marco Rubio in Israele, inizialmente prevista per il fine settimana, è stata rinviata a lunedì 2, secondo Channel 12. Il rinvio alimenta interrogativi su un possibile deterioramento imminente della situazione. Intanto immagini diffuse da media israeliani mostrano aerei cisterna della Us Air Force all’aeroporto civile Ben Gurion di Tel Aviv, segnale di un’intensa attività logistica.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato un meeting di emergenza con il gabinetto di sicurezza. Al termine, ha dichiarato: “Se il regime degli Ayatollah commetterà l’errore più grave della sua storia e attaccherà Israele, risponderemo con una forza che non possono nemmeno immaginare”. Anche il leader dell’opposizione Yair Lapid ha affermato che esiste “una buona possibilità” di una campagna contro l’Iran, promettendo unità nazionale in caso di conflitto.
Parallelamente, il Financial Times riporta che Washington ha dispiegato decine di caccia – tra cui F-35, F-15 e A-10 – in basi in Giordania e Arabia Saudita, oltre a due gruppi da battaglia di portaerei, 16 navi da guerra e circa 40 mila militari: uno dei più grandi rafforzamenti regionali dal 2003. Il presidente Donald Trump ha minacciato Teheran, ma all’interno della sua amministrazione emergono divisioni. Secondo Axios, il vicepresidente JD Vance teme un coinvolgimento in una guerra prolungata, mentre Jared Kushner e Steve Witkoff spingerebbero per lasciare spazio alla diplomazia.
In Iran, la pressione interna resta alta. Nelle università proseguono proteste sia contro sia a favore della Guida Suprema Ali Khamenei, in un clima di forte polarizzazione. Ambienti vicini all’opposizione in esilio sostengono che le mobilitazioni siano alimentate da reti esterne, mentre Teheran accusa la Cia e il Mossad di fomentare disordini. Il principe ereditario in esilio Reza Pahlavi ha invitato comandanti militari e funzionari iraniani a dissociarsi dal regime, parlando di una “finestra di opportunità” per un cambiamento politico.
Con evacuazioni in corso, forze militari schierate e retorica sempre più bellicosa, la regione appare sull’orlo di una nuova escalation, mentre le cancellerie internazionali cercano di evitare un conflitto diretto tra Israele e Iran che potrebbe avere conseguenze globali.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2026 - Il Giornale d'Italia